"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Un patto, ma per quale politica economica?

L\'acqua, una delle risorse importanti della nostra terra

(14 aprile 2014) Leggo e rileggo il testo per trovare traccia di un'impostazione territoriale che avevamo cercato di dare nella scorsa legislatura ad un Trentino alle prese con una crisi di natura strutturale e per ciò stesso richiedente un cambio di paradigma che avevamo individuato nell'identità economica delle nostre valli e nell'“animazione territoriale” come forma di pianificazione strategica fondata sulle Comunità. 

Prendo atto che di tutto questo non c'è traccia nelle “Misure per lo sviluppo economico e il lavoro”, il “Patto” siglato sabato scorso dalla Provincia Autonoma di Trento con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali. O, meglio, una traccia c'è ed è quella del Fondo strategico regionale per lo sviluppo locale, l'idea di una “finanza di territorio” che avevo proposto in una specifica mozione poi entrata nelle leggi finanziarie regionale e provinciale, la cui attuazione rappresenta uno dei pochi spunti di novità del documento. 

Ma il tratto di fondo, la filosofia del patto siglato, è ancora una volta di natura anticongiunturale, funzionale ad una ripresa che si vuole legata all'innovazione e alla ricerca, parole purtroppo abusate, in grado di intercettare programmi europei e quel che la PAT ancora (per poco) riuscirà a mettere in campo.

Niente di male, intendiamoci, ma non è questa la strada per immaginare un nuovo modello di sviluppo per questa nostra terra. Ricerca e innovazione non sono di certo una nostra specifica prerogativa (nel senso che tutti ci provano) e non si capisce perché il Trentino dovrebbe essere più capace in questo di un qualsiasi altro luogo che si pone gli stessi problemi. La differenza la dovrebbe fare il concetto di "unicità dei territori", nell'indagare e valorizzare le vocazioni e le capacità che l'uomo ha avuto nella storia di entrare in relazione con la natura e il cui effetto dovrebbe essere quello di realizzare beni altrove irripetibili. Mettendo alla prova in questo tanto la ricerca, quanto l'innovazione.

Proprio sul piano della pianificazione strategica territoriale si giocava il ruolo delle Comunità di Valle ed è stata questa la pagina forse più significativa che, nel dialogo fra i soggetti e le sensibilità presenti nei territori, aveva messo in campo una nuova proposta di sviluppo locale. Un lavoro coordinato nell'ambito di “Trentino Sviluppo”, società di sistema altrimenti destinata alla continua rincorsa delle emergenze, che avrebbe dovuto assumere questo approccio come propria visione di fondo.

In questo senso andavano le iniziative legislative sull'“animazione territoriale” che su mia proposta sono state approvate e diventate leggi della Provincia Autonoma di Trento nella scorsa legislatura.

Liquidate le Comunità di Valle, liquidato il gruppo di lavoro sullo sviluppo territoriale di "Trentino Sviluppo", si è messa in discussione, non so se consapevolmente oppure no, anche la strategia di sviluppo locale della quale avevamo faticosamente messo le basi anche sul piano legislativo. Va bene che vi sia concertazione fra le parti sociali, va bene il sostegno finanziario agevolato (ma non indiscriminato), vanno bene gli incentivi e gli sgravi fiscali... ma per quale modello di sviluppo il documento non lo dice.

Il “Patto” siglato la scorsa settimana ci racconta di una politica economica per il Trentino che non c'è.

 

Il testo del Protocollo

 

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