«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
«L'intelligenza artificiale e i recenti sviluppi tecnologici si basano sull'idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all'infinito grazie alla tecnologia. Così il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso».
Papa Francesco, Esortazione Apostolica Laudate Deum
L'amico Tonino Perna, fratello con il quale ho condiviso una vita di impegno fra il Mediterraneo e le sue sponde divenute approdo di culture, saperi, lingue, civiltà e umanità, mi ha inviato nei giorni scorsi questo grido di dolore che vorrei di condividere con i lettori di questo blog. Quanto accade intorno a noi è motivo di dolore, inquietudine e senso di impotenza. Le guerre sono diventate, senza remora alcuna, lo strumento normale per far valere gli interessi dei più forti. Le nazioni sono ritornate ad essere l'ossessione che vorrebbe giustificare il primato di qualcuno di fronte all'ormai evidente limitatezza delle risorse. Le regole del diritto internazionale vengono stracciate in nome di un presunto scontro di civiltà, senza comprendere che ciascuno è l'esito dell'incontro con l'altro. Mentre la complessità delle crisi e il loro intrecciarsi richiederebbero risposte che solo un cambio di paradigma ci può offrire. Invece prevalgono la barbarie e il sopruso, il cinismo e la tecnoscienza. E l'abisso si avvicina. Lo so, c'è anche dell'altro. Ed è quello al quale ognuno di noi, avvertendone comunque una responsabilità generazionale, cerca di fare con il proprio impegno quotidiano. E' in particolare in questi momenti che la poesia ci può venire in aiuto ed è per questo che le parole di Tonino possono contribuire a scuotere le coscienze. (m.n.)
Che me ne faccio della Intelligenza Artificiale
se sono diventato un animale
violento, cinico, feroce
che non ha più pietà per l’uomo in croce.
Che me ne faccio dell’Intelligenza Artificiale...
di Soheila Javaheri *
Guardami pellegrino,
Guardami a lungo,
Affinché io possa interessarti1
Come si può narrare un ciclone standoci dentro? Immagini che si trascinano una sull'altra, sovrapposizioni, suoni, silenzi, distorsioni… Grida, labirinti… Forse Reza Negarestani con la sua lungimiranza visionaria è riuscito a vederlo con chiarezza e a raccontarlo. Diciotto anni fa Negarestani ha scritto una lettera aperta per il ciclone “Cyclonopedia. Complicità con materiali anonimi”2, una narrativa tra il saggio e il romanzo che crea l’enigma, aprespazi per il pensiero senza cercare risposte, capace di suscitarmi allo stesso tempo sia fascino che timore. Mi fa paura perché fin dalla prima volta mi è sembrato di leggere un manifesto del futurismo, con la sua velocità di taglio e la sovrapposizione di immagini, l’andare oltre i saperi antichi e quelli vicini, lo scorrere tra Haftvad e Hamadani a Gilles Deleuze e Félix Guattari in un lampo, Reza Negarestani sorprende, porta la notizia di strati di energie represse e soffocate e soprattutto parla delle frequenze nella profondità della terra, parla del tellurico.
Il dolore ha toccato l’osso sta volta,
- Madre, come state?
La prima volta mio padre mi ha portato là. Mi leggeva le poesie di Umar Khayym3.
di Raniero La Valle
Cari amici,
la richiesta ufficiale formulata dal governo francese di revocare all’ambasciatrice Francesca Albanese il ruolo di relatrice speciale dell’ONU per il popolo palestinese è di una gravità sconsiderata perché vuol dire togliere al popolo palestinese l’ultimo filo di voce che ancora ne raccontava l’esistenza sulla terra.
Non crediamo che l’ONU, ovvero le potenze che la gestiscono, arriveranno a tale nefandezza dopo che l’ONU ha visto ignorate e contradette innumerevoli sue pronunzie e prescrizioni per la soluzione della questione palestinese, dopo essere stata accusata da Netanyahu di essere una palude dell’antisemitismo e dopo aver assistito senza intervenire e fare alcunché per fermare il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Tuttavia la richiesta francese, alla quale pare che anche l’Italia non si opponga, è uno scandalo che denuncia ancora una volta la decadenza di questa Europa che si prepara a spaccarsi sempre di più, non solo nel conflitto contro la Russia, ma anche nella nuova contrapposizione tra Francia e Germania, ora anche legata dall’“asse” con Roma.
di Diego Cason *
Lo sport è un fenomeno sociale e culturale che mostra i tipi e la qualità delle relazioni collettive di massa, che manifesta gli stili di vita e di comportamento. È un’attività economica che produce e consuma merci di diverso tipo e valore. È anche passione popolare, miglioramento tecnologico e delle prestazioni, competizione agonistica, spettacolo, festa, gioco. La pratica e il consumo di sport risponde a bisogni umani relativi all’uso del tempo “libero”, posto (apparentemente) fuori dalla coazione lavorativa, professionale e sociale quotidiana. Lo sport ha una forte valenza libertaria legata a una visione ludica del tempo. Questa è la sua immagine dominante che ha una formidabile potenza evocativa e un conseguente fascino.
Lo sport ha, però, altre funzioni molto importanti in una società. Ad esempio, la capacità di creare consenso politico e una esorbitante forza propagandistica. È anche uno strumento con il quale si esibisce il proprio status sociale; la pratica e l’interesse per alcuni sport certificano l’appartenenza a classi e ceti sociali diversi. È uno strumento di catarsi del conflitto sociale e formidabile aggregatore di passioni identitarie. Un fenomeno di grande rilevanza materiale, simbolica e affettiva.
di Federico Zappini *
Il dibattito sulla quotazione di Dolomiti Energia invece di aprirsi sulle grandi questioni che la scelta sottende rischia di chiudersi su se stesso. Chi chiede più riflessione viene descritto come portatore di pregiudizi ideologici, resistente al progresso. Come se esistesse un’unica possibilità e il compito della politica fosse semplicemente di ratificarla. Se si approfondisce però la questione ci si rende conto che ha a che fare con il tipo di comunità che il Trentino (o un brano di arco alpino) vuole essere nei prossimi decenni, della capacità delle sue classi dirigenti di immaginare traiettorie originali in un’epoca segnata dall’incertezza e dall’obbligo di accompagnare la transizione ecologica alla giustizia sociale.
Dolomiti Energia è l’eredità di scelte compiute riconoscendo nelle risorse naturali — l’acqua, le montagne — un patrimonio collettivo da gestire nell’interesse del bene comune, presente e futuro. Quella scelta si fondava su una filosofia: le grandi infrastrutture che plasmano la vita economica e sociale di una comunità devono rimanere in mano pubblica perché il mercato risponde a logiche di profitto immediato, e non necessariamente collettivo, mentre lo sviluppo comunitario ha bisogno di orizzonti più lunghi.
di Ferdinando Cotugno *
(24 novembre 2025) La COP30 è finita nel pomeriggio, il suo anticlimax ci ha privato del terzo atto, ci ha tolto una sintesi politica ed emotiva che desse un senso ai suoi risultati.
La conferenza sul clima di Belém è finita portando a casa quello che si poteva, cioè così poco da rasentare il nulla, con l'illusione di aver protetto il multilateralismo, ed è da qui che sento il bisogno di partire, prima di analizzare i risultati, i dettagli, i pacchetti e le decisioni sancite col martelletto.
Il commento quasi unanime della società civile, quelli che ci tengono e che sputano il sangue e producono idee e politica ogni settimana dell'anno, è che il compromesso finale è sì al ribasso, ma almeno abbiamo salvato il processo multilaterale, mandando un segnale a Trump. Io, pur rispettando questa posizione, e pur comprendendo quanto questa posizione provi a essere costruttiva, non sono proprio d'accordo.
Questo testo è stato pubblicato dall'autore su Substack. E' di libera circolazione e appartiene a tutti. Lo ritengo un buon punto di partenza per un confronto largo sul significato del passaggio di tempo che stiamo attraversando, senza illusioni né scetticismo.
di Alessandro Baricco
(9 ottobre 2025) Adesso è difficile individuarlo, ma c’è stato un giorno, recente, in cui Gaza ha smesso di essere il nome di una terra per diventare la definizione di un limite: la linea rossa che molti di noi hanno scelto come confine invalicabile. Da quel giorno, lottare al fianco di Gaza non è più stata una scelta politica, da legittimare o da porre in discussione.
È diventata una mossa mentale in cui una certa umanità ha preso distanza da un’altra, rivendicando una propria idea della Storia e richiedendo indietro il mondo a chi glielo stava scippando.