"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Tempi interessanti

Povero tempo nostro

«Tempi interessanti» (90)

La voce di Gianmaria Testa ci accompagna nel nostro attraversare le montagne ferite. Ci racconta di un vento che spazza questo povero tempo nostro, appassito nella bestemmia delle parole. Diventa così l'inaspettata, dolce, colonna sonora di questo ennesimo itinerario di un “viaggio” che si rivela ad ogni suo passo una possibile chiave di lettura del presente. Ed è come ci cullasse nella tristezza di un ambiente alpino segnato per i prossimi decenni dal ribellarsi della natura.

Tristezza... e rabbia. Nell'osservare gli utenti del divertimentificio sfrecciare con i loro ridicoli fuoristrada finalmente liberati dall'ingorgo delle città. Mi chiedo che cosa ancora debba accadere per comprendere la nostra insostenibilità...

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Primo piano

  • Val Visdende

    La tempesta Vaia. Appunti di viaggio.

     

    di Diego Cason *

    Fare il punto sugli effetti della tempesta Vaia non è compito semplice ma è indispensabile una riflessione su questo evento straordinario mai avvenuto prima sulle Alpi orientali e, in particolare, nel territorio dolomitico. La prima considerazione da fare riguarda il significato di evento straordinario. Esso si inserisce, in modo anomalo, in una serie di eventi catastrofici di dimensione locale che normalmente si ripetono sulle Dolomiti come in tutte le altre aree alpine quando vi sono precipitazioni (piovose e nevose) rilevanti. Per questo motivo è necessario ribadire che il territorio montano è pericoloso ed esposto regolarmente ad eventi che producono danni ambientali e ai manufatti delle comunità. La tempesta Vaia si è sviluppata tra il 27 ottobre e il 2 novembre 2018 ha interessato un’area che va da Baltico al Mediterraneo. È stato il 29 ottobre che il vortice depressionario, rinforzato da venti di scirocco e libeccio ha raggiunto la sua massima intensità. Gli effetti sui boschi si sono concentrati nell’area che va dalla provincia di Sondrio alla provincia di Udine ma ha colpito anche aree circoscritte nelle Alpi marittime e a nord del Lago Maggiore. Le intese precipitazioni, superiori a quelle registrate nell’ultima alluvione del 1966, unite alla forza dei venti, hanno prodotto gravi danni agli edifici, alla viabilità, alle reti tecnologiche e alle opere idrauliche su quasi tutti i corsi d’acqua in particolare nel bellunese, in Trentino e in provincia di Udine. Limitandoci a valutare i danni sul patrimonio boschivo essi riguardano 41.491 ha in 473 comuni e hanno prodotto circa 8,7 milioni di metri cubi di legname schiantato, per un valore di circa 440 milioni di euro. La provincia che ha assorbito il danno assoluto maggiore è il Trentino con 18.300 ha devastanti e con 3,3 milioni di m3 di legname schiantato, segue il Veneto con 12.114 ha e 2,5 milioni di m3, l’85% dei quali in provincia di Belluno.

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  • Costalunga (Alto Adige - Sud Tirolo)

    La terra guasta

    Ringrazio Giampaolo Visetti per avermi autorizzato a riprendere questo reportage pubblicato come inserto dal quotidiano “la Repubblica” il 17 novembre scorso e dedicato a quanto accaduto nella regione dolomitica nella notte fra il 28 e il 29 ottobre quando un evento inedito ha cambiato la storia delle nostre montagne. Le stime parlano di oltre 12 milioni di alberi abbattuti. Gli effetti del cambiamento climatico sono già nelle nostre vite. (m.n.)

    di Giampaolo Visetti

    I cerchi degli alberi, dopo tanti anni, sulle Alpi si sono interrotti. L’età di una pianta, dal primo all’ultimo istante, resta incisa per sempre nel suo cuore di legno. Solo quando le foglie smettono di respirare, ognuno può conoscerla. Le colonne delle foreste sono gli unici organismi a raccontare senza segreti il corso essenziale della vita. Chi ha meno difficoltà, crescendo può tracciare circonferenze più larghe. Chi fatica a restare in piedi, aggrappandosi alla terra, lascia trame più strette. Adesso questi milioni di romanzi vegetali, scritti con la clorofilla e custoditi nell’anima dei tronchi, si sono aperti e anche gli animali, assieme agli esseri umani e alle stelle, li possono leggere.

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  • Il rendering del Belgrade Waterfront Residence

    Nel caleidoscopio balcanico

    Nel diario del nono itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica” (agosto 2018) l'ennesima conferma che questa regione europea continua a trasmetterci suggestioni generalmente incomprese sulla post-modernità*

    di Michele Nardelli

    Il viaggio che ci porta verso l'Europa di mezzo è estenuante. Le code per lavori di terze o quarte corsie (come se il problema fosse quello di fare spazio piuttosto che di interrogarsi su questi flussi che percorrono l'Europa), il traffico di vacanze esasperate, il rientro di migranti per assecondare radici che col tempo verranno definitivamente tagliate, i confini interni all'Unione Europea – che sulla carta non dovrebbero esserci più – che il vento sovranista vorrebbe ripristinare e quelli che le guerre degli anni '90 hanno sancito insieme all'imbroglio dell'identità nazionale: per arrivare a Kozarska Dubica, al confine fra Croazia e Bosnia Erzegovina, ci impieghiamo quattordici ore.

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  • Calitri. Foto di Mauro Arnese

    Questione meridionale o pensiero meridiano?

    Interrogativi e riflessioni intorno al viaggio nelle “terre dell'osso” (maggio – giugno 2018)

    di Michele Nardelli *

    Nel corso del viaggio nelle “terre dell'osso”1 si è fatta largo nei miei (nostri) pensieri una domanda che è divenuta ancor più assillante dopo essere ritornati nelle asprezze di un profondo nord dove la natura non si può certo dire sia meno ostile rispetto a quella che abbiamo attraversato nel nostro itinerario fra Sannio, Irpinia e Lucania.

    La domanda è la seguente: esiste (ed è mai esistita) una questione meridionale?

    So bene quanto questo interrogativo possa essere insidioso, dopo che alcune delle menti più fervide del Novecento, da Gaetano Salvemini ad Antonio Gramsci, hanno fatto di tale “quistione” uno dei temi cruciali del loro agire politico.

    Ma è proprio il cambio di sguardo che si propone questo nostro “Viaggio nella solitudine della politica”2, nel suo interrogarsi sui fondamentali, ad indurci domande cruciali che investono il presente, ovvero l'esito di quei paradigmi che hanno segnato il Novecento e con i quali ancora non abbiamo fatto i conti.

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  • A Port Bou

    Nel limes catalano, che ci parla di noi

    Itinerario catalano. Un diario di viaggio nelle contraddizioni di un'Europa che deve imparare ad ascoltarsi

    di Michele Nardelli

    (31 marzo 2018) «Come può l'Europa farsi carico della questione catalana? Ascoltando la Spagna. Non il governo di Madrid, ma la realtà di questo paese...». Nelle parole di Alexis Rodriguez Rata, giovane studioso di Altiero Spinelli che incontriamo al Museo del Mar in una Barcellona battuta dalla pioggia, c'è forse l'essenza dei giorni di immersione nella questione catalana. Per comprendere – se ancora non l'avessimo capito – che siamo di fronte a una crisi europea, che l'Europa ha scelto di non ascoltare e di non vedere per timore che i nodi che la vicenda catalana pone non contagiassero un continente ritornato preda di vecchi e nuovi nazionalismi.

    Un'agenda fittissima di incontri, tanto fitta da non riuscire ad assolvere l'agenda di lavoro che ci siamo dati e quelli che nel corso della nostra visita si andavano proponendo, cui cerchiamo di rimediare con una serie di interviste a lato dei nostri appuntamenti che andranno ad arricchire successivamente il racconto del viaggio. Voci diverse, intellettuali, esponenti politici o della società civile, militanti federalisti ma anche indipendentisti, per capire le posizioni in campo e dare voce a quelle realtà che, malgrado il radicalizzarsi dello scontro, lavorano per cercare vie d'uscita da una situazione bloccata e – in assenza di soluzioni politiche – destinata a degenerare.

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  • Un momento della conversazione a Sant'Anna

    Una comunità di pensiero, per stare al mondo

    Nella spettacolare cornice dell'antico monastero di Sant'Anna1 abbiamo cercato di restituire ad un folto gruppo di amici quel che il recente viaggio in Catalunya ci ha consegnato. Lo abbiamo fatto attraverso una serie di immagini/riflessioni che si sommano a quanto con Federico abbiamo già scritto. Metto quindi per esteso gli appunti che ho proposto introducendo la proficua conversazione di sabato scorso, chiedendo ai presenti di fare altrettanto, sviluppando in forma scritta le loro stimolanti considerazioni.

    di Michele Nardelli

    1. L'omaggio a Walter Benjamin, l'attualità del suo messaggio

    Cominciamo dalla fine del nostro viaggio, la visita a Port Bou dove sorge il memoriale in ricordo di Walter Benjamin. Qui, nella notte fra il 26 e il 27 settembre del 1940, il filosofo tedesco stremato dal fuggire infinito dalla persecuzione nazista e devastato dalla decisione del governo franchista di chiudere il suo territorio ai “profughi illegali” decise di porre fine alla sua esistenza. Scrisse un biglietto: «In una situazione senza uscita, non ho altra scelta che farla finita. E la mia vita terminerà (va s'achever) in un paesino dei Pirenei in cui nessuno mi conosce. La prego di trasmettere i miei pensieri al mio amico Adorno, e di spiegargli la situazione nella quale mi sono trovato. Non mi resta abbastanza tempo per scrivere tutte le lettere che avrei voluto scrivere».

    Nel promontorio a picco sul Mediterraneo dove l'architetto di origine ebraica Dani Karavan realizzò agli inizi degli anni '90 un memoriale per nulla retorico e di straordinaria efficacia comunicativa, a pochi passi dal cimitero di Port Bou, i flutti delle onde ci ricordano dell'infinito lottare per la vita. E della straordinaria attualità del messaggio che Benjamin ci ha lasciato, mettendoci di fronte alla critica del progresso con il suo celebre scritto sull'Angelus Novus di Paul Klee2, alla questione dell'umano nella storia in un tempo che con il “prima noi” sdogana la fine dell'umanesimo, alla condizione dell'apolide fra il diritto di cittadinanza di ogni essere umano e i confini degli stati-nazione all'origine delle grandi tragedie del Novecento.

    Ragione quest'ultima che aveva portato Soheila Javaheri e Razi Mohebi – amici cari che hanno partecipato al nostro viaggio – ad immaginare da tempo di concludere proprio qui a Port Bou l'autobiografia della prima parte della vita di un apolide moderno come Razi. In quel bisogno imprescindibile di passare da una condizione di sopravvivenza vegetativa ad una vita che possa definirsi tale, ben rappresentata da quella piccola frontiera ancora oggi militarizzata che ci ferma e che mette Razi per l'ennesima volta di fronte al proprio status di “cittadino del nulla”. Non avremmo potuto immaginare una conclusione del nostro itinerario catalano più paradigmatica.

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  • Foto di Francesco De Bastiani

    Nel gorgo, per non abbaiare

    Racconto di viaggio lungo la valle del Po, fra ingombranti eredità e la ricerca di nuovi paradigmi

    di Michele Nardelli

    In ognuno degli itinerari fin qui realizzati del “Viaggio nella solitudine della politica” sentivo di essere sul pezzo, ma mai come in quest'ultimo percorso nel cuore della “Padania” la sensazione di “essere presenti al proprio tempo” è stata così viva. 

    Essere lì, a Pieve di Soligo, nella terra di Andrea Zanzotto e di Giuseppe Toniolo, il poeta che ha saputo raccontare con grande profondità lo spaesamento della sua terra e l'economista cattolico che seppe dar corpo e profilo culturale al movimento cooperativo veneto, nel giorno cruciale del referendum per l'autonomia, ad interrogarci sul valore dell'autogoverno in una prospettiva europea, ha dato oltremodo significato al nostro viaggio assumendo nel tempo di twitter e dei talk show – come qualcuno ha osservato nel corso dell'incontro riferendosi all'aridità dell'attuale contesto politico – un profilo quasi commovente.

    Pulsare col tempo, coglierne i segni, non è affatto scontato. Vivere un presente tanto complesso, oltremodo in una regione come la “Padania” che – da Caorso alla Marca trevigiana – porta addosso le conseguenze visibili del fallimento di un modello di sviluppo industriale ed energetico che ha avuto l'effetto di snaturare quella che rappresentava una della più importanti aree rurali d'Europa, fra pulsioni contraddittorie e laceranti, ci è servito a riflettere su come il cambio dei nostri paradigmi sia un passaggio tanto cruciale quanto ineludibile.

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  • Angelus Novus

    «La nostra eredità non è preceduta da alcun testamento»

    «L'attenzione alla condizione umana ma anche all'inumano che ci circonda. “Comprendere” è forse la parola chiave per descrivere la vocazione filosofica di Hannah Arendt. Ed è anche una chiave per andare oltre il Novecento, cercando un senso a questo passaggio di tempo, fra il non più e il non ancora. Nella speranza che effettivamente in questi intervalli possiamo trovare il momento della verità».

    Si conclude con queste parole la riflessione che ho proposto ai partecipanti del nuovo percorso annuale della Scuola di formazione Danilo Dolci che si è svolto mercoledì scorso a Roma. Il titolo proposto "Tra passato e futuro. Nel passaggio di tempo fra il non più e il non ancora. Riflessione sul nostro presente a partire dal pensiero di Hannah Arendt" pone un obiettivo ambizioso, quello di osservare il nostro tempo cercando di farci aiutare da uno dei pensieri più originali e fervidi del secolo scorso.

    In allegato il testo della mia riflessione.

     

    Il testo della lezione alla Scuola Danilo Dolci di Roma

Europa. Speranze, delusioni, futuro

lunedì, 20 maggio 2019 ore 20:30

La Vjiesnica in fiamme

Il Circolo del Partito Democratico di Ala organizza per lunedì sera, 20 maggio alle ore 20.30, presso la Pizzeria al Giardino, un incontro con la cittadinanza dal titolo "Europa. Speranze, delusioni, futuro".

L'incontro avverrà nella forma della conversazione con Michele Nardelli.

Ala, Pizzeria al Giardino

La locandina dell'incontro

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Ogni anno le risorse della Terra finiscono prima: per l'Italia l'Overshoot day è il 15 maggio
Immagine da www.repubblica.it

Il debito con l'ambiente calcolato in base al Global Footprint Network. Il campanello per l'Europa è già suonato il 10 maggio *

Se la Terra fosse una casa con muri e soffitto, da oggi dispensa e frigorifero a disposizione dell'Italia per il 2019 sarebbero già completamente vuoti. Siamo solo al 15 maggio e il nostro Paese ha già raggiunto l'Overshoot Day - il giorno del sovrasfruttamento - cinque giorni dopo la media dei vicini europei ma due mesi e mezzo prima di quello ufficiale al livello planetario. Il campanello d'allarme arriva dall'ultimo rapporto del Fondo Mondiale per la Natura (Wwf) e del Global Footprint Network, pubblicato a meno di due settimane dalle elezioni europee. L'Overshoot Day della Terra intera si colloca di solito nel mese di agosto, ma nei fatti ogni anno arriva sempre prima.

Nel 2019 quello della piccola Europa è arrivato ben prima, il 10 maggio, e oggi tocca proprio all'Italia. Vuol dire che lo Stivale ha già esaurito tutte le risorse naturali a disposizione sulla Terra, ledendo così alla sua biocapacità, il che vuol dire non avere il tempo necessario per rigenerare gli ecosistemi.

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Parole allo specchio. «Sicurezza» a Belluno

venerdì, 24 maggio 2019 ore 20:30

Casa dei beni comuni - Belluno

Mauro Cereghini e Michele Nardelli hanno scelto di prendere di petto questa parola "Sicurezza" diventata negli ultimi anni il mantra degli imprenditori della paura. E ne hanno fatto un libro allo scopo di declinare questa parola in un modo totalmente diverso e più rispondente al suo significato originario: quello del prendersi cura.

Il libro ha già avuto molte presentazioni in Italia e in Trentino. A Belluno viene presentato venerdì prossimo 24 maggio, alle ore 20.30. Ad ospitare e promuovere l'evento è la Casa dei Beni Comuni, in Via Tiziano Vecellio, 71. Alla presentazione sarà presente uno degli autori, Michele Nardelli, in dialogo con Diego Cason.

Belluno, Casa dei beni comuni

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Una serata di politica
Sicurezza e caffè

di Neri Pollastri *

Proprio mentre la campagna elettorale per le consultazioni europee e amministrative (in città si rielegge il Sindaco) era in fase di decollo, è stato presentato a Firenze – alla presenza di uno dei suoi autori, Michele Nardelli – il libro Sicurezza, del quale avevo parlato alcune settimane fa. L’evento aveva l’obiettivo di discuterne i temi, i quali muovono da una delle parole-chiave dell’odierna propaganda politica per spingersi fino alla delineazione di nuove forme di etica personale e civile, toccando questioni come la scomparsa del welfare, l’immigrazione, l’etica del lavoro, la crisi ambientale, la cultura del limite. Si trattava pertanto di un’occasione per interrogarsi su un’ampia rosa di questioni politiche sia all’ordine del giorno, sia tenute perlopiù nascoste da media e politicanti, e di farlo in un “campo neutro”, senza cioè la necessità di schierarsi su uno dei diversi fronti della rappresentanza politica.

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«Sicurezza». A Lavis (TN), conversazione con gli autori

lunedì, 27 maggio 2019 ore 20:30

Una presentazione di Sicurezza

«Questo di Cereghini e Nardelli è un piccolo libro prezioso perché riesce ad affrontare con chiarezza le questioni fondamentali del nostro disagio. I nodi fondamentali della nostra incapacità ad affrontare la complessità attuale risalgono al non aver fatto fino in fondo i conti col Novecento, secolo di Auschwitz e della violenza. Si trattava allora e si tratta oggi di costruire una democrazia partecipativa, capace di trasformare le diversità e i conflitti in risorse e in co-progettualità sociale. E' un ragionare pieno di esempi, di casi concreti illustrativi di come si possa uscirne in positivo e con una preziosa scelta dei riferimenti bibliografici davvero essenziali. Un libretto prezioso per chi vuole occuparsi dei problemi veri senza perder tempo a parlare a vanvera».

Marianella Sclavi

Nell'ambito della manifestazione "Maggio dei libri - 2019", lunedì sera 27 maggio 2019, alle ore 20.30, presso la Biblioteca comunale di Lavis, si svolge la presentazione del libro "Sicurezza". Partecipano gli autori Mauro Cereghini e Michele Nardelli.

La serata sarà accompagnata musicalmente da Antonio e Pierluigi Colangelo.

Lavis (TN), Biblioteca Comunale

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Parole allo specchio. «Sicurezza» a Brescia

mercoledì, 29 maggio 2019 ore 18:30

insicurezza

«Uno sguardo rivolto al “prendersi cura” delle relazioni, del tempo, delle comunità, della pace, dei beni comuni, della qualità della vita e del fragile ambiente che ci ospita. Un libro politico da leggere subito e discutere, se volessimo veramente iniziare a disincagliare, dalla tempesta, le ali dell’angelo della storia»

Il Circolo del Monco promuove la presentazione del libro di Mauro Cereghini e Michele Nardelli "Sicurezza" (edizioni Messaggero) a Brescia, presso la sede del Circolo in via XXVIII marzo 1849, mercoledì 29 maggio 2019, alle ore 18.30.

A parlarne con gli autori sarà Agostino Zanotti, direttore dell'Associazione ADL a Zavidovici.

Brescia - S.Eufemia, Circolo del Monco, via XXVIII marzo 1849

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Dopo Vaia. Un reportage de «La Nuova Ecologia» sul nostro ultimo itinerario
Vaia

A sei mesi dal ciclone che  il 29 ottobre ha investito le foreste dolomitiche e carniche, sradicando 14 milioni di alberi, “La Nuova Ecologia” è tornata sulle Alpi orientali. Per raccontare gli effetti del clima che cambia, anche in montagna. E capire se ci stiamo attrezzando per il futuro. Un reportage di Fabio Dessì pubblicato sull'ultimo numero del mensile di Legambiente "La Nuova Ecologia" dedicato al decimo itinerario "Esiti del cambiamento climatico" del "Viaggio nella solitudine della politica".

di Fabio Dessì 

Eravamo abituati a guardarli in tv gli effetti dei cambiamenti climatici, a leggere di eventi estremi su giornali e siti internet: incendi giganteschi, uragani sempre più frequenti e violenti, piogge torrenziali. Accadevano, e continuano a farlo, dall’altra parte del mondo. Pensavamo che la faccenda non ci riguardasse in prima persona, che nella peggiore delle ipotesi se la sarebbero sbrigata i nostri nipoti. Illusioni spazzate via lo scorso 29 ottobre dal ciclone mediterraneo “Vaia”, che ha raggiunto le Alpi orientali per accanirsi sulle foreste dolomitiche e carniche. In poche ore in Trentino, Sud Tirolo, Veneto, Friuli Venezia Giulia, e in piccola parte Lombardia, sono stati strappati dalla terra in cui affondavano le radici 14 milioni di alberi, scagliati verso i paesi di fondovalle, dentro fiumi e laghi. Sei mesi dopo attraversare quelle valli e quei passi è un colpo al cuore: i boschi si sono trasformati in radure costellate da ceppaie. E in ogni area colpita dalla furia di acqua e vento sembra di trovarsi davanti a un enorme “shangai”. Perché, visti da lontano, quelli ammassati l’uno sull’altro sui versanti sembrano migliaia di bastoncini. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta invece di abeti rossi piantati dopo la prima guerra mondiale. Con loro sono venuti giù anche pini neri e silvestri, faggi, tigli, aceri, ontani, larici, querce, frassini, sorbi, betulle. Servirà grande attenzione nel rimuovere le piante schiantate, dove è possibile farlo, e tanta pazienza. Ma la sfida più dura sarà convincere i più giovani a non ingrossare le fila di chi la montagna l’ha già abbandonata.

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Cinque tesi e una proposta...
Marsiglia

di Federico Zappini

TESI UNO – Il corpo del capo e la brevità dei cicli politici. Nei giorni scorsi Matteo Renzi ci metteva al corrente di aver perso dieci chili accumulati durante il suo impegno da Presidente del Consiglio. L’altro Matteo sembra invece nella fase dell’accumulo, all’ingrasso. Il corpo del capo parla (Marco Belpoliti ne scriveva ai tempi di Silvio Berlusconi) e la relazione bulimica con il cibo diventa in questo caso metafora di un agire famelico che alla pancia punta con i suoi messaggi e che la pancia utilizza per ingurgitare tutto. Senza digerirne la complessità. Evitando l’opera di decodificazione che dovrebbe essere propria della politica stessa. Tutto in pancia quindi, fino a scoppiare. Se la dieta di Renzi sembra premessa – non si impara mai dai propri errori – al tentativo di rimettersi “a tavola”, per Salvini siamo invece alla saturazione prima dell’esplosione (ricordate i Monty Phyton? Tenete pronta una mentina) che è propria di fenomeni politico/sociali sempre più basati sulla viralità mediale e digitale, qui e ora. Leader (!?) usa e getta.

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«Sicurezza». Il programma delle nuove presentazioni
Vesuvio, Ginestra

Proseguono le presentazioni del libro di Mauro Cereghini e Michele Nardelli "Sicurezza" (Edizioni Messaggero) in diverse regioni italiane e in Trentino. Incontri che si rivelano un'opportunità di confronto sui grandi temi del nostro tempo.

Quello che segue è il programma delle presentazioni nel mese di maggio:

Venerdì 3 maggio 2019, Firenze - Teatro Nuovo sentiero, Via delle Panche 36 (ore 18.00)

Venerdì 10 maggio 2019, Udine - Caffè Caucigh, via Gemona (ore 18.00)

Mercoledì 15 maggio 2019, Venezia - Spazio Micromega, Campo San Maurizio (ore 18.00)

Giovedì 16 maggio 2019, Vicenza - Vicenza Time Cafè - Contrà Porta Nova 28 (ore 18.15)

Venerdì 17 maggio 2019, Cles (Trento) - Sala Borghesi Bertolla (ore 20.30)

Venerdì 24 maggio 2019, Belluno - Casa dei Beni Comuni (ore 20.30)

Lunedì 27 maggio 2019, Lavis (Trento) - Biblioteca comunale (ore 20.30)

Mercoledì 29 maggio 2019, Brescia - S.Eufemia, Circolo del Monco, via XXVIII marzo 1849 (ore 18.30)

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Marianella Sclavi, un consiglio di lettura su Amazon
La copertina del libro

Una breve ed efficace recensione di "Sicurezza" quella che Marianella Sclavi* ha scritto per Amazon:

«Questo di Cereghini e Nardelli è un piccolo libro prezioso perché riesce ad affrontare con chiarezza le questioni fondamentali del nostro disagio. I nodi fondamentali della nostra incapacità ad affrontare la complessità attuale risalgono al non aver fatto fino in fondo i conti col Novecento, secolo di Auschwitz e della violenza. Si trattava allora e si tratta oggi di costruire una democrazia partecipativa, capace di trasformare le diversità e i conflitti in risorse e in co-progettualità sociale. E' un ragionare pieno di esempi, di casi concreti illustrativi di come si possa uscirne in positivo e con una preziosa scelta dei riferimenti bibliografici davvero essenziali. Un libretto prezioso per chi vuole occuparsi dei problemi veri senza perder tempo a parlare a vanvera».
 
https://www.amazon.it/gp/customer-reviews/R1U88E66AT088O?ref=pf_vv_at_pdctrvw_srp

Grazie Marianella.

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Il pensiero meridiano
La copertina del libro

Franco Cassano

Il pensiero meridiano

Laterza, 1996 - 2005

«Il pensiero meridiano è, innanzitutto, riformulazione dell'immagine che il Sud ha di sé: non più periferia degradata dell'"impero", ma nuovo centro di un'identità ricca e molteplice, autenticamente mediterranea».

«Un appello insomma a fare cose impossibili. Eppure se il futuro ci riserva qualcosa di diverso della infinita ripetizione dello sviluppo e dei suoi miti qualcosa di questo impossibile non è destinato a rimanere per sempre tale».

Angelus Novus
La copertina del libro

Walter Benjamin

Angelus Novus

Saggi e frammenti

Einaudi, 1962

Questa raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1962 da Einaudi, raccoglie i testi più rappresentativi, dai saggi filosofici Per la critica della violenza, Destino e carattere, Sulla facoltà mimetica, a quelli più letterari su Baudelaire, Kafka e Goethe: tutti scritti rivelatori di una particolare forma di saggismo in cui le "affermazioni sulla vita" non possono prescindere dall'analisi di un determinato "paesaggio culturale" ... e che mettono in luce le risorse di un laboratorio di pensiero tra i più fervidi e originali del Novecento.

Scrive Benjamin: «C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, e le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira  dal paradiso, che si è impigliata  nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta».

Parola. Strada. Scuola. Politica.
Hieronymus Bosch

di Federico Zappini

Questa è l’introduzione che – minimamente editata – ho tenuto prima dell’incontro della Scuola degli spiazzi del 23 marzo scorso con Marco Revelli. Serve da deposito di quella prima mattinata passata in strada.

E’ impossibile iniziare questa conversazione senza fare riferimento a ciò che è accaduto lo scorso venerdì 22 marzo fuori e dentro il Palazzo della Provincia Autonoma di Trento, a margine del convegno promosso dagli Assessori Bisesti e Segnana. Preoccupano i contenuti del convegno stesso, poi ripetuti all’ennesima potenza nel Congresso della Famiglia di Verona. Preoccupa l’uso della forza pubblica all’interno di una sede istituzionale, piegata a uso privatistico e propagandistico. Preoccupa notare che la cifra del nuovo governo provinciale tenda a un significativo restringimento da un lato e radicale polarizzazione dall’altro del campo della discussione politica, con l’obiettivo neppure troppo nascosto di ridurlo al rapporto binario e verticale tra chi agisce il governo e chi ne deve subire – senza poter reagire – gli effetti.

Si tratta di una distorsione della convivenza democratica. La transizione verso le democrazie illiberali cui si rifà Victor Orban è pericolosa perché mina alle fondamenta i modelli democratici (fatti di parlamenti e bilanciamento di poteri, di confronto tra diversi punti di vista e libertà di espressione) per come fino a oggi li abbiamo conosciuti e praticati. Ecco che allora risulta necessario, urgente, decisivo – oltre che segnalare questa deriva – interrogarsi sul ruolo della Politica in questo nostro mondo, nervoso e confuso.

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Marcia Globale per Il Clima - #FridaysForFuture
L'impronta ecologica, paese per paese

Il 15 marzo è stato indetto uno sciopero globale contro i cambiamenti climatici e l'immobilismo dei governi mondiali.Anche Trento partecipa con la sua manifestazione in una giornata in cui saranno coinvolti studenti e persone di tutte le età.

Ci troviamo in via Verdi alle 9.00 per partire poi in corteo. Ci sono solo tre semplici regole:
- Non portare loghi di associazioni e partiti
- Niente violenza
- Non sporcare

Ecco il nostro manifesto. Sei un'associazione o un* singol* cittadin* e vuoi aderire firmando l'appello? Scrivici a ffftrento@gmail.com o con un messaggio alla pagina FB!

Sei ancora più brav* e vuoi sostenere anche economicamente la marcia? Abbiamo un crowdfunding! Lo trovi al sito https://www.produzionidalbasso.com/project/crowdfunding-per-la-manifestazione-fridaysforfuture-trento/

Fridays For Future – Trento

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Melita, parte di noi
Melita Richter

Si è spenta venerdì 1 marzo a Trieste Melita Richter, una voce importante e un punto di riferimento per chi si occupa di cultura transfrontaliera, migrazioni ed ex Jugoslavia

di Luca Zanoni *

Con Melita se ne va un’altra parte di noi. Non è facile definire questo “noi”. Penso a tutta quella rete di relazioni e amicizie, intelligenze e saperi, esperienze e vissuti tra le due sponde dell’Adriatico. Un Noi che da tempo ormai ha iniziato a disperdersi. L’avevo percepito con la morte di Predrag Matvejevi, per il quale Melita aveva scritto “Grazie Maestro”, si era rafforzato con la scomparsa di Piero Del Giudice, al quale ancora Melita sempre sulle nostre pagine aveva scritto un bel ricordo.

Con l’addio a Melita, questo Noi diventa ancora più piccolo, il nostro cerchio si stringe. Sociologa, saggista, poetessa, docente universitaria, mediatrice culturale, molto attenta al tema del confine, delle migrazioni, alla questione femminile, ai nazionalismi che ben ha conosciuto negli anni Novanta, lei che veniva da Zagabria e si era trasferita a Trieste.

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Nell'inedito del cambiamento climatico
Dolomiti

Il reportage del decimo itinerario del "Viaggio nella solitudine della politica" dal titolo "Esiti del cambiamento climatico. Nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici" (15- 17 febbraio 2019)

di Micaela Bertoldi



Alberi con i piedi per aria

tronchi schiantati,

riversi

su pendii privati di chiome

alopecia di monti feriti.

Mortificato,

lo sguardo sorvola

i cimiteri tristi dove natura

giace sconfitta.

Alberi e sogni sono caduti.

Smarriti e soli. Silenti.

Natura che ignora i confini e si ibella alle prepotenze umane

Di sconfitte e sogni, abbiamo parlato nel decimo itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica”, incontrando persone addolorate per gli eventi catastrofici che si sono riversati sui territori Dolomitici e delle Alpi Carniche lo scorso 29 ottobre: un nuovo limes che la ribellione della natura ci sottopone attraverso il lamento della montagna e di chi ci vive.

Sindaci e amministratori locali, rappresentanti delle Proprietà collettive e delle Comunità di Regola, lo Scario della Magnifica Comunità di Fiemme, i responsabili dei servizi forestali provinciali, regionali, demaniali delle province di Belluno, di Udine e di Trento, rappresentanti di associazioni ambientaliste o cooperative che operano nel settore legno: in ogni incontro abbiamo parlato con cittadini preoccupati non solo per come si affronta il presente – con le opere di primo rimedio ai guasti franosi, con la pulizia di ettari di bosco devastati, con il ripristino della viabilità – ma anche e soprattutto sugli scenari oltre l'emergenza che investono il tema cruciale della montagna.

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Il cambiamento climatico e i boschi devastati. Un video del viaggio
Val Visdende

(23 febbraio 2019) Come forse saprete nei giorni scorsi si è svolto il decimo itinerario del "Viaggio nella solitudine della politica", in questo caso ambientato nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici dell'ottobre scorso ed in particolare nelle Dolomiti bellunesi, nel Cadore, in Carnia, in Val di Fassa, nell'area di Carezza, in Valle di Fiemme e nel Lagorai.

Un viaggio ricco di immagini, incontri, riflessioni attorno a realtà molto diverse fra loro per caratteristiche naturali, assetti proprietari ed istituzionali, condizioni economiche ed altro. Ma accomunate da un territorio montano che per la sua fragilità richiede attenzione e cultura del limite. E che, anche per questo, fatica ad entrare nelle agende politiche.

Ne verrà, come in in ognuno dei nostri itinerari, un reportage, uno o più racconti scritti e fotografici per giornali e riviste, un incontro con alcuni dei protagonisti del viaggio che pensiamo di realizzare entro il mese di marzo a Trento. Forse un film.

E, nell'immediato, un video con le splendide immagini di Razi Mohebi e Soheila Javaheri che i lettori possono già trovare qui: https://youtu.be/ymOQCYjIxvY (con preghiera di diffusione).

L'uomo in rivolta
La copertina del Libro

Albert Camus

L'uomo in rivolta

Bompiani, 1957

«L'Europa non è mai stata altrimenti che in questa lotta fra meriggio e mezzanotte».

Il saggio di Albert Camus che nel 1951 segna la sua rottura con Jean Paul Sartre e lo storicismo: «Nel suo sforzo maggiore, l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo». Nel mio percorso di ricerca attorno all'idea di un "pensiero meridiano", un testo che col tempo si rivela sempre più cruciale.

Il fiore di Jovan (6)
Srebrenica, luglio 2017 (© ToskanaINC/shutterstock)

Un nuovo “racconto breve” ispirato da un viaggio formativo nel cuore balcanico dell'Europa. Che esce in contemporanea su www.balcanicaucaso.org

di Michele Nardelli

 

«Noi ci domanderemo se il perdono

non cominci laddove esso sembra finire,

laddove esso sembra im-possibile …

il perdono, se ce n'è,

deve e può perdonare solo l'imperdonabile...»

Jacques Derrida



C'è un incubo in cui sono finiti i popoli di quel paese che un tempo si chiamava Jugoslava dal quale è necessario uscire. Ne ho parlato in un mio precedente racconto. La “guerra dei dieci anni” si è conclusa da più di un quarto di secolo ma è proprio quell'incubo a covare sotto la cenere e a paralizzarne il futuro. E nel quale, paradossalmente, ci si può accomodare. L'adrenalina e il rancore possono fornire ragioni di vita. Un incubo che ciascuno si coltiva chiuso dentro la propria narrazione, il dolore, il rancore, il silenzio. O, semmai, dentro la propria nostalgia verso un passato mitizzato che quasi mai viene associato a ciò che è avvenuto in seguito.

No. Non credo ci sarà alcun processo significativo di elaborazione di quanto accaduto nell'ultimo decennio del secolo scorso nel cuore balcanico dell'Europa. E temo che questo non avverrà nemmeno quando il tempo avrà creato una certa distanza da quei tragici avvenimenti.

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L'autonomia differenziata sta minando l'unità d'Italia?
europa

Un passaggio obbligato per interpretare il futuro

di Giorgio Cavallo

L’autonomia differenziata colpisce un nervo scoperto

Come è possibile che una semplice applicazione di una previsione costituzionale che nel 2001 venne proposta ed approvata dalla sinistra e dal voto popolare, con una destra che riteneva tale previsione poco federalista, venga oggi vista come una mina pronta ad esplodere e a far saltare l’unità dello Stato italiano?

Non entro nel merito degli aspetti tecnici della questione, dei particolari applicativi e di quelli finanziari e del complesso delle modalità di trasferimento delle materie, ma vorrei centrare la vicenda sugli aspetti politici che si stanno palesando. Non ritengo peraltro che le posizioni emergenti dagli oppositori né quelle dei, più o meno vivaci, proponenti sia unicamente determinata da interessi elettorali e dal loro posizionamento geografico. Lo scontro è realmente politico.

Molta acqua è passata sotto i ponti dal decennio di fine secolo scorso quando il dibattito sul federalismo era un tema su cui “tutti” si confrontavano, magari anche per impedire il secessionismo dichiarato, ma mai praticato, della Lega Nord di Bossi. Il federalismo era considerata una medicina per curare le difficoltà di uno Stato uscito a malapena da “tangentopoli” ma che esprimeva comunque una vitalità soprattutto a partire dai suoi corpi intermedi, organizzati e spontanei.

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