"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

“Sicurezza”

«Sicurezza», la presentazione di Vita Trentina
La pagina di Vt

«Pubblicato nella collana "Paole allo specchio" per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova, il volumento appare agile, ma è invece, come l'ha definito con sintesi efficace Paul Renner, "un librone, un libro pesante". Perché propone un cambio di paradigma, un nuovo umanesimo capace di far propria la cultura del limite e la forza della nonviolenza».

Così scrive il settimanale "Vita Trentina" del libro "Sicurezza" nell'ampia cronaca della presentazione di venerdì scorso a Trento e che dedica agli autori Mauro Cereghini e Michele Nardelli un'intervista dal titolo "Impariamo a riprendere in mano le parole".

Il libro uscito la scorsa settimana - scrive il settimanale diocesiano - "arriva salutare", uno scossone in una società che "ha demandato la sicurezza nelle nostre città alle telecamere".

«Sicurezza». Un libro politico.
La plage di St. Germaine. Paul Klee

di Silvano Falocco

(24 luglio 2018) Non cambieremo il nostro stile di vita. Ruota attorno a questa affermazione l’ultimo libro di Mauro Cereghini e Michele Nardelli, “Sicurezza”. La frase viene citata sia nella sua versione prepotente e imperialista di George Bush, che invocava una sua “non negoziabilità”, che in quella dei sopravvissuti agli attentati che vogliono resistere, con la vita, alla morte.

Sembra un collegamento improprio ma, a ben pensare, mostra una sua profondità. Lo stile di vita – quello che non vogliamo mutare – determina, nello stesso momento, progresso sociale e distruzione del pianeta, benessere e guerre.

Non farci inghiottire dalla paura
Al Café de la Paix, prima della presentazione

L'intervento di Antonio Rapanà alla bella serata di presentazione del libro “Sicurezza” a Trento

di Antonio Rapanà

(14 luglio 2018) Permettetemi, innanzitutto, di ringraziare Michele e Mauro, per aver offerto a me e a tante altre persone l’opportunità di uscire dall’indignazione individuale, dall’afasia generata dal nostro sgomento, per farne un momento collettivo, sia pure embrionale, di riflessione. Li ringrazio, in particolare, per non averci comunicato pensieri e parole semplicistici e rassicuranti, tipo “a da passà ‘a nuttata”. Michele e Mauro ci sollecitano, piuttosto, a rivedere i ragionamenti, le modalità e le relazioni dell’accogliere.

Come tanti ho avvertito scoramento e spaesamento di fronte alla ferocia e all’aggressività della nuova classe politica e di un’opinione pubblica impoverita ed impaurita. Ho vissuto anch’io la paura e avverto il bisogno che essa sia capita e rispettata; ho imparato, quindi, a capire e rispettare le paure degli altri. Le paure degli stranieri in primo luogo ma, anche, le paure dei miei connazionali. La mia grande paura è che questa fase tormentata e confusa possa inghiottire anche il futuro.

 

Paura e immigrazione, il contesto e qualche interrogativo.
Barchette

L'intervento di Antonio Rapanà alla bella serata di presentazione del libro “Sicurezza” a Trento

di Antonio Rapanà

(14 luglio 2018) Permettetemi, innanzitutto, di ringraziare Michele e Mauro, per aver offerto a me e a tante altre persone l’opportunità di uscire dall’indignazione individuale, dall’afasia generata dal nostro sgomento, per farne un momento collettivo, sia pure embrionale, di riflessione. Li ringrazio, in particolare, per non averci comunicato pensieri e parole semplicistici e rassicuranti, tipo “a da passà ‘a nuttata”. Michele e Mauro ci sollecitano, piuttosto, a rivedere i ragionamenti, le modalità e le relazioni dell’accogliere.

Come tanti ho avvertito scoramento e spaesamento di fronte alla ferocia e all’aggressività della nuova classe politica e di un’opinione pubblica impoverita ed impaurita. Ho vissuto anch’io la paura e avverto il bisogno che essa sia capita e rispettata; ho imparato, quindi, a capire e rispettare le paure degli altri. Le paure degli stranieri in primo luogo ma, anche, le paure dei miei connazionali. La mia grande paura è che questa fase tormentata e confusa possa inghiottire anche il futuro.

 

La nuova ossessione si chiama sicurezza
Insicurezza

di Paolo Ghezzi *

L’ossessione sicurezza. Mondo, Italia, condominio. In una esistenza già iper-tecnologica, iper-garantita, iper-assicurata, ci opprime la necessità psicofisica di sentirci e dirci sicuri.

Michele Nardelli e Mauro Cereghini, che di Balcani e di promozione della cultura di pace ne sanno parecchio, partono dalle false sicurezze della Bosnia 1992 per iniziare il loro viaggio in questa parola che oggi è una delle più abusate sul mercato della politica. Il libro, “Sicurezza”, collana “Parole allo specchio”, edizioni Messaggero Padova, è stato presentato a Trento venerdì scorso 13 luglio.

«Qui non accadrà» dicevano a Sarajevo 26 anni fa, mentre apprestavano le trincee. E gli autori commentano: “Vediamo solo quel che vogliamo vedere. È così anche per l’insicurezza e la paura. Si è diffuso in modo quasi virale, sotto pelle, un sentimento di precarietà esistenziale, come vivessimo una costante minaccia personale e di gruppo. I dati indicano il progressivo calo dei reati in Italia, ma non lo si vede e si continua a chiedere più sicurezza”.

 

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