Editoriali

Lo spirito del tempo
Festival dell\'Economia

(4 giugno 2012) Nella rete in questi giorni girano centinaia di messaggi. In una quantità preoccupante di espressioni violente e volgari, ogni tanto si trova anche qualche pensiero. In questo caso una riflessione di Giorgio Rigotti sullo spirito del tempo che mi sembra utile riprendere.  

Le sensazioni/sollecitazioni del Festival dell'economia si intrecciano con l'inquietudine del malsano attacco al Forum per la pace, e con la vita.
Lo spirito del tempo è confuso. Mille ipotesi di malattia e per ognuna mille ipotesi di cura risolutiva. Ma non come turbinio di intelligenze che si confrontano, come parzialità che non si interconnettono. Soggettività senza sintesi, ma neanche prospettiva e senso comune. Le opinioni volteggiano in cielo in cerca di sponsor appetibili. L'unica cosa certa: non disturbare i medici.

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Polvere
Polvere

(29 maggio 2012) Oggi il quotidiano L'Adige pubblica un articolo (che riportiamo in allegato) aspramente polemico con la scelta del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani di aver scelto di avvalersi di una collaborazione (con un contratto co.co.co. di 28 mesi per un importo netto mensile di mille euro) e con il fatto che tale scelta abbia riguardato Federico Zappini, persona che in passato è stata protagonista del centro sociale Bruno. Un articolo che ha suscitato polemiche (le interrogazioni delle opposizioni non si sono fatte attendere) e al quale hanno replicato in molti, dal presidente del Consiglio Dorigatti a esponenti del Forum che in questi mesi hanno apprezzato il lavoro di Federico. Quella che segue è la lettera che ho inviato come Presidente del Forum al direttore de L'Adige.

Al direttore del quotidiano "L'Adige" Pierangelo Giovanetti

Polvere. Se dovessi indicare con una parola questo nostro tempo, sarebbe proprio "polvere". Meno grave di quella sollevata dalle case che crollano, per fortuna. Ma altrettanto capace di annebbiare lo sguardo, di rendere tutto confuso ed indistinto, di impedire la messa a fuoco degli avvenimenti. Ancora più sottile ed insidiosa del fango, di cui peraltro è parente stretta.

La polvere è un ingrediente dell'antipolitica. Quest'ultima non è solo qualunquismo. E' qualcosa di più dello sparare nel mucchio "perché tanto qualcosa rimane", del dire che "tutti sono uguali" e che "la politica è cosa sporca".

L\'articolo su L\'Adige

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Perché accanirsi contro il Forum?
Il Cafè Sinan Pascià, a conclusione di Cittadinanza Euromediterranea

di Michele Nardelli

(1 giugno 2012) Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani. Se ne sta parlando con titoli di rilievo che mai aveva ricevuto fino ad oggi, nonostante un agire che prosegue ininterrottamente dal 1991 quando il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento decise con una votazione pressoché unanime (e il solo voto contrario del MSI) che la pace era troppo importante per limitarsi ad esibirla nelle ricorrenze o semplicemente gridata nelle piazze quando ormai si era perduta. Che dunque occorreva dotarsi di uno strumento permanente di studio, elaborazione e condivisione della cultura pace e dei diritti umani. Così, grazie alla Legge Provinciale n.11/91 "Promozione e diffusione della cultura della pace", nacque il Forum.

Fu quello un anno cruciale che cambiò il mondo. Trasformazioni che richiedevano anche a chi era impegnato sul terreno della pace di interrogarsi sulla natura delle "nuove guerre" per accaparrarsi il petrolio e per trasformare la fine dei regimi comunisti in un'occasione per insediare vecchie nomenclature e nuovi criminali. Occorrevano sguardi diversi, capaci di leggere queste trasformazioni e di non consegnare la pace a quelle cancellerie che conoscevano solo il linguaggio delle armi. Insomma, un nuovo pensiero e nell'arco di qualche mese in questa terra presero corpo il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani e l'Unip, l'Università internazionale delle istituzioni e dei popoli per la Pace.

Realtà che hanno contribuito a fare diversa questa terra. Diventata non a caso un punto di riferimento della diplomazia parallela e della cooperazione di comunità.

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Italia: ecco le armi esportate da Berlusconi a dittatori e regimi autoritari
No F35: manifestazione all\'areoporto Caproni

di Giorgio Beretta, www.unimondo.org

(14 Maggio 2012) Quasi 127 milioni di armamenti per la "dittatura monopartitica" del Turkmenistan (tra cui elicotteri per uso militare, fucili d'assalto, lanciagranate e pistole della ditta Beretta già consegnati); oltre 99 milioni di euro di armi alla Russia di cui si sa solo di 10 autocarri protetti Iveco; una nave d'assalto anfibia da 416 milioni di euro all'Algeria; "prestazione di servizi" da parte del Ministero della Difesa alle Forze armate egiziane nel pieno delle rivolte popolari e oltre 30 milioni di armi destinate al "regime autoritario" del Gabon.

Sono solo alcune delle esportazioni autorizzate dal governo Berlusconi nel 2011 sulle quali il rapporto del Consigliere militare del presidente Monti ha steso un velo di silenzio. Ma che si scoprono spulciando le oltre 2500 pagine dell'intera Relazione consegnata al Senato l'8 maggio scorso che Unimondo presenta qui in anteprima. Andiamo con ordine.

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Voto amministrativo: c'è di che riflettere...
Tempo scaduto

(22 maggio 2012) Il voto per le elezioni amministrative ha dato il suo responso definitivo. Dopo i ballottaggi, su 26 città capoluogo 14 vanno al centrosinistra (fra cui Genova), 1 (Palermo) a IDV-SEL, 1 (Belluno) alle liste civiche, 1 (Parma) al Movimento Cinquestelle, 2 al centro, 1 (Verona) alla Lega, 6 al centrodestra. In otto città capoluogo il centrosinistra strappa l'amministrazione al centrodestra. La Lega Nord perde tutti e sette i ballottaggi in cui era impegnata.

Un risultato che indica una controtendenza rispetto al passato. Ma se il centrodestra non sta affatto bene, il centrosinistra non deve cantare vittoria. In primo luogo per il forte aumento dell'astensionismo dei cittadini, segnale che deve preoccupare. Se andiamo a vedere i numeri assoluti, tutti gli schieramenti hanno di che riflettere. In secondo luogo perché l'affermazione del partito di Beppe Grillo, con risultati a due cifre in molte città, è indice di un diffuso malessere e di una critica verso la politica che pure non è priva di giustificazioni.

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Valdastico: un'opera dannosa, un'operazione finanziaria avulsa dal territorio, la scelta di un modello di sviluppo insostenibile che non guarda al futuro
Striscione contro la Valdastico nord

Nel corso di questa settimana il tema della Valdastico arriva in Consiglio Provinciale. Una riflessione collettiva dell'Associazione "territoriali#europei"

(ottobre 2015) Avremmo voluto che dopo così tanto tempo la vicenda del completamento a nord della “Valdastico” fosse chiusa una volta per tutte. Se per quasi cinquant'anni la nostra comunità e, in seguito, le sue stesse istituzioni hanno detto no a quell’opera c'erano evidentemente buone ragioni per farlo. E semmai, nel tempo, quelle ragioni si sono arricchite di nuovi argomenti avversi al completamento di un’opera prevalentemente giudicata inutile e dannosa. Ultimo tra questi argomenti: il progressivo “collassamento” del sistema di comunicazione fondato sul trasporto su gomma; “collassamento” che concorre a rendere sempre più urgenti e drammatiche le questioni che ruotano intorno al concetto di sostenibilità e di limite.

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L'avvertimento
si salvi chi può

(8 maggio 2012) Non è affatto scontato decifrare l'esito del voto di domenica scorsa in Europa. Intanto vediamo i dati di maggiore rilievo.

In Francia, dopo 17 anni, ritorna un uomo di sinistra all'Eliseo. Hollande conferma le ultime previsioni e batte Sarkozy, ma la cosa solo qualche mese fa non era affatto scontata. E infatti ora l'incognita maggiore è capire che cosa accadrà nelle elezioni parlamentari di giugno dove la sinistra potrebbe non avere la maggioranza per governare. Perché il paradosso di questo voto è che il candidato socialista Hollande vince le presidenziali proprio quando l'estrema destra xenofoba di Marine Le Pen raggiunge il suo massimo storico, facendo man bassa di voti nelle aree del nord tradizionalmente vicine alla sinistra. Tanto da condizionare i toni del ballottaggio finale pur di conquistarsi quel pugno di voti che alla fine risulteranno decisivi (51,7% contro il 48,3%). Vince la sinistra, ma il segnale più forte che viene dal voto francese è una sorta di avvertimento antieuropeo.

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Referendum, rifiutare l'imbroglio
Lo statuto di autonomia

di Michele Nardelli

(27 aprile 2012) L'autonomia è lo strumento più efficace che abbiamo per affrontare la crisi, attenuandone gli effetti sulla popolazione. Proprio di fronte ai tagli prospettati dal governo nazionale, abbiamo deciso di fare la nostra parte assumendoci nuove responsabilità, fino ad arrivare all'autonomia integrale che vuol dire praticamente azzerare le spese dello Stato in Trentino.

Già oggi, con le ampie competenze di autogoverno che abbiamo, la Provincia Autonoma di Trento ha assunto una dimensione fin troppo grande per essere sostenibile. E con nuove competenze l'apparato è destinato a crescere ancora. Ecco perché diviene decisivo trasferire sul territorio alcune delle funzioni importanti oggi in capo alla Provincia.

I Comuni rappresentano l'ossatura essenziale dell'autogoverno provinciale, ma sono troppo piccoli per esercitare funzioni  necessariamente sovracomunali come la gestione integrata dei servizi o l'urbanistica. Per questo le Comunità di Valle rappresentano una sfida di grande rilievo per ridisegnare il nostro assetto autonomistico, razionalizzare i costi dell'amministrazione, migliorare il rapporto fra i cittadini e la pubblica amministrazione.

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Al voto il 27,37% degli aventi diritto. Le Comunità di Valle ora si guadagnino la fiducia dei trentini
il Trentino

(29 aprile 2012) Si sono chiuse in tutte le 528 sezioni elettorali del Trentino le operazioni di voto del referendum abrogativo provinciale sulle Comunità di Valle. Alle ore 22.00, quando sono stati chiusi i seggi, avevano votato 113.138 elettori (57.087 maschi, 56.051 femmine), pari al 27,37 per cento. Ciò significa che il qurum non è stato raggiunto e che, a prescindere dallo spoglio dei voti, il risultato del referendum è inefficace. Dunque che la riforma che ha portato al superamento dei Comprensori e all'istituzione delle Comunità di Valle avrà la possibilità di essere implementata, anche superando le incertezze e le criticità che pure una parte seppur minoritaria di cittadini ha voluto evidenziare con il loro voto favorevole all'abrogazione.

La Comunità nella quale si è registrata la maggior affluenza è stata la Valle dei Laghi (3.334 elettori, 40,28 per cento), quella invece dove minore è stata l'affluenza è risultata essere il Comune General de Fascia con 982 elettori (12,92 per cento). Il Comune dove maggiore è stata l'affluenza è Bresimo (137 elettori, 59,31 per cento), quello con l'affluenza minore Vigo di Fassa / Vich con 71 elettori, vale a dire 8,07 per cento. Sul sito http://www.referendum-2012.provincia.tn.it sono disponibili tutti i dati dell'affluenza. Domani, lunedì 30 aprile, in tempo reale saranno disponibili - sempre sul sito internet - anche i risultati dello scrutinio che inizierà alle ore sette nelle 528 sezioni elettorali. Gli aventi diritto al voto erano in totale 413.315 (200.902 maschi e 212.413 femmine).

Ora bisogna crederci
Penia, Valle di fassa
di Roberto Pinter

I trentini hanno detto No al referendum della Lega e le Comunità di Valle hanno un futuro

Queste sono due buone notizie, ma ce n'è una meno buona ed è che bisogna lavorare molto bene per far sì che le Comunità siano viste e vissute come bene comune.

Cento mila trentini si sono recati nelle urne per dire Sì alla abrogazione delle Comunità. Sono la metà del numero degli elettori che erano andati a votare nell'ottobre del 2010, ma non è  la metà degli stessi, ad esempio i 17 mila Sì di Trento, e ci sono sicuramente elettori che non avevano eletto le Comunità. Ma è comunque un dato con il quale fare i conti. Pochissimi quelli che hanno votato No, meno di quelli che avevano dichiarato che avrebbero difeso le Comunità anche con il voto. Tantissimi hanno detto NO al referendum della Lega astenendosi dal voto ma tanti sono anche quelli che sono rimasti estranei alla consultazione e anche con questi bisogna fare i conti. Non siamo in un periodo dove la partecipazione politica viene considerata un dovere e i venti del rifiuto della politica sono forti.

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L'Europa siamo noi, è il momento di ricostruirla
Giovane europeo
Manifesto per la ricostruzione dell'Europa dal basso

di Ulrich Beck e Daniel Cohn Bendit 

(3 maggio 2012) Un Anno europeo di volontariato per tutti - per tassisti e teologi, per lavoratori e disoccupati, per manager e musicisti, per insegnanti e allievi, per scultori e sottocuochi, per giudici della corte suprema e cittadini anziani, per uomini e donne - come risposta alla crisi dell'euro!

I giovani d'Europa non sono mai stati così istruiti, eppure si sentono impotenti di fronte all'incombente bancarotta degli Stati-nazione e al declino terminale del mercato del lavoro. Tra gli europei con meno di venticinque anni, uno su quattro è disoccupato. Nei tanti luoghi in cui hanno allestito campeggi e lanciato proteste pubbliche, i giovani defraudati dei loro diritti rivendicano giustizia sociale. Ovunque - la Spagna, il Portogallo, i paesi del Nordafrica, le città americane o Mosca - questa domanda sale con grande forza e grande fervore. Sta montando la rabbia per un sistema politico che salva banche mostruosamente indebitate, ma dilapida il futuro dei giovani. Ma quanta speranza può esserci per un'Europa che invecchia costantemente?

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Matrimonio archiviato
Autonomia

(17 aprile 2012) Nel fondo di oggi del Corriere del Trentino, una lucida analisi di Simone Casalini sul Congresso del Partito Autonomista Trentino Tirolese.

«... Difficilmente vedremo un soggetto politico unitario capace di raccogliere le aree dell'autonomismo e del cattolicesimo democratico (Unione per il Trentino)».

Il fondo di Simone Casalini

Crisi? Cambiare i nostri paradigmi...
Giovanni Segantini

(30 luglio 2012) Si continua a parlare di crisi. Anche oggi in Consiglio Provinciale, quand'anche a vanvera... Così posto su Facebook qualche veloce considerazione su una crisi che dovremmo considerare normalità e che richiede un cambio di pensiero. Ne esce un dibattito tutt'altro che banale.

di Michele Nardelli

Più passa il tempo e più mi convinco che il concetto di crisi sia fuorviante per descrivere il presente. Dovremmo capire che quella con cui abbiamo a che fare non è affatto una contingenza bensì la normalità che pure fatichiamo ad accettare. Non ci sarà nessuna ripresa, nessun treno al quale agganciarsi,... nessuna competitività (a parità di prodotto) da conquistare... perché la crisi di cui si parla ha come cornice la globalizzazione dei mercati e una finanziarizzazione che devasta l'economia produttiva. Che pure avviene seguendo contesti di omologazione e di deregolazione.

E allora? Allora non andiamo da nessuna parte ad inseguire una dinamica impazzita. Occorre piuttosto uno scarto di pensiero.

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Sulla scuola un film già visto
Totò e Peppino

di Michele Nardelli

(1 aprile 2012) Nei passaggi della storia non è facile orientarsi, si è in un contesto nuovo ma la testa è nel passato, lo sono le categorie di analisi, lo è il nostro sguardo, lo sono le stesse parole che usiamo. Occorre cambiare, ma questo richiede apertura di pensiero, studio, fantasia. Si misura qui la capacità della politica di interpretare il proprio tempo. Non di assecondarlo, rincorrendo gli avvenimenti, riducendosi a mero strumento di ricerca del consenso, ma di essere capace di visione, di fare sintesi fra istanze e sensibilità diverse, di farsi carico responsabilmente.

Incontro per strada un'amica che mi lancia da lontano una battuta, parole che mi sconcertano. "Per fortuna che c'è il PD nazionale" mi dice mentre la saluto e non ho nemmeno il tempo di ribattere perché già se ne è andata. No, non era un complimento. Si riferiva piuttosto alla questione della ventilata proposta di mettere mano in Trentino al nodo del reclutamento del personale nel contesto dell'autonomia scolastica. La Provincia, per bocca della sua assessora all'istruzione e del suo presidente, ha detto che è tempo di cambiare. Qualcuno del PD si è subito messo di mezzo, chiamando in causa il partito a livello nazionale, coperta di Linus un po' consunta ma evidentemente ancora utile per una politica ferma nei suoi stanchi rituali.

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Un interprete di questo tempo
tunnel

di Michele Nardelli

(5 aprile 2012) Dopo Berlusconi, anche Bossi è costretto a farsi da parte. La sua vicenda sembra finire nel peggiore dei modi, vittima di quella stessa questione morale che negli anni '90 ne aveva favorito l'ascesa.

Umberto Bossi, al di là delle apparenze, non è stato affatto un fenomeno da baraccone. Grazie proprio all'intuizione del suo padre padrone, la Lega ha rappresentato in questi anni un fatto politico moderno, capace di interpretare forse più di ogni altro questo improvvido tempo.

Il tempo dello spaesamento, il tempo della solitudine sociale, il tempo del rancore, il tempo dell'egoismo, il tempo del disprezzo verso la cultura. La Lega ha saputo parlare alla pancia di una società che andava perdendo rapidamente i propri riferimenti sociali e culturali, in piena sintonia con la "locanda" delle volgarità e dell'invidia. Chi votava Lega era in larga parte la povera gente.

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