"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Editoriali

Libia. Scenari della postmodernità
Angelus Novus, Paul Klee

di Michele Nardelli

(11 marzo 2016) Postmodernità. Ho usato spesso negli ultimi anni questa espressione per descrivere nuovi scenari e nuove guerre. A cominciare dalla consapevolezza, maturata nel tempo della mia assidua frequentazione, su quanto era accaduto nell'area balcanica e poi, via via, nelle vicende che dalla Somalia alla Libia hanno attraversato il mondo intero.

Quando pongo la necessità di oltrepassare il Novecento, ne parlavo anche nei giorni scorsi con gli studenti e gli insegnanti dell'Istituto Tambosi-Battisti di Trento, mi riferisco proprio allo scarto necessario fra un tempo nuovo e per molti versi inedito e le categorie analitiche che non sono più in grado di leggerlo. “Non più e non ancora...” per richiamare un'altra espressione a me cara.

Quanto sta avvenendo in Libia rappresenta uno scenario tipico della postmodernità. Non è solo la dissoluzione di uno stato. La deregolazione è totale, il diritto naturale (la legge del più forte) ha preso il posto dello stato di diritto, il monopolio della forza non c'è più da tempo, scompare il pensiero e non ci sono più motivazioni nobili che muovono l'agire umano collettivo, la politica è ridotta a rappresentazione clanistica e interesse privato.

 

Scontro di civiltà
Ventimiglia

Ventimiglia, 16 giugno 2015

Fusioni e comunità, gli effetti della controriforma
Valle dei Laghi

Tempi interessanti (19)

(9 giugno 2015) So di andare controcorrente ma questo non sarebbe una novità. Questa volta ancor più di altre, mettiamola allora così. Di che cosa sto parlando? Mi riferisco al referendum tenutosi domenica scorsa in 55 Comuni del Trentino che ha portato a 15 fusioni. Solo 4 municipi hanno espresso un voto contrario, peraltro con motivazioni – diciamo così – non sempre apprezzabili. Per il resto si è trattato di un plebiscito a favore delle fusioni, con grande soddisfazione della politica provinciale.

Personalmente leggo questo voto popolare a favore delle fusioni come l'ultimo colpo portato all'affossamento della riforma istituzionale varata dalla Provincia nel 2006, un disegno di cambiamento profondo nella dislocazione dei poteri a favore dei territori, abolendo i Comprensori e dando vita alle Comunità di Valle, organismi ad elezione diretta e dunque dotati di autorevolezza politica verso i quali si sarebbe dovuta attuare una cessione di sovranità tanto da parte della Provincia quanto da parte dei Comuni.

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La società che emerge dal voto
solitudine

Tempi interessanti (18)

L'esito di un voto – insieme politico e amministrativo – come quello di domenica 31 maggio che tutti rivendicano a sostegno delle proprie tesi (e della propria leadership) richiederebbe al contrario una lettura capace di distacco, per comprenderne più da vicino non solo gli spostamenti elettorali, tutt'altro che insignificanti, ma quel che accade nell'orientamento culturale ancor prima che politico delle persone.

Il disegno che non c'è
Paul Klee

Tempi interessanti (17)

(26 maggio 2015) Il quadro che esce dal ballottaggio di domenica completa quello emerso dalle urne quindici giorni fa e fotografa impietosamente la crisi del centrosinistra autonomista trentino. La coalizione che governa la nostra autonomia esce dalle elezioni amministrative con una cocente sconfitta non solo per le sue divisioni interne che hanno spesso visto i partiti collocarsi in schieramenti diversi, ma per una ragione ben più profonda e grave, ovvero la mancanza di un disegno per il futuro della nostra comunità.

Il valore delle parole, la fatica del guardare oltre
La città del Festival

Il Festival dell'economia compie dieci anni

 

di Michele Nardelli

 

(30 maggio 2015) Il festival dell'economia è giunto alla sua decima edizione e non c'è dubbio che si sia trattato di una manifestazione di successo per le decine o forse centinaia di migliaia di persone coinvolte, per la qualità degli interlocutori coinvolti, per l'immagine di questa terra ed infine anche per l'indotto che ne è venuto attraverso il turismo culturale che rappresenta oggi uno dei segmenti più interessanti dell'economia locale.

Pensiamo al valore prodotto nel corso degli anni dalle proposte museali, dal Mart al Castello del Buonconsiglio, dal Museo storico del Trentino a Castel Thun, dal Filmfestival internazionale della Montagna al Festival dell'economia, per arrivare all'esplosione (di visitatori e di idee) in questo primo anno del Muse. Potremmo affermare che grazie alla cultura (e agli investimenti che l'autonomia le ha saputo riservare) il Trentino ha saputo reggere la sfida del tempo e dei cambiamenti di fondo che chiamiamo crisi.

Nel delirio del fare, emerge il valore della parola, della conoscenza, della relazione. Anche quando, le parole faticano a delineare nuovi pensieri e scenari. Vorrei dire che se in questi dieci anni di festival dell'economia qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto è proprio questo aspetto, peraltro non marginale: la capacità di visione.

Riflessioni antipatiche sul voto in Trentino
Vuoto della politica

Tempi interessanti 16

 

(12 maggio 2015) L'esito del voto di domenica 10 maggio offre motivi di riflessione per tutti, sempre che di riflettere se ne abbia la volontà. A cominciare dal fatto che un cittadino su due non abbia esercitato il proprio diritto di voto, il che ci parla non solo della scarsa attrazione della politica (al di là delle percentuali, andrebbero analizzate le perdite di voti in assoluto come ci invita a fare Simone Casalini sul Corriere del Trentino), ma anche della solitudine con la quale ci si rapporta al difficile mestiere di vivere e all’incertezza del futuro. Una doppia sconfitta per chi crede nella politica come costruzione collettiva di senso.

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