"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

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Grazie, un grande abbraccio e cordialmenteCIAO
Marino Vocci in una foto recente

di Melita Richter

(15 dicembre 2017) Ogni morte di una persona cara è dolore sincero. Ma ci sono gli adii che non riusciamo ad accettare. Appena saputo della scomparsa di Marino Vocci da un breve e toccante nota sul fb di Martina, sua figlia maggiore, scrissi di getto la mia prima reazione: «Non ci voglio credere!! non posso credere!!! Accetto soltanto che si sia imbarcato su qualche natante lungo la rotta adriatica... E poi, ci racconterà, come ha sempre fatto, con passione, gioia e parole che abbracciano origini e rive diverse».

Un giorno dopo la sua scomparsa è sempre così.

Marino è vivo nella mia mente. Sento la sua voce, vedo il suo volto, i capelli indomati un po’ più brizzolati ultimamente, la figura un po’ più curva, gli occhi attenti, sinceri, ridenti, caldi e severi quando e quanto necessita.

Ma è soprattutto vivo il suo pensiero e la straordinaria capacità di porre in contatto le persone di diverse origini formative e disciplinari nel dare luogo al confronto di idee, proposte, ricerche, scambio. Solo chi scambia può cambiare, soleva dire. Ci credeva profondamente e agiva in questo modo, consapevole dell’interdipendenza del nostro mondo e del bisogno dell’interlocuzione tra soggetti e memorie diverse. Quell’abilità rara che manca al potere.

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Nel gorgo, per non abbaiare
Foto di Francesco De Bastiani

Racconto di viaggio lungo la valle del Po, fra ingombranti eredità e la ricerca di nuovi paradigmi

di Michele Nardelli

In ognuno degli itinerari fin qui realizzati del “Viaggio nella solitudine della politica” sentivo di essere sul pezzo, ma mai come in quest'ultimo percorso nel cuore della “Padania” la sensazione di “essere presenti al proprio tempo” è stata così viva. 

Essere lì, a Pieve di Soligo, nella terra di Andrea Zanzotto e di Giuseppe Toniolo, il poeta che ha saputo raccontare con grande profondità lo spaesamento della sua terra e l'economista cattolico che seppe dar corpo e profilo culturale al movimento cooperativo veneto, nel giorno cruciale del referendum per l'autonomia, ad interrogarci sul valore dell'autogoverno in una prospettiva europea, ha dato oltremodo significato al nostro viaggio assumendo nel tempo di twitter e dei talk show – come qualcuno ha osservato nel corso dell'incontro riferendosi all'aridità dell'attuale contesto politico – un profilo quasi commovente.

Pulsare col tempo, coglierne i segni, non è affatto scontato. Vivere un presente tanto complesso, oltremodo in una regione come la “Padania” che – da Caorso alla Marca trevigiana – porta addosso le conseguenze visibili del fallimento di un modello di sviluppo industriale ed energetico che ha avuto l'effetto di snaturare quella che rappresentava una della più importanti aree rurali d'Europa, fra pulsioni contraddittorie e laceranti, ci è servito a riflettere su come il cambio dei nostri paradigmi sia un passaggio tanto cruciale quanto ineludibile.

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Marino Vocci, uomo di confine
In Istria con Marino Vocci (maggio 2017)

(14 dicembre 2017) Marino Vocci se ne è andato martedì sera. Non so per quale approdo questa volta, ma nelle scorse settimane l'ho pensato spesso mentre leggevo le pagine di un libro davvero prezioso come quello di Egidio Ivetic “Un confine nel Mediterraneo” (Viella libreria editrice, 2014), lungo quella terra e quel mare che loro malgrado hanno rappresentato una linea di frontiera fra lingue, credi religiosi e storie.

Marino, istriano di nascita e triestino d'adozione, era uomo di confine laddove questo non era affatto motivo di divisione ma di incontro e di relazioni. Non solo viveva sul “limes”, lo rappresentava nel suo modo di essere, nel suo impegno politico come in quello letterario.

Con Marino ci conoscevamo reciprocamente da tanti anni, ma solo negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di incontrarci prima a Pirano e poi a Trieste, proprio in occasione dell'itinerario su quel limes che da Venezia ci portava a Goli Otok, nell'ambito del “Viaggio nella solitudine della politica”. Quella solitudine che Marino nel nostro incontro al Circolo Tina Modotti di Trieste ricondusse alla stanchezza di Alex Langer nelle sue ultime parole: “continuate in ciò che era giusto”. Esortazione disperata, che pure non contraddiceva la fatica del vivere.

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Ratko Mladić: la sentenza e le reazioni in Bosnia Erzegovina
Mladic dopo la sentenza

Ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità. È questa la sentenza emessa il 22 novembre dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia nei confronti dell’ex capo militare dell’esercito serbo-bosniaco

di Alfredo Sasso *

“Quando non sono più in posizione di abusare di persone indifese, diventano molto fragili”. Così Eric Gordy descrive il comportamento di Ratko Mladi presso il Tribunale dell'Aja per l'ex-Jugoslavia (ICTY). Mladi, da tempo in condizioni di salute precarie, ha esposto al mondo le proprie debolezze fisiche dall’inizio del processo nel 2012 fino all’ultimo atto di ieri, quando durante la lettura del verdetto ha prima richiesto e ottenuto una pausa, e poi inveito con parole stentate e scomposte contro la corte, che l’ha poi fatto allontanare dall’aula. Un’immagine che stride completamente con quel famoso video , impresso nella memoria dei più che hanno conosciuto in vari modi la guerra in Bosnia Erzegovina, che lo ritrae deciso mentre fa ingresso nelle strade di una Srebrenica completamente vuota e conquistata, e che invece di mantenere il presidio in città indica con gesto sicuro la direzione verso Potoari, il villaggio dove si erano rifugiati migliaia di bosniaci musulmani cercando invano protezione dai caschi blu dell’ONU.

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Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale.
strade tortuose

 

di Federico Zappini

C’è vita oltre i referendum convocati da Zaia e Maroni. E’ c’è spazio per discutere di autonomia e autogoverno senza dover necessariamente andare a ruota della propaganda – tutta economica e opportunistica – leghista. Dentro “Il viaggio nella solitudine della politica” abbiamo già avuto modo di incrociare la questione in diverse occasioni. Attraversando il Trentino, e le sue difficoltà nell’affrontare il percorso di scrittura del Terzo Statuto. Incontrando cittadini e cittadine che nell’area dolomitica e alpina da anni – in Veneto come in Friuli, o nelle valli Lombarde – si interrogano e praticano sul fenomeno delle proprietà collettive e la gestione dei beni comuni. Ne emerge un interessante – e non privo di contraddizioni – movimento di persone, tra loro anche molto diverse, che guardano con curiosità e attenzione alle prospettive federaliste. Sarebbe sbagliato non tenere in considerazione questa ricchezza di punti di vista, lasciando che ognuno approcci i prossimi referendum senza una minima riflessione collettiva.

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Un Patto per l'Autonomia
Autonomia

Il 2018 è per il Trentino e per l'Autonomia Provinciale un anno importante: le elezioni politiche che probabilmente aggraveranno una fase politica segnata dall'incertezza e poco favorevole ad una visione che guardi al territorio e all'Europa in modo aperto; le elezioni regionali che misureranno la tenuta della coalizione di centrosinistra autonomista e ne definiranno limiti e ambizioni. E' utile affrontare il 2018 provando a condividere una visione dell'Autonomia, che non potrà confidare nell'attuale peso parlamentare e che dovrà ridefinire le proprie prospettive, non solo statutarie ma soprattutto identitarie. Si tratta di non dare per scontato un patrimonio costruito nel tempo, è necessario difenderlo innovandolo e agendo in un campo più largo e con ambizioni maggiori.

L'iniziativa di dibattito che si è tenuta a Villa Lagarina lunedì sera, e che si inserisce nel percorso avviato da PD e UPT, è stata un'occasione per provare ad interrogarsi tutti quanti su quelle che sono le esigenze del Trentino, non solo per la tenuta delle sue Istituzioni e delle sue risorse, ma anche per la qualità dell'essere Comunità.Coordinati da Alessio Manica, Lorenzo Dellai, Alberto Pacher e Roberto Pinter – che a diverso titolo hanno condiviso una stagione dell'Autonomia – hanno posto il tema di una nuova stagione, provando ad alzare l'asticella della scommessa di questo territorio.

Un dibattito aperto (a seguire il mio intervento nella serata) e molto partecipato, che non ha già definito il punto di approdo e che per questo merita l'attenzione di tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Trentino e dell'Autonomia (r.p.)

 

di Roberto Pinter

Ad un anno dalla scadenza elettorale sarebbe fondamentale condividere un patto per l'Autonomia che si esprima alle prossime elezioni politiche in coerenza con il programma di governo provinciale: sono tanti i segnali di preoccupazione, la scarsa consapevolezza della nostra specialità, la sconfitta referendaria di Renzi ma non del centralismo, l'indebolimento europeo e le vittorie della destra, lo scenario elettorale che si prospetta, lo stato della coalizione di centrosinistra autonomista… C'è bisogno di obiettivi chiari, a partire dalla tenuta dell'Autonomia.

L'autonomia e lo Statuto

Il prevedibile insuccesso delle procedure partecipative avviate per la revisione dello Statuto hanno dimostrato che in assenza di una volontà politica non basta ricorrere alla volontà popolare. Non si può ridurre la revisione dello Statuto ad un esercizio accademico o ad una somma di procedure partecipative, che peraltro hanno registrato una scarsa attenzione.

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Dove voleranno gli uccelli dopo l'ultimo cielo?
Lifta, nei pressi di Gerusalemme. Il borgo della famiglia di Ali Rashid

di Ali Rashid

(20 maggio 2018) Inutile cercare buone notizie provenienti dalla Palestina. Ogni giorno si allunga l’elenco dei soprusi e ogni giorno i soprusi acquistano maggiore legittimità. Vano il tentativo di raccontare settant'anni di inesorabile annientamento di un popolo, la sua terra e la sua storia di fronte alla prepotenza e al trionfo dei coloni conquistatori. Le immagini che arrivano dalla Palestina mettono davanti gli occhi di chi vuole vedere il contrasto radicale tra due realtà, due storie, nonché condizioni, angosce e prospettive.

Sulla parte preponderante dello schermo appare uno Stato trionfante e sicuro di sé, che si è fatto forza in tutti questi anni dell’immagine della vittima per eccellenza della persecuzione e della vessazione di un tragico passato. Arrogante e soddisfatto delle sue conquiste, incurante e impermeabile alla sofferenza che ha inflitto e infligge, circondato e sostenuto dal peggio di ciò che la cultura occidentale ha prodotto, animato da un delirio di superiorità e di dominio che nasconde a malapena l'angoscia latente che il meccanismo di potere si possa inceppare...

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