"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Ricerca politica

Per vivere meglio dobbiamo imparare a ridurre
Wolfgang Sachs

di Giuliano Battiston *

Dalla petroliera alla barca a vela. Con questa metafora Wolfgang Sachs spiega il passaggio che abbiamo di fronte. Un passaggio obbligato, se vogliamo sopravvivere: dalla modernità espansiva alla modernità riduttiva. Da una società fondata sull’accumulo, sull’accelerazione, sull’espansione senza limiti, sulla dipendenza da un flusso crescente di materie prime finite, a una società che sappia razionalizzare i mezzi in modo efficiente e soprattutto interrogarsi sui propri fini, sulle proprie aspirazioni, sul “quanto basta?”.

Allievo di Ivan Illich, già membro del Club di Roma e dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, sociologo del Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy e animatore di molte utopie concrete, da decenni Sachs studia come conciliare giustizia sociale ed ecologica. Pensatore di riferimento dell’ecologismo politico europeo, è arrivato a una conclusione: lo sviluppo della civiltà euro-atlantica è dovuto a circostanze storiche uniche e irripetibili, ed è incompatibile con la finitezza della biosfera. Se aspiriamo a una civiltà capace di futuro, quel modello di modernità espansiva va archiviato. Per farlo, occorre mettere in questione innanzitutto la nozione di “sviluppo” che ne è alla base. Da lì siamo partiti, nell’intervista concessa all’Espresso.

C'è molto da scrivere
La Trabant e il muro di Berlino

(1 gennaio 2018) Iniziare il 2018 con una campagna elettorale non potrà di certo aiutare la politica ad essere migliore. La XVII legislatura della Repubblica Italiana, iniziata il 25 marzo 2013, sembrava essersi esaurita già poche settimane dopo l'insediamento del Parlamento, ma in realtà è giunta quasi alla sua scadenza naturale.

Nonostante in molti auspicassero il ricorso alle elezioni anticipate, non senza motivo (considerato lo stravolgimento degli schieramenti con cui si era andati al voto), abbiamo invece conosciuto una fase di “stabilità condizionata”, dove cioè la scomposizione e ricomposizione delle alleanze (e delle appartenenze) ha favorito la nascita di tre governi (Letta, Renzi e Gentiloni) all'insegna di un'austerità insincera, del populismo centralistico e autoritario e – dopo la secca sconfitta nel referendum – della gestione dei suoi ultimi mesi nel favorevole contesto di una ripresa globale, fra diffusa precarietà e qualche sussulto di civiltà, anche grazie al manifestarsi di altre maggioranze parlamentari.

leggi | 2 commenti - commenta | leggi i commenti
Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all'Europa
Immagine della presentazione

Da Pieve di Soligo a Trento, nuova tappa del viaggio

Dopo l'incontro di Pieve di Soligo – “Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale” – a conclusione del V itinerario del "Viaggio nella solitudine della politica", ci siamo interrogati su come dare continuità a quella conversazione, continuità peraltro sollecitata da molte delle persone che vi hanno partecipato. Abbiamo così immaginato di proporvi due o tre cose.

In primo luogo una riflessione da titolo “Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all'Europa” che, proprio a partire dalle idee che ci siamo scambiati nel borgo di Andrea Zanzotto, definisse un profilo nel quale riconoscerci e aprire uno spazio di discussione.

Partendo dalla visione, ovvero dalla tenuta sul piano del pensiero verso un mondo sempre più interconnesso e a geografie variabili che sembra stupirsi di fronte al continuo manifestarsi della crisi della struttura rigida e tutt'altro che resiliente dei confini e degli Stati nazionali sovrani. Per comprendere la fatica delle istituzioni democratiche e dei corpi intermedi deputati alla rappresentanza politica (partiti, movimenti, associazioni, comunità) nel definire il proprio ruolo e i propri strumenti in relazione al "mondo che sarà". E infine per cercare di riportare in superficie la cultura e l'approccio federalista come possibile schema per un ripensamento dell'Europa politica (l'Unione, ma non solo) provando a sfuggire dalle narrazioni troppo retoriche (dalla generazione Erasmus in giù...) e stressare le proposte sul tavolo, come ad esempio il modello da molti sostenuto degli Stati Uniti d'Europa.

leggi | 2 commenti - commenta | leggi i commenti
Gemmazioni
Carte antiche

 

«Tempi interessanti» (74)

Se c'è una cosa in particolare che mi convince di questo nostro “Viaggio nella solitudine della politica” è la sua capacità di gemmazione. Nel senso che non c'è itinerario che non generi qualcosa d'altro, come a comporre un mosaico che di volta in volta si arricchisce. Di storie, sguardi, sensibilità, idee, proposte...

... Questo ci racconta del valore generativo della ricerca e delle possibilità di un diverso racconto politico. Se nell'iniziare questo viaggio abbiamo cercato di metterci al riparo dalle emergenze e da un'agenda politica che le rincorre, è oltremodo interessante notare come ci si sia quasi naturalmente trovati ad essere “presenti al nostro tempo”.

Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale.
strade tortuose

 

di Federico Zappini

C’è vita oltre i referendum convocati da Zaia e Maroni. E’ c’è spazio per discutere di autonomia e autogoverno senza dover necessariamente andare a ruota della propaganda – tutta economica e opportunistica – leghista. Dentro “Il viaggio nella solitudine della politica” abbiamo già avuto modo di incrociare la questione in diverse occasioni. Attraversando il Trentino, e le sue difficoltà nell’affrontare il percorso di scrittura del Terzo Statuto. Incontrando cittadini e cittadine che nell’area dolomitica e alpina da anni – in Veneto come in Friuli, o nelle valli Lombarde – si interrogano e praticano sul fenomeno delle proprietà collettive e la gestione dei beni comuni. Ne emerge un interessante – e non privo di contraddizioni – movimento di persone, tra loro anche molto diverse, che guardano con curiosità e attenzione alle prospettive federaliste. Sarebbe sbagliato non tenere in considerazione questa ricchezza di punti di vista, lasciando che ognuno approcci i prossimi referendum senza una minima riflessione collettiva.

leggi | 2 commenti - commenta | leggi i commenti
La Politica è amare un uomo che ancora non è nato
dal blog di Federico Zappini

di Federico Zappini *

(1 febbraio 2019) E’ un tempo di mancanza e di bisogno. Mancanza di Politica e bisogno di Politica. Come pratica della cura e azione che interroga il reale. Della Politica non possiamo fare a meno. Non possiamo ridurla a inseguimento del quotidiano o aderenza a un continuo presente, che non passa. Dobbiamo riappropriarci del desiderio della Politica. Ma come? Come pensare – l’apparentemente – impensabile?

Per Albert Camus “la rivoluzione consiste nell’amare un uomo che ancora non è nato”. Ecco il livello della sfida. Dopo dieci anni di crisi – al plurale – va messo in campo un modello economico capace di impattare sulle crescenti diseguaglianze, di sostituire la competizione con la cooperazione. Con l’approssimarsi del default ecologico dobbiamo ri-farci Natura, rientrando nei limiti che abbiamo superato. Schiacciati dal peso di tecnologie pervasive possiamo rivendicarne il controllo, anteponendo al potere regolatorio dell’algoritmo la mitezza dell’empatia e la meraviglia della creatività. Di fronte a spinte demografiche che cambiano i connotati del pianeta possiamo rimpiangere le identità, riesumare le razze e tracciare confini o impegnarci per definire le caratteristiche di un Mondo nuovo, più giusto ed equilibrato, più meticcio e relazionale.

«Aiutiamoli a casa loro?»
foto di Luigi Ottani

Dentro la retorica dell'"Aiutiamoli a casa loro", fra contraddizioni mondiali ed emergenze umanitarie

Giovedì 19 ottobre 2017, alle ore 15.00, presso il Centro Saveriano, via Piamarta 9 a Brescia si svolgerà un importante momento di riflessione a partire dallo slogan che sembra accomunare tutti quelli che dell'accoglienza non ne vogliono sapere, gli uni perché pensano che le identità siano immutabili, altri perché "prima noi", altri ancora perché la questione immigrati fa perdere consenso e voti. E che peraltro per la cooperazione affinché le comunità locali possano affrancarsi dal colonialismo prima e dal neocolonialismo (fatto per interposta persona attraverso governi asserviti alle grandi potenze) poi, non hanno stanziato che le briciole dei loro bilanci, preferendo vendere armi, controllare le materie prime, mantenere il silenzio verso le responsabilità delle multinazionali. Di tutti questi aspetti parleremo in un incontro pubblico realizzato nell'ambito del "Viaggio nella solitudine della politica" (www.zerosifr.eu).

Al convegno partecipano Michele Nardelli (ricercatore e fra i fondatori di Osservatorio Balcani Caucaso - Transeuropa), Giorgio Beretta (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere - OPAL), Francesca Mannocchi (giornalista e reporter), Emilio Molinari (Contratto Mondiale sull'Acqua). Coordina Agostino Zanotti (Associazione ADL Zavidovici).

pagina 10 di 24

123456789101112Succ. »