"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

03/05/2018 -
Il diario di Michele Nardelli
Vogliamo pensare

(3 maggio 2018) Partecipo all'evento di consegna della massima onorificenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento – l'Aquila di San Venceslao – alla figura di Giuseppe Mattei. Un riconoscimento importante ad un grande interprete – con il suo impegno civile, sindacale e politico – del suo tempo.

La sala Depero è piena di vecchi amici e compagni che con Beppino hanno compiuto un tratto di strada, in fabbrica, nel sindacato, nell'azione politica e penso che di questo riconoscimento della sua terra Beppino sarebbe stato orgoglioso, magari ritraendosi in maniera schiva per dire – come ha sottolineato suo figlio Stefano – che quell'onorificenza sarebbe dovuta andare ai lavoratori che con lui furono protagonisti di quella straordinaria stagione di lotte che furono gli anni '60 e '70. Non erano quelli anni di piombo.

Non so invece cosa avrebbe pensato Beppino della ricostruzione storica che ne ha tracciato il percorso di vita. Perché quando si ricostruisce i tratti salienti della biografia di una persona, lo si deve fare con l'onestà intellettuale di riconoscerla nella sua completezza e non selezionando la memoria a seconda del proprio interesse di bottega.

Perché se del Giuseppe Mattei democristiano, militante di un popolarismo cattolico che lo fa protagonista della nascita della Cisl in Trentino tutti si sono ricordati, del Mattei che partecipa al gruppo del Manifesto in quella stanzina di via Bellenzani dove ci trovavamo all'inizio degli anni '70 con Carla Grandi ed altri, di quello stesso Mattei la cui sperimentazione sociale e politica porta alla nascita in Trentino del Sindacato unitario dei lavoratori metalmeccanici ben prima della FLM e che a metà degli anni '70 entra in collisione con i vertici sindacali nazionali che – considerando chiusa l'esperienza unitaria – lo esiliano a Milano, del militante politico che partecipa con il suo messaggio di voto alla campagna elettorale a favore di Democrazia Proletaria nel 1978 (distribuimmo quel messaggio in tutte le case del Trentino), dell'indomito sindacalista che negli ultimi anni aderisce al sindacato di base fondato dal suo vecchio compagno della Fim Cisl milanese Piergiorgio Tiboni... di tutto questo nemmeno un accenno.

Voglio dire che non si può ricordare Giuseppe Mattei omettendone la figura di personaggio eretico nel panorama politico e sindacale di quella straordinaria stagione riconducibile ai Consigli di Fabbrica e al protagonismo dei lavoratori nella società. Non posso dimenticare quando, durante la lunga vertenza della Michelin di cui Beppino fu protagonista, i lavoratori raggiunsero in corteo il Teatro Sociale dove si svolgeva una manifestazione a difesa della legge sul divorzio.

O tutto questo è forse un po' scomodo da ricordare?

Ringrazio il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti per aver intensamente voluto questo riconoscimento malgrado il tempo in cui viviamo abbia ben poca memoria di questa storia e malgrado una politica che da quell'insegnamento ha tratto ben poco o nulla. Mi permetto di dire che la stessa onorificenza che l'Aquila di San Venceslao rappresenta assume così un valore più vero e profondo.

 

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