"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Mondo

Robert Kennedy, il discorso sul PIL
Robert Kennedy
Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava - tra l'altro - l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere dei paesi economicamente sviluppati. Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe  probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

http://www.youtube.com/watch?v=grJNlxQsqtE&feature=player_detailpage

«Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Mondovisioni, i documentari di Internazionale
Palestina
L'associazione MAIA ONLUS - Make An Impact Association - impegnata nella cooperazione internazionale nei Territori Palestinesi Occupati, ha il piacere di invitarVi alle ultime due serate della rassegna cinematografica intitolata "MAIA ONLUS presenta: Mondovisioni, i documentari di Internazionale". La rassegna si tiene presso il Cinema Astra di Trento, Corso Buonarroti 16.

Mafie, la Sacra Corona Unita e i Balcani
La Hummer con gli accessori dorati

Nell'ambito del Bif&st (il Bari International Filmfestival), presentazione del documentario "Sacra Corona Unita e il pericolo che viene dall'est" di Aldo Zappalà. Il documentario andrà in onda il 29 marzo su Rai 2 all'interno de "La storia siamo noi" ed in replica il giorno successivo su Rai 3. Osservatorio Balcani Caucaso ha collaborato alla realizzazione.

La presentazione del documentario nel corso di un evento pubblico il prossimo 27 marzo nella splendida ambientazione del Teatro Petruzzelli. Dopo la proiezione del film, interverranno Giovanni Minoli, Michele Nardelli, Aldo Zappalà.

Criminalità ed economia
Economia criminale
Con la crescita dei mercati finanziari i confini tra economia legale ed illegale si fanno sempre più porosi. Non servono nuove leggi: occorre regolare l'economia e la finanza. Un'intervista di Luca Muzi al magistrato francese Jean De Maillard

(Aprile 2012) Jean De Maillard è un giudice specializzato in reati economici e finanziari, da poco nominato membro dell'Osservatorio nazionale sulla criminalità francese. Ha pubblicato diversi volumi in materia tra cui La truffa: la finanza al di sopra della legge e delle regole (Gallimard 2010) e Il Mercato fa la sua legge. Criminalità e globalizzazione (Feltrinelli 2002). De Maillard è stato recentemente invitato dalla Sezione internazionale della Fondazione Lelio e Lisli Basso a tenere una conferenza a Roma su "Finanza internazionale e criminalità organizzata". Per il magistrato francese c'è una «stretta interconnessione tra economia legale ed economia illegale» e più che una continua rincorsa da parte della giustizia per scoprire e sanzionare le attività illegali sarebbe necessario «provare a pensare un'economia che non abbia bisogno della frode».

Jean De Maillard, lei si occupa di reati penali dal 1984, qual è l'attività che svolge un magistrato nel campo dei reati economici e finanziari?

La giustizia, in generale, si occupa dei reati finanziari tradizionali: le frodi, i falsi in bilancio, i crimini di borsa. Questi rappresentano la quotidianità del lavoro di un giudice. Ma al di sotto di questa criminalità tradizionale troviamo una criminalità finanziaria, o meglio un'attività di frode finanziaria, molto più sottile, spesso molto più complicata e di cui la giustizia fatica a occuparsi o di cui non si occupa mai. Se si vanno a studiare le dinamiche che ha portato alla crisi finanziaria, a partire dalla vicenda dei mutui subprime negli Stati Uniti, ci si rende conto del fatto che la grande criminalità finanziaria sfugge praticamente a tutti i controlli.

Myanmar, la vittoria della nonviolenza
Aung San Suu Kyi

(2 aprile 2012) Il volto della resistenza nonviolenta oggi è quello di questa esile donna che da più di vent'anni rappresenta il simbolo della libertà e della democrazia per il suo paese, la Birmania. Difficile dire quali saranno le conseguenze del voto pressoché plebiscitario che ha portato in Parlamento la premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Se il blocco di potere militare e affaristico sostenuto della Cina proverà un colpo di coda o se le aperture democratiche degli ultimi mesi usciranno rafforzate.

Di certo questo voto ci racconta un'altra storia, quella di un popolo che ha saputo aspettare, piegato certo dalla violenza del regime ma non domo. Un percorso ancora lungo, in un contesto dominato da un Parlamento ancora appannaggio del vecchio regime. E non ha caso nel primo discorso dopo la vittoria Aung San Suu Kyi ha invitato i manifestanti alla prudenza.

E anche di un'Europa che ha saputo dar credito al processo di apertura degli ultimi mesi attraverso l'attenuazione dell'isolamento internazionale, tracce di una "politica estera" dell'Unione che potrebbe esercitare, qui come altrove, un ruolo straordinario di mediazione.

Un nuovo soggetto politico, l'Europa, capace di parlare senza il peso delle armi o del passato coloniale degli stati nazionali. Ma questo è compito nostro.

Conferenza PD sulla cooperazione internazionale

Diario da Mosca
Mosca, la Piazza Rossa chiusa al pubblico

Vladimir Putin ha vinto le elezioni presidenziali russe con il 63,65% dei voti. Seguono a distanza il comunista Zjuganov (17,18%), il liberale Prokhorov (7,92%), il populista-nazionalista Zhirinovskij (6,22%) e il pro-Putiniano Mironov (3,85%). In Caucaso del nord, altissimo il sostegno per Putin. Secondo i dati ufficiali, in Cecenia la frequenza al voto ha raggiunto il 99,59% di cui il 99,73% per Vladimir Putin. Putin supera il 90% anche in Daghestan, Inguscezia e Karachaj-Circassia.

Al di là dei risultati e delle denunce di brogli, il 4 marzo 2012 è una giornata che, vista da Mosca, ha tanto da dire sulla situazione in Russia oggi. Una società civile in forte crescita, un sistema giudiziario che funge da muro di gomma a difesa del potere costituito e un nuovo, vecchio presidente che non riesce più a raccogliere l'entusiasmo della piazza

di Giorgio Comai www.balcanicaucaso.org  

(5 marzo 2012) Vladimir Putin è il nuovo presidente della Russia. Difficile dire che la notizia sia inaspettata... in molti sarebbero stati pronti a scommettere per una vittoria di Putin oggi già nel 2007, quando fu annunciata la candidatura di Dmitri Medvedev alle scorse elezioni presidenziali. Ciononostante, l'ondata di manifestazioni a favore di "elezioni oneste" (e sostanzialmente contro lo stesso Putin) che abbiamo visto negli ultimi mesi aveva creato un'aspettativa particolare per questo voto.

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