"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Balcani

Bosnia Erzegovina, un paese stremato
Bottega artigiana nelle vie di Sarajevo

"Ritorno nei Balcani", la seconda puntata

(Agosto 2014) Amo prendere il caffè al Morića Han, nella Baščaršija, il cuore ottomano di Sarajevo. Venne realizzato nel 1531 da Gazi Husrev-beg come parte integrante del progetto che, insieme alla moschea, alla madrasa (la scuola coranica) e alla mensa per la gente povera, costituì una sorta di atto fondativo della città di Sarajevo. In origine era un caravanserraglio, luogo di accoglienza per i viaggiatori ai quali non si negava mai il pane, l'acqua ed un giaciglio. Antiche civiltà, quando l'ospite era sacro e lo straniero il benvenuto.

Ora nessuno sembra accorgersi delle persone che chiedono l'elemosina nelle strade, men che meno di quelle che per dignità o vergogna si arrabattano con quel poco che hanno. Nemmeno negli anni immediatamente successivi alla guerra era così. Mi colpisce la diffusione della povertà delle persone anziane che spesso si trovano a dover fare i conti con una pensione di centocinquanta marchi convertibili (pressapoco settantacinque euro) o anche meno, sempre che lo Stato di cui sono cittadini riconosca loro qualcosa (visto che quello nel quale hanno versato i contributi non esiste più...).

Con un po' di pudore osservo una persona anziana guardare la frutta in una bancarella ed il suo commentare sconsolato di prezzi che se immaginati in un mercato di casa nostra sarebbero stracciati e che invece, rapportati al reddito di qui, possono risultare inaccessibili. L'abito mi racconta di un passato diverso e dignitoso, che la duplice tragedia della guerra e della dissoluzione del paese di cui era parte (e sul quale aveva investito certamente una parte della sua esistenza) ha cancellato.

2 commenti - commenta | leggi i commenti
Ritorno nell'Europa di mezzo. Prima puntata
Blagaj (Bosnia Erzegovina)

(agosto 2014) Dal mio ultimo viaggio balcanico è passato grosso modo un anno. Non più di tanto dunque, ma nell'agosto scorso fu una veloce apparizione in occasione della conferenza sul significato del “buono, pulito e giusto” nel valorizzare l'unicità di questo pezzo d'Europa nel corso della prima navigazione danubiana di "Viaggiare i Balcani". C'era stato nel 2012, è vero, un viaggio del turismo responsabile con alcuni amici, ma in realtà sono via da queste terre che nel passato avevo tanto frequentato da un sacco di tempo.

Non è questione di nostalgia, la cosa che mi è mancata è stato soprattutto lo sguardo strabico che la precedente frequentazione mi aveva aiutato ad avere, quella lettura dell'Europa che mi faceva comprendere con maggiore nitidezza i processi della modernità che l'hanno attraversata negli anni cruciali seguiti alla caduta del muro di Berlino. Era questa, del resto, la mia risposta a quanti in passato mi chiedevano ragione di questa particolare attenzione verso i Balcani. Come spesso vado dicendo attorno al centenario dell'inizio della prima guerra mondiale, non è affatto un caso che il Novecento, il “secolo degli assassini” che ancora non abbiamo sufficientemente elaborato, sia iniziato e si sia concluso in quel di Sarajevo.

Passa da qui la costruzione dell'Europa politica. Passano da qui le forme più acute della post modernità seguita al fallimento della sperimentazione politica e sociale che è stato il comunismo reale. Passano da qui le forme più aggressive della deregolazione che poi si riverberano nel resto d'Europa nei modi più svariati, dallo sfruttamento della persona alla criminalità organizzata. Passa da qui quel processo culturale di imbarbarimento che permette di vivere tutto questo come naturale, spesso suffragato dalla più o meno consapevole adesione ideologica al turbocapitalismo.

Ecco, in questo racconto di viaggio, attraverso le immagini e le parole raccolte, vi parlerò di tutto questo.

Ritorno a casa
La copertina del libro

Natasha Radojčić-Kane

Ritorno a casa

Adelphi, 2003

 

Halid ha molti conti in sospeso. Dalle trincee di Sarajevo è tornato con una reputazione da eroe, un incubo ricorrente e parecchio denaro di origine poco chiara. Per sbarazzarsi della prima gli basterà una battuta di caccia con due amici d'infanzia, finita sparando con armi da guerra agli unici animali sopravvissuti nei boschi intorno al villaggio – i gufi. Per non vedere più quella ragazza cadere al rallentatore, colpita a morte, sarà forse sufficiente smettere di dormire. Ma liberarsi del denaro, o moltiplicarlo – ed è il denaro con cui Halid vorrebbe riscattare il suo amore di un tempo, ora ostaggio di una donna e di una storia crudele – risulta più difficile. L'unica soluzione sarà rischiare tutto in un'estenuante partita a carte, fra puttane adolescenti e violinisti impazziti, contro l'avversario più temibile, il re degli zingari locali. Il ritorno a casa di Halid si consuma così in tre giorni freddi, fangosi e febbrili, che in questo suo primo, straordinario libro Natasha Radojčić-Kane racconta attenendosi rigorosamente ai fatti e lasciando che dai gesti, dalle parole e dai silenzi dei personaggi si sprigioni il fantasma di un paesaggio – la Bosnia consumata dall'odio e da una guerra inesauribile – molto più vicino a noi di quanto vorremmo ammettere.

L'Europa dei destini incrociati alla notte dei musei
Destini incrociati

Vi segnalo che in occasione della “Notte dei Musei”, sabato 17 maggio dalle ore 20.00 alle 22.30, il S.A.S.S., Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, sotto piazza Cesare Battisti a Trento, effettuerà un’apertura straordinaria serale con ingresso libero e visite guidate gratuite al sito e alla mostra “L’Europa dei destini incrociati. Storie di cittadini in movimento tra Balcani, Italia e Germania”.

Anteprima, il trailer

https://www.youtube.com/watch?v=wc1tUS9RGBg&feature=player_detailpage

Alluvione nei Balcani, piove sul bagnato
Zenica, Bosnia Herzegovina

(19 maggio 2014) Giorni e giorni di piogge torrenziali hanno provocato un alluvione in Bosnia Herzegovina e in Serbia che non ha precedenti almeno negli ultimi 120 anni. Sono già stati accertate decine di vittime nella Bosnia nord orientale e centrale e nella Serbia Occidentale, oltre ai feriti e a migliaia di sfollati.

Centinaia di villaggi sono rimasti isolati a causa delle esondazioni di diversi fiumi, tra cui la Miljacka che attraversa la capitale bosniaca. La protezione civile e i vigili del fuoco forniscono viveri e medicine alla famiglie bloccate in casa.

Un aggiornamento costante della situazione lo potete trovare sul sito di Osservatorio Balcani Caucaso www.balcanicaucaso.org attraverso i reportage dei corrispondenti dai paesi coinvolti da questa nuova tragedia.

Europa e nuova cittadinanza
Il cartello sulla strada dell\'acqua

Il 16 maggio viene inaugurata a Trento la mostra multimediale diffusa "L'Europa dei destini incrociati. Storie di cittadini in movimento tra Balcani, Italia e Germania", su organizzazione dell'Associazione Trentino con i Balcani (ATB).

Venerdì 16 maggio a Trento presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo del SAS (Piazza Cesare Battisti, ore 17.30) si inaugura la mostra multimediale diffusa "L'Europa dei Destini incrociati. Storie di cittadini in movimento tra Balcani, Italia e Germania", realizzata dall'Associazione Trentino con i Balcani (ATB).

All'inaugurazione intervengono sul tema Europa e nuova cittadinanza: Sara Ferrari - Assessore all'Università, ricerca, politiche giovanili, pari opportunità e cooperazione allo sviluppo della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Morelli – professore di psicologia del lavoro e dell'organizzazione e di psicologia della creatività e dell'innovazione e Melita Richter - professoressa di sociologia, saggista e mediatrice culturale.

La neve nera
L\'Arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia mentre escono dalla Biblioteca, il 28 giugno 1914

Ieri 9 maggio, giorno dell'Europa, è stata riaperta dopo molti anni di ristrutturazione, la Vijećnica, la Biblioteca Nazionale di Sarajevo, che venne distrutta dell'agosto del 1992 all'inizio dell'assedio di quella città. E' un avvenimento importante, non solo per la città di Sarajevo ma per ogni cittadino europeo, o almeno così dovrebbe essere. Per ricordare questa tragedia, vi voglio riproporre il capitolo “La neve nera” tratto dal libro “Le stelle che stanno giù” (Edizioni Spartaco) di Azra Nuhefendić, corrispondente di Osservatorio Balcani Caucaso.

di Azra Nuhefendić

La Vijećnica è il simbolo della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina. Custodiva, prima della guerra, un milione e mezzo di libri, tra i quali 155.000 esemplari rari e preziosi e 478 manoscritti. Era l'unico archivio nazionale di tutti i periodici pubblicati in, o sulla Bosnia Erzegovina. Dopo tre giorni di rogo, dalla Biblioteca bruciata sono rimasti solo lo scheletro di mattoni e dieci tonnellate di cenere.

"Una grande catastrofe culturale", cosi il Consiglio di Europa ha definito la distruzione della Biblioteca Nazionale di Sarajevo. "La pazzia visibile", così il quotidiano inglese "The Times" intitolava l'articolo sulla devastazione della Vijećnica.

Il 25 agosto 1992, poco dopo la mezzanotte, i nazionalisti serbi spararono le prime bombe incendiarie sulla Vijećnica dalle colline che circondano la città. La Biblioteca Nazionale fu bombardata per tre giornate intere. La precisione dei lanci non lasciava dubbio che il bersaglio fosse proprio la Vijećnica.

pagina 7 di 31

123456789101112Succ. »