"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Lettere

Acqua, una battaglia di lunga durata
Acqua del rubinetto

L'8 settembre scorso Il Parlamento Europeo, con 363 voti favorevoli, 96 contrari e 231 astenuti ha approvato la risoluzione proposta dall'eurodepuata irlandese del Sinn Fein Lynn Boylan che ha dato seguito alla petizione di iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto"  (Right2Water). La risoluzione, che potete trovare in allegato, è un importante risultato a fronte di un processo di privatizzazione dei servizi idrici sempre più pericoloso e diffuso e che, nonostante l'esito referendario, investe anche l'Italia. Le considerazioni che seguono sono dell'amico Emilio Molinari proprio attorno all'approvazione da parte del Parlamento Europeo di questa risoluzione e al ruolo dei movimenti e della politica.

di Emilio Molinari

(15 settembre 2015) In questi giorni il PE ha votato una risoluzione sul diritto all’acqua che considero in netta controtendenza alle leggi del governo Renzi e sul piano internazionale al TTIP (Trattato transatlantico USA – UE). Non c’è stato nessun grido di vittoria e non so spiegarmi il perché. Pongo perciò una riflessione.

Viviamo tempi in cui sembra impossibile opporsi alla potenza dei poteri economici. Tempi nei quali la gente si sente schiacciata dall’enormità dei problemi e dalla forza di quel 1% che detta le regole nel mondo, in cui si finisce con il non credere alla possibilità di resistere.

Spesso però, siamo anche noi, parte attiva della società civile, che alimentiamo questo senso d’impotenza, non valorizzando i risultati e le vittorie che produciamo. Spesso non ne cogliamo la portata politica e quindi non seminiamo la consapevolezza dei risultati. Sul referendum dell’acqua, continuiamo a sostenere che non ha spostato di una sola virgola la realtà di questo paese e per certi versi anche noi alimentiamo la frustrazione nel popolo. Misuriamo i risultati attraverso le nostre aspettative, non valorizziamo la realtà e cioè che il referendum ha bloccato l’ingresso dei privati nelle gestioni dei servizi idrici e questo, è un elemento di resistenza che oggi viene messa continuamente in discussione dal governo.

Teoria gender, differenza tra sesso e cultura
Libertà di amare

 

Riprendo dalla rubrica "opinioni" del sito http://trentinocorrierealpi.gelocal.it questa riflessione dell'amico Gianfranco Bettin su un tema di particolare attualità anche in Trentino. 

Dietro le cialtronate e le vere e proprie menzogne a freddo seminate sul tema, c’è quell’arcaica, autoritaria volontà di ricondurre la libertà di amare e di essere se stessi nel proprio corpo all’interno di un disciplinare precostituito

di Gianfranco Bettin

(17 settembre 2015) Uno spettro si aggira per l’Italia, avvolto in un lenzuolo. Il lenzuolo è la cosiddetta teoria “gender”. Lo spettro è il solito vecchio oggetto dell’astio dei sessuofobi: il sesso liberamente e consapevolmente vissuto. Dietro le incredibili polemiche contro “the gender”, dietro le cialtronate e le vere e proprie menzogne a freddo seminate sul tema, c’è quell’arcaica, autoritaria volontà di ricondurre la libertà di amare e di essere se stessi nel proprio corpo all’interno di un disciplinare precostituito, prodotto di rapporti di potere (che è anche, sempre, potere sui corpi) sia nella microfisica delle relazioni sia nella legislazione, qualcosa, cioè, che valga per tutti, pena uno stigma o una concreta sanzione.

Nel tempo in cui lo stigma, cioè il disdoro sociale e culturale, è reso più debole o addirittura viene dissolto dall’affermarsi di una pluralità di orientamenti reciprocamente rispettosi (o almeno tolleranti), le fazioni militanti dell’omologazione ricorrono all’arma della politica per impedire l’acquisizione di diritti perfino elementari a chi, per libera scelta personale che a nessun altro intende comunque imporre, a quella omologazione sfugga. È un modello che si ripete ogni volta.

Anomalie positive, anche dall'alto
Segni di speranza

Edoardo Benuzzi interloquisce con alcuni degli interventi pubblicati su questo sito nei giorni scorsi, indicando un approccio che tenga conto anche di anomalie positive che vengono della società ma anche e forse prevalentemente dall'alto.

di Edoardo Benuzzi

(13 agosto 2015) Quadro desolante. Potrebbe essere disperante se non provassimo a vedere e trovare delle anomalie positive, che contrastano, più o meno forte, con questa corsa minacciosa verso l'incattivimento. (Ma non evocherei la guerra).

Ci sono contenuti di razionalità che emergono, prendi l'accordo sul nucleare con l'Iran, prendi la regolarizzazione di 5 milioni di immigrati irregolari decisa da Obama, prendi l'esperienza di Mare Nostrum – anche Triton, nonostante tutto, sta agendo più o meno nello stesso modo - il soccorso e il salvataggio di più di centomila persone in mare è ben diverso dal trattarle come “sciame” da snidare con i cani come minacciato da Camerun. Anche i nazisti usavano i cani per snidare.

Ancora, c'è una Sicilia che accoglie e assiste migliaia di profughi, come altre regioni del Sud peraltro, senza erigere barricate. “Si tratta di responsabilità e di misure di buon senso”, ha dichiarato il presidente americano presentando il suo decreto. Responsabilità e buon senso attengono alla razionalità politica prima ancora che allo spirito umanitario, che giustamente si oppone alla “retorica dell'inumano” esibita dalla Lega – e non solo – nelle piazze di Del Debbio e nello stesso Parlamento.

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Valdastico, progetto vecchio e inutile per l'autonomia
autonomia in svendita

di Alberto Sommadossi *

(4 luglio 2015) Le aperture della Provincia autonoma di Trento nei confronti della Regione Veneto, in tema di autostrada della Valdastico, oltre che un grave danno all’economia e alla salute della popolazione, rischiano di provocare una breccia mortale nei confronti del sistema autonomistico trentino.
In gioco non è solo la realizzazione o meno di un tratto di galleria – peraltro dai costi insostenibili visto siamo in tempi di grave crisi – ma il futuro dell’intero “sistema autonomistico trentino”.

L’opzione che si prospetta è quella fra due modelli incompatibili: quello dello sviluppo legato al trasporto su gomma, ormai abbandonato da anni in tutta Europa, e quello dello sviluppo del trasporto su rotaia che rappresenta una priorità per il delicato ecosistema alpino.

 

Ciao Mursel
Mursel in una delle visite nei luoghi dove sorse il campo di Omerska

Nei giorni scorsi nell'ospedale di Banja Luka è morto a 68 anni Muharem Murselović, esponente della comunità bosniaco-mussulmana di Prijedor. Un ricordo

di Michele Nardelli

(15 giugno 2015) Se non ricordo male ho conosciuto Muharem Murselović nel 1998, ma non a Prijedor. Lui nella sua città non poteva farsi vivo perché gli effetti della pulizia etnica erano tutto intorno a noi (un anno prima, a guerra ormai finita da tempo, vennero fatte saltare decine di case appena ricostruite affinché i legittimi proprietari si dissuadessero a rientrare) e perché alla testa dell'amministrazione comunale c'erano ancora gli esponenti del Comitato di crisi che sei anni prima avevano organizzato il pogrom contro i “non serbi”, ovvero la maggioranza degli abitanti di Prijedor.

Perché Mursel (così veniva chiamato da tutti) era uno dei rappresentanti della comunità bosniaco-mussulmana che nei quasi quattro anni di guerra finì nei campi di concentramento, assassinata, stuprata, fatta sparire, espropriata di ogni cosa (le case incendiate, le abitazioni confiscate, i conti correnti spariti...) e infine cacciata. Un po' di persone, nelle ore tragiche della distruzione di Kozarac e della Ljeva Obala (la riva sinistra del fiume Sana), erano riuscite a scappare... Nei racconti dei superstiti il dramma di quei giorni della fine di aprile del 1992, il dolore delle vite e delle famiglie spezzate, la violenza del fazzoletto bianco di riconoscimento dei “balija” (come venivano chiamati dai serbi i bosgnacchi) e della cancellazione di una particolare storia europea facendo saltare con la dinamite in una notte quattordici moschee e tutto quel che poteva avere a che fare con i “non serbi”.

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La lettera di rinuncia di Luca Sommadossi
Il pane della Valle dei Laghi, uno dei progetti di rinascita della comunità

Luca Sommadossi è stato negli ultimi cinque anni presidente della Comunità della Valle dei Laghi. Mi permetto di dire un ottimo presidente di una Comunità che in questo tempo ha iniziato a darsi un proprio percorso di riconoscibilità e di autogoverno, attraverso le idee e la capacità di fare comunità, nel coinvolgimento di soggetti sociali che sono diventati i protagonisti di un significativo progetto di rinascita. La sua rinuncia (forzosa) alla ricandidatura rappresenta non solo un fatto negativo che lascia incompleto questo percorso, ma anche il segno di come quella che è stata una delle principali riforme istituzionali in questa terra e che avrebbe potuto dare nuovi poteri ai territori stia venendo affossata. (mn)

 

«Carissimi, la vita è bella perché non è mai scontata e perché si presenta sempre con strade nuove e inedite da percorrere.

Sapete tutti che stavo lavorando alla formazione di una lista a sostegno della mia candidatura per un nuovo mandato da presidente della Comunità della Valle dei Laghi. Una lista che fosse al contempo espressione delle amministrazioni comunali e rappresentativa della società civile con cui avevamo lavorato in questi 5 anni.

Eravamo ormai giunti alle soglie della presentazione (ringrazio tutti quelli che avevano dato la loro disponibilità). Le amministrazioni comunali non hanno sostenuto questa linea e hanno scelto una strada diversa con una nuova lista e un nuovo candidato presidente. Viste le nuove modalità di elezione indiretta tramite i rappresentanti dei consigli comunali introdotte dalla riforma del novembre scorso era chiaro che questo rendeva praticamente pari a 0 la possibilità di continuare in ulteriori 5 anni di mandato e una mia candidatura non avrebbe fatto altro che creare divisione all'interno della Valle senza alcun risvolto positivo.

 

Export di armi: è ora di tornare alle buone prassi di Andreotti
Mostra mercato armamenti

 

di Giorgio Beretta *

Il 30 marzo scorso, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Graziano Delrio ha inviato alle competenti Commissioni di Camera e Senato la “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” riferita all'anno 2014. Il documento, che non è ancora disponibile sui siti delle Camere (quando lo sarà, lo si troverà in queste sezioni del Senato e della Camera), è rilevante non solo per i suoi contenuti ma soprattutto perché è la prima Relazione di cui il Governo Renzi ha piena e totale competenza e titolarità.

La precedente Relazione inviata alle Camere lo scorso giugno, pur essendo stata firmata dal Sottosegretario Delrio, riportava infatti le operazioni autorizzate e svolte nel 2013, cioè le operazioni di cui erano stati titolari i governi Monti (in carica dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013) e Letta (in carica dal 28 aprile 2013 al 21 febbraio 2014). Delrio inviò alle Camere quella Relazione relativa all’anno 2013, con un certo ritardo (fu consegnata a giugno del 2014) e nel periodo intercorso il governo Renzi avrebbe potuto apportare delle modifiche al testo: ma alla luce dei fatti – la principale relazione del Ministero degli Esteri riporta la firma del precedente Ministro degli Esteri, Emma Bonino – si può chiaramente dedurre che le modifiche siano state marginali.

 

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