"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

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"Il monito della ninfea" su Radio Popolare
Radio Popolare, la redazione

Nei giorni scorsi “Il monito della ninfea” (Bertelli Editori, 2020) è stato presentato sulle frequenze di Radio Popolare, storica radio indipendente che direttamente o grazie a Popolare Network raggiunge centinaia di miglia di persone in Italia e in Europa, con un intervista della giornalista Ira Rubini ad uno degli autori, Michele Nardelli.

Un libro uscito proprio qualche giorno prima che scoppiasse la pandemia Covid – 19, dedicato alla tempesta Vaia che nell'ottobre 2018 ha spazzato via 42.525 ettari di boschi e foreste dell'area dolomitica ma che parla del nostro tempo, dell'insostenibilità di un modello di sviluppo che ci ha portati oltre il limite e della quale misuriamo ogni giorno le conseguenze.

Potete ascoltare l'intervista su https://www.radiopopolare.it/podcast/note-dellautore-di-ven-15-05/ 

 

Tornare sui propri passi, facendo proprio il monito della ninfea
La prima di copertina del libro

«Tornare sui propri passi. Boschi ridotti a una massa inestricabile di tronchi e rami, caduti spesso in luoghi inaccessibili. Comunità già fragili nelle quali emergono sentimenti di impotenza e vulnerabilità. La tempesta Vaia, l’evento di maggiore impatto sugli ecosistemi forestali mai avvenuto in Italia, è come il “Monito della Ninfea” – titolo del bel libro di Diego Cason e Michele Nardelli – che rischia di non essere capito, perché i valori soglia hanno questo difetto: il giorno prima di una catastrofe il pericolo non viene percepito, il giorno successivo è già tardi».

Sulla sua pagina facebook così scrive oggi l'amico Silvano Falocco a proposito del nostro libro "Il monito della ninfea. Vaia, la montagna, il limite" (Bertelli Editori, 2020). Vale per la tempesta Vaia o per gli eventi estremi che ormai sono diventati normalità, per l'invasione delle locuste come per il Coronavirus. E noi, forti della nostra signoria sulla natura, a rincorrere gli avvenimenti che a quel punto diventano emergenze.

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Una chiave di lettura della nostra insostenibilità
Val Visdende (particolare)

Da giugno, compatibilmente con l'evolvere della pandemia, riprendono le presentazioni del libro, possibilmente all'aperto.

di Michele Nardelli

Avevamo appena iniziato le prime presentazioni del libro “Il monito della ninfea” quando a febbraio lo scoppio della pandemia Covid-19 ci ha costretti a cancellare una dopo l'altra le numerose presentazioni che avevamo in calendario.

Un libro non è niente di fronte alla morte di migliaia di persone, oltre tutto in un contesto dal quale non sappiamo quando e come si uscirà. Malgrado ciò la legge del mercato impone la fine del lockdown, nella speranza di una regressione della pandemia ma imboccando di fatto la strada dell'immunità di gregge.

Eppure proprio quel libro, quel monito della ninfea1 cui è ispirato il suo titolo, rappresenta una chiave di lettura del nostro tempo. Non solo una buona occasione per parlare della tragedia che nell'ottobre del 2018 ha spazzato via 42.535 ettari di foreste dolomitiche, ma di quel che accade intorno a noi, dell'insorgere di una peste moderna che, come per il surriscaldamento del pianeta, il cambiamento climatico, lo sciogliersi dei ghiacci, la frequenza degli eventi estremi, l'invasione delle locuste ed altro ancora, affrontiamo come emergenza senza comprendere che è l'esito della nostra insostenibilità. E dunque per riflettere, scorgere i nessi, imparare dagli avvenimenti.

«Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe» scrive profeticamente Walter Benjamin nel suo frammento filosofico dedicato all'Angelus Novus di Paul Klee. Era il 1921, la prima guerra mondiale aveva seminato di morte il pianeta ma il peggio doveva ancora arrivare. Vedeva la tempesta, «quel che chiamiamo il progresso».

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Sindaci/artigiani e la città da vivere all’aperto
da https://pontidivista.wordpress.com

di Federico Zappini

Sindaci - Artigiani

L'Italia è Paese per nulla omogeneo, rugoso. Dappertutto e rasoterra, direbbe Giuseppe De Rita, stanno i Sindaci. Di grandi, medie e piccole città. In questi mesi hanno contato i morti, monitorato le condizioni di salute dei loro concittadini, praticato solidarietà, raccolto ansie e rabbie delle comunità che rappresentano. Primo ammortizzatore e massima prossimità della rappresentanza politica.

Le Monde in un recente articolo li paragonava ad artigiani.

Le città della Fase 1 erano silenziose, a loro modo ordinate. Gli attori della vita urbana e un certo modo di vivere (l’abitudine, giusta o sbagliata che fosse) sono usciti dal palcoscenico: le strade, le piazze, i palazzi. Uomini e donne, vecchi e bambini, lavoratori e senzatetto, camminatori silenziosi e frequentatori seriali dei bar, cittadini autoctoni e cittadini in transito si sono chiusi in casa.

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Meno armi, più ospedali
https://sbilanciamoci.info

Nel 2019 sono stati spesi nel mondo quasi 2 mila miliardi di dollari in armi, mentre il bilancio dell’Oms è di poco più di due. In Italia aumentano le spese militari e, nel pieno dell’emergenza Covid-19, si conferma il programma d’acquisto degli F-35 ed è in arrivo una legge da 6 miliardi di euro in armamenti.

di Giulio Marcon *

(29 aprile 2020) Il nuovo Rapporto annuale del SIPRI, il prestigioso istituto svedese di ricerca sulla pace e il disarmo, ci dice che nel 2019 sono stati spesi 1.917 miliardi di dollari per le armi e la difesa. Nello stesso tempo il bilancio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è di poco superiore ai due miliardi di dollari, lo 0,11% di quanto si spende per le armi.

Si è paragonata – sbagliando – la pandemia del coronavirus a una guerra. Sta di fatto che per le guerre vere o inesistenti si spendono migliaia di miliardi di dollari e per difenderci a livello globale da una pandemia che sta causando centinaia di migliaia di morti si danno all’organismo globale che dovrebbe coordinarci e intervenire solo le briciole. Il bilancio dell’Oms è basato su contributi volontari e in parte sono privati: il secondo finanziatore dell’Organizzazione è la Fondazione Bill e Melinda Gates.

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26 aprile 1986, Chernobyl. Un documentario
Prypjat', nei pressi di Chernobyl

"The battle of Chernobyl" del regista Thomas Johnson

Trantaquattro anni fa. Ricordo perfettamente quei giorni, la sensazione di inquietudine mentre, nei giorni immediatamente successivi di quel 26 aprile 1986, quando il vento e poi la pioggia riversarono l'onda lunga della nube tossica nelle nostre vite e di cui oggi i ricercatori trovano tracce persistenti nei ghiacciai alpini in scioglimento.

Trentaquattro anni fa percepimmo in maniera tangibile quale fosse il significato della parola interdipendenza. Oggi, trentaquattro anni dopo, in molti ancora parlano di sovranità, senza rendersi conto che i confini sono solo una nostra invenzione. Oggi, in piena pandemia Covid 19, ancora pensiamo che il modello di sviluppo della crescita illimitata non possa avere alternative. E che possiamo farcela da soli.

La visione del documentario di Thomas Johnson "La battaglia di Chernobyl" (Francia, 94’, 2006), forse il miglior documentario sull’incidente nucleare, assai poco conosciuto e trasmesso nel nostro paese, risulta molto istruttiva per comprendere che cosa significa la cieca fiducia nel progresso.

 

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Il monito della ninfea. La prima presentazione on-line su Zoom
Claude Monet, Ninfee

Dato che le persone non possono andare alla libreria, sarà la libreria ad andare dalle persone. Un modo per essere tutti insieme, anche se a distanza, e di parlare di libri.

La due punti va on-line

Zoom su due punti Il monito della ninfea. Vaia, la montagna, il limite
sabato 11 aprile 2020, ore 17.00


Collegamento Zoom con gli autori
https://zoom.us/j/685953521?pwd=Q3Z2ODQ2TXRtUlBXNTBHTFB6TzdFZz09

Meeting ID: 685 953 521
Password: 008314

Gli autori Diego Cason e Michele Nardelli dialogano con Ugo Morelli e Gianfranco Bettin

«È un libro singolare e necessario, questo: un'analisi esatta e puntigliosa di cause ed effetti di quelle ore di tregenda … il libro è anche un affascinante quadro delle culture che si scontrano sulla scena del mondo attuale, la dissipativa, estrattiva, arrogante e incurante che è all'origine della crisi ambientale e climatica e del dissesto degli ecosistemi, e la ricca, complessa, articolata stratificata e decentrata cultura fatta di saperi radicati nei luoghi, di pratiche sviluppate per tentativi e osservazioni lungo millenni, che dell'equilibrio con la “casa” comune ... ha fatto sempre il proprio centro (il proprio cuore e il proprio cervello)».

 

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