"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Ambiente e biodiversità

La ribellione della natura
Val Visdende

«Tempi interessanti» (88)

Fino ad oggi avevamo immaginato gli effetti dei cambiamenti climatici con un andamento lineare che poco a poco avrebbe eroso coste e ghiacciai, desertificato aree prima coltivabili... e che avrebbe riguardato le generazioni a venire. E invece ci siamo immersi.

Gli eventi eccezionali, penso alla quantità d'acqua caduta fra il 28 e il 29 ottobre o al vento a duecentoventi all'ora, sono inediti, quindi escono dalla norma. Ma come non vedere che la straordinarietà diventa normalità? O come non vedere che molto di quello che chiamiamo “emergenza” è l'esito di fattori di tipo strutturale, dell'esplicarsi di interessi globali o di cambiamenti connessi ai nostri comportamenti e ai nostri approcci culturali?

Chico Mendes, trent’anni dopo
Chico Mendes

Il sogno dell’alleanza tra uomo e foresta, tra lavoro e ambiente, tra territorio e pianeta, è ancora più urgente e necessario. Non solo nel Brasile di Jair Bolsonaro, ma anche nel nostro paese

di Francesco Lauria

Uno degli slogan vincenti del candidato di destra Bolsonaro, ora presidente del Brasile è stato: “l’Amazzonia è nostra”. Con una lettura superficiale, in altri tempi, questa frase avrebbe potuto essere scambiata per un motto ecologista, un grido contro lo sfruttamento da parte delle multinazionali del più grande polmone verde del pianeta.

Nell’ultimo scorcio di 2018, epoca in cui il nazionalismo del “prima noi-prima io”, trionfa ad ogni latitudine, questa frase assume purtroppo un significato del tutto diverso: lasciateci sfruttare, distruggere per noi stessi, senza i freni inutili degli ambientalisti, siano essi brasiliani o di qualsiasi altro paese.

La terra guasta
Costalunga (Alto Adige - Sud Tirolo)

Ringrazio Giampaolo Visetti per avermi autorizzato a riprendere questo reportage pubblicato come inserto dal quotidiano “la Repubblica” il 17 novembre scorso e dedicato a quanto accaduto nella regione dolomitica nella notte fra il 28 e il 29 ottobre quando un evento inedito ha cambiato la storia delle nostre montagne. Le stime parlano di oltre 12 milioni di alberi abbattuti. Gli effetti del cambiamento climatico sono già nelle nostre vite. (m.n.)

 

di Giampaolo Visetti

 

I cerchi degli alberi, dopo tanti anni, sulle Alpi si sono interrotti. L’età di una pianta, dal primo all’ultimo istante, resta incisa per sempre nel suo cuore di legno. Solo quando le foglie smettono di respirare, ognuno può conoscerla. Le colonne delle foreste sono gli unici organismi a raccontare senza segreti il corso essenziale della vita. Chi ha meno difficoltà, crescendo può tracciare circonferenze più larghe. Chi fatica a restare in piedi, aggrappandosi alla terra, lascia trame più strette. Adesso questi milioni di romanzi vegetali, scritti con la clorofilla e custoditi nell’anima dei tronchi, si sono aperti e anche gli animali, assieme agli esseri umani e alle stelle, li possono leggere.

Le “fate ignoranti” di Torino
I sindaci della Val di Susa contro la realizzazione della TAV

Riprendo volentieri questo intervento dell'amico Marco Revelli scritto all'indomani della manifestazione torinese a favore della TAV apparso sul sito https://volerelaluna.it. Successivamente e in tempi più recenti la risposta popolare è venuta dalla manifestazione svoltasi sempre a Torino ma di segno opposto che ha certamente avuto un numero ben superiore di partecipanti ma non lo stesso rilievo mediatico. (m.n.)

di Marco Revelli

Giuro che non volevo credere ai miei orecchi lunedì sera quando ho sentito a Otto e mezzo, una delle magnifiche sette madamine torinesi “organizzatrici” della manifestazione in Piazza Castello, Patrizia Ghiazza, dichiarare bellamente di ignorare tutto delle problematiche tecniche e ambientali relative alla discussa linea del TAV Torino Lione. Ha detto proprio così: “posso assolutamente dire che non siamo, né io né le altre organizzatrici, competenti per poter entrare nel merito degli aspetti tecnici e ambientali dell’opera”.

Il fatto è che la manifestazione di cui figuravano come promotrici Patrizia Ghiazza e le altre chiamava in causa – forse a loro insaputa, ma indiscutibilmente – proprio il merito delle ragioni tecniche e ambientali dell’opera, per dire che era giusta e buona, e che la si sarebbe dovuta assolutamente fare pena la rovina della città e della Regione.

Alluvioni, la cultura emergenziale e quella semplicistica
Val Visdende

di Francesco Prezzi

(1 dicembre 2018) Dopo l’ondata di eccezionale maltempo si tende a sottovalutare il fenomeno e ad archiviarlo come evento straordinario, che probabilmente non accadrà più. Si ragiona con una logica emergenziale, preoccupati di trovare risposta a domande del tipo: dove sistemare la massa legnosa? come collocare le radici degli alberi e le foglie delle conifere cadute? Aspetti questi non banali, ma che non approfondiscono le ragioni del perché sia accaduto un simile disastro che ha coinvolto migliaia di ettari di bosco dal Trentino-Alto Adige/Süd Tirol, al Veneto e al Friuli.

Si è parlato, certo, del riscaldamento climatico, dell’effetto serra prodotto dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera e della necessità di tagliare l’emissione del biossido di carbonio per superare il fenomeno. Cosa per altro tutt'altro che scontata, considerato che questo significherebbe mettere in discussione l'attuale modello di sviluppo e che di ridurre e riqualificare i consumi proprio non se ne parla.

Dovremmo inoltre considerare che il riscaldamento climatico è l'effetto di un insieme di fattori e di alcuni di questi proprio non se ne parla. Voglio dire che la riduzione delle emissioni di anidride carbonica è importante ma non sufficiente e un po' semplicistica, non tenendo conto che la radiazione solare arriva sulla Terra principalmente nella banda dell’ultravioletto e della luce visibile e viene riflessa nella banda dell’infrarosso. I gas formati da tre o più atomi (biossido di carbonio, metano, ecc) hanno moto molecolare che entra in risonanza con le onde all’infrarosso, riflettendole sulla Terra. Energia che non può essere dissipata nel serbatoio vuoto dell’Universo.

A31, mai così vicina
No Valdastico

Ancora una volta No all'autostrada della Valdastico

Sabato 6 ottobre 2018, alle ore 14.00, presso la sponda sud del lago di Caldonazzo (spiaggia libera presso ristorante Al Pescatore) si svolgerà un Presidio di società civile che ha a cuore gli interessi di tutti: salute, ambiente, bene comune, contro la realizzazione del tratto a nord dell'A31, la PIRUBI.
 
      

La tempesta Vaia. Appunti di viaggio.
Val Visdende

 

di Diego Cason *

Fare il punto sugli effetti della tempesta Vaia non è compito semplice ma è indispensabile una riflessione su questo evento straordinario mai avvenuto prima sulle Alpi orientali e, in particolare, nel territorio dolomitico. La prima considerazione da fare riguarda il significato di evento straordinario. Esso si inserisce, in modo anomalo, in una serie di eventi catastrofici di dimensione locale che normalmente si ripetono sulle Dolomiti come in tutte le altre aree alpine quando vi sono precipitazioni (piovose e nevose) rilevanti. Per questo motivo è necessario ribadire che il territorio montano è pericoloso ed esposto regolarmente ad eventi che producono danni ambientali e ai manufatti delle comunità. La tempesta Vaia si è sviluppata tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2018 ha interessato un’area che va da Baltico al Mediterraneo. È stato il 29 ottobre che il vortice depressionario, rinforzato da venti di scirocco e libeccio ha raggiunto la sua massima intensità. Gli effetti sui boschi si sono concentrati nell’area che va dalla provincia di Sondrio alla provincia di Udine ma ha colpito anche aree circoscritte nelle Alpi marittime e a nord del Lago Maggiore. Le intese precipitazioni, superiori a quelle registrate nell’ultima alluvione del 1966, unite alla forza dei venti, hanno prodotto gravi danni agli edifici, alla viabilità, alle reti tecnologiche e alle opere idrauliche su quasi tutti i corsi d’acqua in particolare nel bellunese, in Trentino e in provincia di Udine. Limitandoci a valutare i danni sul patrimonio boschivo essi riguardano 41.491 ha in 473 comuni e hanno prodotto circa 8,7 milioni di metri cubi di legname schiantato, per un valore di circa 440 milioni di euro. La provincia che ha assorbito il danno assoluto maggiore è il Trentino con 18.300 ha devastanti e con 3,3 milioni di m3 di legname schiantato, segue il Veneto con 12.114 ha e 2,5 milioni di m3, l’85% dei quali in provincia di Belluno.

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