Cultura

Una giovane stella del jazz

Un piccolo omaggio al maestro Paolo Conte che ieri ha superato la soglia degli ottant'anni. E un grazie di cuore per queste atmosfere che ci raccontano di un tempo che non c'è più.

https://youtu.be/3Git6zlkVaA

 

Diavolo rosso

Quelle bambine bionde
con quegli anellini alle orecchie
tutte spose che partoriranno
uomini grossi come alberi
che quando cercherai di convincerli
allora lo vedi che sono proprio di legno

Diavolo Rosso dimentica la strada
vieni qui con noi a berti un'aranciata
controluce tutto il tempo se ne va

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Le stesse emozioni, cinquant'anni dopo
Luigi Tenco

(27 gennaio 2017) Non c'è solo il dovere del ricordo di uno dei più grandi cantautori italiani. C'è che Luigi Tenco è qualcosa che è entrato con le sue parole e il suo volto nell'immaginario di chi come me negli anni '60 si affacciava alla vita e cominciava a comprendere che il mestiere di vivere era qualcosa che non si sarebbe imparato tanto facilmente. Il secondo 33 giri che girava per casa (il primo era "Le quattro stagioni" di Vivaldi) lo conoscevo a memoria (ancora oggi per la verità) ed era una raccolta di "Ballate e canzoni" di Luigi Tenco. Insieme a Fabrizio De Andrè rappresentarono la colonna sonora della mia adolescenza. Quasi mio malgrado, devo riconoscere, perché quel ragazzo di strada che giocava a tutto quello che si poteva nei bar del quartiere in un primo momento era un po' refrattario ai testi impegnati che Carlo, mio fratello più grande, mi faceva conoscere. Non vivevo, a quel tempo, le due cose in contraddizione e del resto il fascino del biliardo è rimasto nelle mie corde anche oggi, anche se non ci gioco da chissà quanto tempo. Come quei testi indimenticabili che, riascoltandoli cinquant'anni dopo, ancora mi danno le stesse emozioni. Anzi, la fragilità che lo scorrere degli anni porta con sé, ti scopre ancor più vulnerabile. Ciao "ragazzo mio", non avremmo combinato granché ma almeno ci abbiamo provato e, malgrado questo mondo senza idee, non ci siamo ancora stancati di farlo.

PS. In quel vinile c'erano, fra gli altri, questi due pezzi, uno rimasto famoso l'altro un po' meno, che vi voglio proporre.

https://youtu.be/dbWrZ6bkrr8

https://youtu.be/CgBHwUZVWE4

venerdì, 16 dicembre 2016 ore 18:00

Vassalli e il Sudtirolo difficile
La copertina del libro

Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore:

andare in fondo alla notte o in fondo al nulla."

Sebastiano Vassalli



Inchiesta sul Novecento | 3


Vassalli e il Sudtirolo difficile

Venerdì 16 dicembre 2016, ore 18.00
Cafè de la Paix, Passaggio Teatro Osele

Ne parlano
Giancarlo Riccio, autore del libro
Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino e dell'Alto Adige
Francesco Palermo, senatore eletto nel collegio uninominale Bolzano-Bassa Atesina

Conduce la conversazione
Stefano Fait

Organizza associazione territoriali#europei

Trento, Café de la Paix, Passaggio Teatro Osele

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sabato, 17 dicembre 2016 ore 09:00

Pane delle Alpi, pane dei popoli
Pane delle Alpi

Due giornate all’insegna del gusto di qualità


Assaggi a confronto di pani tipici e di diverse culture, show cooking dal vivo con i mastri panificatori ed i loro allievi, vetrina dei sapori e dei mais antichi e molto altro.

Nella giornata mondiale ONU dei migranti il prossimo 18 dicembre alle ore 16.00 presso il palazzo Caritro di piazza Rosmini a Rovereto potrai gustare pani di culture diverse a te donati e che a tua volta potrai donare.

All'indifferenza, alla violenza, alla guerra rispondiamo con il pane.

Rovereto, Palazzo Caritro, Piazza Rosmini

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Non c'è neve, ma occorre parlarne...
Un momento della presentazione

(17 dicembre 2016) La presentazione del libro di Giancarlo Riccio “Vassalli, il Sudtirolo difficile” è stata davvero una gradevole conversazione non soltanto sull'opera dello scrittore piemontese dedicata a questa terra (Sangue e suolo, 1985 – Il confine, 2015) recentemente scomparso, ma anche sulla necessità di raccontare la storia di una regione andando oltre le due narrazioni “dominanti” che la politica vuole tenere separate, sui muri culturali e sociali che ancora incombono in Alto Adige/Südtirol e infine sui luoghi comuni con i quali si guarda dall'Italia a questa regione di confine.

A parlarne nell'incontro promosso dall'associazione “territoriali#europei” presso il Cafè de la Paix a Trento, insieme all'autore, il senatore Francesco Palermo e il direttore delle edizioni locali del Corriere della Sera Enrico Franco intervistati da Stefano Fait (nella foto, sotto l'immagine di Alda Merini), anch'egli autore di un saggio di qualche anno fa dal titolo “Contro i miti etnici”.

Sebastiano Vassalli è stato uno scrittore certamente controverso, ma che aveva dalla sua un tratto niente affatto banale, quell'onestà intellettuale che gli ha permesso di scrivere nell'arco di trent'anni cose molto diverse – e dunque di cambiare idea – senza mai farsi arruolare da chi lo avrebbe voluto schierare in una delle parti in causa.

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venerdì, 9 dicembre 2016 ore 18:00

Così lontane così vicine. La crisi delle città come metafora del vuoto di immaginazione della politica.
La brochure dell'incontro
Cambi di paradigma | 3

Così lontane così vicine.
La crisi delle città come metafora del vuoto di immaginazione della politica.

Venerdì 9 dicembre 2016, ore 18.00
Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale. Ex Convento degli Agostiniani, Trento

Ne parlano
Ilda Curti, ex assessora alle Politiche Sociali del Comune di Torino
Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi, Roma
Federico Zappini, associazione “territoriali#europei”, Trento

Modera
Simone Casalini, caporedattore Corriere del Trentino

Trento, Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, vicolo San Marco 1

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L’Europa è un’avventura
Zygmunt Bauman
 
L'Europa è un'avventura

Laterza
 

Sebbene le storie sulla sua nascita divergano, in tutte l’Europa è il luogo di una civiltà trasgressiva, di un modo di vita allergico alle frontiere, di una cultura intrinsecamente espansiva. Oggi però l’Europa sembra aver perso la sicurezza in se stessa.

 

«Quando la principessa Europa fu rapita da Zeus trasformatosi in toro, suo padre Agenore, re di Tiro in Fenicia (la Siria di oggi), mandò i suoi tre figli maschi alla ricerca della sorella perduta: uno di essi, Cadmo, fece vela verso Rodi, sbarcò in Tracia e vagò per le terre che in seguito avrebbero preso il nome della sia sventurata sorella. Giunto a Delfi, chiese all'oracolo dove si trovasse Europa. Su quel punto la Pizia, fedele alle sue abitudini, si mostrò evasiva, ma fece il favore di regalare a Cadmo un consiglio pratico: "Non la troverai. Prendi invece una vacca: la seguirai pungolandola, ma non lasciarla mai riposare. Nel punto in cui cadrà a terra sfinita, costruisci una città". Ecco la storia dell'origine mitica di Tebe. ... "Cercare l'Europa - così Denis de Rougemont commenta la lezione di Cadmo - significa crearla! L'Europa esiste attraverso la sua ricerca dell'infinito, ed è questo che io chiamo avventura"».

7 lezioni sul pensiero globale
La prima di copertina del libro

Edgar Morin

7 lezioni sul pensiero globale

Raffaello Cortina Editore, 2016

 

 

«... La riflessione di Morin prende l'avvio da una constatazione. Il termine umanesimo è stato nei secoli evocato con l'enunciazione del principio universale dell'uguale dignità di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua origine etnica, dal suo sesso, dalle sue condizioni sociali... Egli rileva tuttavia che sin dalle sue origini, e ancor più nei suoi sviluppi, c'è un'ambivalenza costitutiva in questo umanesimo moderno. Il riconoscimento della dignità di ogni essere umano si è realizzato in maniera molto limitata e astratta. A lungo le culture di molti esseri umani, anche e soprattutto nei paesi colonizzati dagli europei, sono state considerate immature e ormai superate dalla marcia inarrestabile del progresso. Ciò ha giustificato la marginalizzazione e persino il rifiuto del riconoscimento dei diritti umani ai rappresentanti di tali culture. Da questa visione sono nate prevaricazioni di ogni sorta. Ma per l'umanista planetario Morin non basta la coscienza di questi fatti, come non bastano i mea culpa delle culture occidentali rispetto alle altre culture, sottovalutate o oppresse. La critica e l'autocritica, come sempre per Morin, devono andare alla radice, che consiste nella non capacità di concepire la complessità. Le enormi carenze del principio universalistico dell'umanesimo moderno dipendono da una mancata riflessione su che cosa significhi “essere umano”...».

dalla prefazione di Mauro Ceruti

Afghanistan immaginario
Il Cafe Simple prima del 15 agosto 2021

di Soheila Javaheri Mohebi

Per elaborare un discorso sulle donne afghane questa volta ho deciso di andare oltre la trascrizione delle mie sensazioni, rivolgendo una domanda ad un gruppo stretto di amici e conoscenti, persone di cui stimo pensieri e ammiro le opere artistiche nei campi più diversi, dalla letteratura alla fotografia, dalla saggistica al teatro. Il risultato è stato sorprendente e nello scritto che segue provo a raccontare di un Afghanistan immaginario che è emerso dalle nostre discussioni.

La mia domanda era così posta: «Dopo la caduta di Kabul del 15 agosto 2021 e la frammentazione del paese, dove potrebbe essere il punto Sifr-Zero, di partenza per il movimento dell’emancipazione femminile in Afghanistan?»

Roghia Hassanzada pensa che non esista un punto Sifr-Zero per il movimento dell’emancipazione femminile. La caduta di Kabul era il momento cruciale per quella voglia di cambiare le regole del gioco a favore delle donne, una voglia che insieme alle sue conquiste è stata sepolta viva. Roghia viveva a Herat e faceva parte del circolo letterario e artistico della città, dopo la caduta di Kabul, insieme a sua figlia è scappata in Iran e vive in una condizione precaria e vulnerabile a Mashhad. La sua vita e quella di sua figlia è fuori pericolo, ma è preoccupata per i suoi due figli maschi rimasti a Herat.

Il monologo di Mina

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Via dalla città
La copertina del libro

Maurizio Dematteis

Via dalla città

Derive/Approdi, 2017

 

La terza uscita della nuova collana comunità concrete affronta e tratta il fenomeno sempre più manifesto del «ritorno alla montagna». Ma tale fenomeno va interpretato come un ritorno di neorurali nostalgici del «tempo che fu»? Come quello di frikkettoni o postsessantottini, pronti a rifiutare comodità e servizi per rinchiudersi in un posto da eremiti? Nient’affatto!

Si tratta piuttosto di cittadini che scelgono di vivere in montagna rivendicando a gran voce servizi e comodità. Persone che, per paradosso, nel momento in cui lasciano i centri urbani di pianura per trasferirsi in montagna, riaffermano il diritto alla città, anche nel cuore delle Alpi. Un diritto alla città inteso come civitas, fatta di legami sociali, servizi e istituzioni capaci di offrire ai cittadini, dovunque risiedano, i vantaggi di una vita, per l’appunto, civile.

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giovedì, 27 ottobre 2016 ore 17:30

Dal libro dell'esodo
Migrazioni

Presentazione del volume

Dal libro dell'esodo (Piemme edizioni, 2016)

Foto e parole sulle fughe di oggi

Incontro con Roberta Biagiarelli, Luigi Ottani e Michele Nardelli

Giovedì 27 ottobre 2016

Cremona, Spazio Eventi Comune, Piazza Stradivari, ore 17.30

Soncino, Cremona - Sala conferenze Filanda, ore 21.00

 

Il volume nasce dall'esperienza del viaggio che Biagiarelli e Ottani hanno realizzato, nell'agosto 2015, sul confine greco-macedone: una settimana di cammino, fianco a fianco con i migranti, lungo i binari tra Gevgelija, in Macedonia, e Idomeni in Grecia. Il libro si arricchisce dei testi della parlamentare europea Cécile Kyenge, del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, del ricercatore e saggista Michele Nardelli, studioso del Novecento e regista Carlo Saletti e del giovane storico italo-siriano Ismail Fayad.

Cremona, Spazio Eventi Comune - Soncino (CR), Sala conferenze Filanda

La locandina dell'evento

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Son venuto da Como per niente...
Dario Fo con Enzo Jannacci

«Dedicato a tutti quelli - e sono tanti - che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell'avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono»

Un piccolo omaggio ad un grande maestro della cultura che oggi se ne è andato. Dario Fo (in questo caso insieme ad un altro straordinario interprete del suo tempo, Enzo Jannacci) ci ha raccontato storie che sembrano lontane. Una di queste è "Prete Liprando e il giudizio di Dio" (da Enzo Jannacci in Teatro, 1964).

https://youtu.be/J3DX_K1lZ5E

domenica, 25 settembre 2016

Un mondo condiviso. L'età della condivisione alla prova della condivisione
Condivisione

Tra i miliardi di dollari di capitalizzazione e l’aggressività su scala planetaria del modello Uber e AirBnB e il fragile - anche se costante - affermarsi di nuove esperienze mutualistiche e collaborative all’interno delle comunità urbane (e rurali), c’è un caleidoscopio di questioni che abbiamo l’obbligo di interrogare in merito al potere trasformativo che la “sharing economy” attiva nei confronti di un contesto sociale sempre più disintermediato, ma non per questo meno complesso e relazionale.

Non possiamo fare a meno di valutare le conseguenze economiche, gli effetti sulla coesione e sull’equità dei contesti urbani e sulle abitudini in mutazione di cittadini e cittadine, con la riscoperta - in parte obbligata - dei valori cooperativi. Ci dovremo interessare dei possibili impatti sui temi della governance locale e globale, delle forme organizzative, del lavoro e del welfare, della partecipazione e delle infrastrutture democratiche. Il campo è aperto.
L’età della condivisione è oggi di fronte alla più grande delle sfide, quella - appunto - della condivisione.

Trento, Piazza Cesare Battisti

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Paura liquida
La prima di copertina del libro

Zygmunt Bauman

Paura liquida

Laterza, 2008

 

«La paura più terribile è la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. "Paura" è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c'è da fare»

La giungla di Calais racconta molto di noi
Calais (Francia)

Un breve racconto, la sceneggiatura di un film su questo tempo

Nel mese di agosto mi sono recato con mia moglie Soheila Mohebi e mio figlio in Francia. Lì avevamo intenzione di girare un documentario sulla “giungla di Calais”, ormai quasi del tutto smantellata. Quei giorni mi hanno segnato profondamente e ho capito che il cinema non è sufficiente a raccontare ciò che ho visto. Ho deciso così di provare a spiegare Calais e la sua umanità negata attraverso questo breve racconto, conscio del fatto che nessuna lingua e nessun alfabeto potranno mai sopperire alla mancanza d’umanità di quel luogo. Non è possibile raccontare la giungla, ma la giungla racconta moltissimo di noi. Mentre scrivevo questo racconto sono venuto a sapere che durante le riprese del documentario il fratello di uno dei protagonisti è stato ucciso nella giungla assieme ad altre sette persone, accoltellato da alcuni trafficanti, per il semplice fatto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Episodi come questi a Calais erano all’ordine del giorno. Mi sono poi finto un rifugiato che voleva raggiungere la Gran Bretagna e ho parlato con un volontario-trafficante dell’associazione di volontariato inglese Auberge, il quale mi ha fornito informazioni per raggiungere la Gran Bretagna, come i costi e i trafficanti ai quali mi sarei dovuto rivolgere. I dialoghi contenuti in questo racconto sono avvenuti realmente, non il frutto della mia fantasia. (r.m.)

di Razi Mohebi

Un uomo stava ritto in piedi davanti al cancello di Auberge, impietrito e attonito teneva il figlio per mano mentre le sue dita affusolate stringevano quella manina sempre più forte.

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