"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Editoriali

Il nuovo Italicum. Una camera per centristi e trasformisti
A. Mangosi

 

di Antonio Floridia *

 

(21 gennaio 2015) Un sistema elettorale non è solo un sistema di regole inscritto all'interno di un assetto istituzionale: è un meccanismo che, nel tradurre i voti in seggi, condiziona anche le aspettative degli attori, le logiche che guidano le loro scelte. E che può orientare anche la futura evoluzione del sistema politico, anche quando - ed è un caso frequente dal gioco strategico emergono effetti perversí e imprevisti. Nel valutare i possibili ipotesi di riforma, quindi, non esistono solo criteri di costituzionalità da rispettare. Un processo di riforma elettorale si presenta sempre come un gioco strategico in cui i vari attori, più o meno consapevolmente, si fanno guidare anche da un'idea, o da una serie di aspettative, sul futuro assetto del sistema politico e sul ruolo che ciascuno di essi aspira a recitare.

 

Ebbene, uno dei luoghi comuni più triti che accompagnano la discussione sull'Italicum, è quello secondo cui il nuovo sistema elettorale porterebbe a confermare, e anzi rafforzare, la «logica bipolare» e anzi potrebbe portare ad un assetto «bipartitico». Un altro luogo comune è che poi il nuovo Italicum taglierebbe alla radice il famigerato «potere di ricatto» dei piccoli partiti. Nulla di più fantasioso e arbitrario.

Moriremo democristiani?
la fatica di pensare

 

Scrive l'amico Vittorio Borelli:

«"Rinasce la Dc". Moriremo democristiani". "Non moriremo democristiani". C'è in Italia un'ossessione anche più radicata del Patto del Nazareno: l'ossessione del ritorno della Balena Bianca, secondo una fulminante definizione del Giampaolo Pansa prima versione. Coltivata soprattutto in ambito giornalistico, perché agli italiani di oggi non gliene può fregare di meno. Ma vuoi mettere che bei titoli si possono fare per gli ultrasessantenni (che sono poi quelli che ancora leggono i giornali) con lo spettro della rinascente Dc! E quanti bei retroscena si possono raccontare intervistando in tv i Pomicino, i De Mita, i Buttiglione, i Mastella e titillando il loro - umanamente comprensibile - narcisismo senile! Letta diventa presidente del consiglio? E' tornata la Dc. Renzi vince la primarie? Le ha vinte la Dc. Mattarella viene eletto presidente della Repubblica? Un trionfo per la Dc. Lupi vota diversamente da Alfano o da Casini? E' rissa fra ex gli democristiani. Ma forse non si tratta soltanto di uno stucchevole jeu de sociétè. Temo che dietro a questi fantasmi ricorrenti ci sia anche la lucida scelta di evocare qualcosa sperando di far scattare nel pubblico un riflesso pavloviano che renda superflua la fatica dell'indagine, dello studio, della comprensione del nuovo. Azzerando i rischi connessi».

E condivido.

Considerazioni intorno alle primarie
sezione di partito

 

Tempi interessanti (6)

 

Non sono mai stato un fanatico delle primarie. Ammetto di averle considerate, ad un certo punto e a fronte della crisi profonda dei corpi intermedi, uno strumento per rimettere in moto l'ingranaggio arrugginito dei partiti. Un po' forse è stato così, ma con l'andare del tempo mi sono ricreduto, tanto che ora le considero come parte integrante di quella cultura plebiscitaria che ha devastato il senso stesso della politica.

 

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Vigili
Vigili

 

Tempi interessanti (5)

 

La vicenda dei vigili urbani di Roma che hanno disertato il lavoro a Capodanno ha aperto un dibattito molto acceso e questo mi sembra doveroso. Temo però che il confronto non porti ad interrogarsi su quel che avviene nella nostra società, quanto piuttosto ad emettere giudizi morali che in quanto tali rischiano di far seguire ad una iniziale indignazione (e all'individuazione di un eventuale capro espiatorio) un atteggiamento di ipocrita accettazione dello status quo.

 

Scontro di civiltà? Un suicidio
Paul Klee

di Michele Nardelli

(10 gennaio 2015) Se l'idea tragica dello “scontro di civiltà” cercava una potente veicolazione l'ha trovata nelle mani assassine che hanno fatto strage a Rue Nicolas Appert, nel cuore di Parigi.

In una delle rappresentazioni della solidarietà alle vittime del settimanale satirico Charlie Hebdo, le matite vengono stilizzate come altrettante torri gemelle ed in effetti l'impatto emotivo suscitato dall'azione terroristica ha raggiunto, almeno sul piano culturale, un effetto analogo a quello delle Twin Towers: “Siamo in guerra”.

I connotati di questa guerra appaiono – a chi la invoca – in tutta la loro nobiltà: sono in gioco i valori della libertà, della democrazia, del diritto di critica e di satira, della laicità... i valori occidentali nati dalla rivoluzione francese, per i quali si è lottato armi in pugno nella resistenza al nazifascismo. “Occorre reagire” – si dice – “non si può stare a guardare l'islamizzazione del mondo”, aggiungendo sottovoce ma non più di tanto “con il suo portato di oscurantismo”.

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Un 2015 capace di nuove visioni
Guardo gli asini che volano nel ciel
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Uscire dalla logica dello scontro di civiltà
1571, la battaglia di Lepanto

 

Massimo Cacciari a "la Repubblica": la necessità di ragionare alla grande. Parole sensate fra le tante (troppe) a vanvera (e periolose) in queste ore difficili

 

(8 gennaio 2015)"I fatti orrendi di Parigi dovrebbero imporre a tutti noi di ragionare alla grande, ma in questo clima sono in pochi a ragionare, soprattutto in Italia. Il livello del dibattito è deprimente". Lo dice il filosofo Massimo Cacciari.

E quale sarebbe, professore, la prima riflessione da fare?
"Negli ultimi venti-trent'anni abbiamo vissuto tutti nell'illusione che la storia potesse in qualche modo cancellare la propria dimensione tragica. Che la nostra Penisola potesse restare fuori dalle trasformazioni epocali che hanno rivoluzionato la geopolitica e prodotto una serie di conflitti (Afghanistan, Iraq, la questione irrisolta dei rapporti tra Israele e palestinesi) che anche per colpa dell'Occidente restano pesantemente irrisolti".

Risultato?
"Vedo un rischio terribile e concreto. Il rischio di una guerra civile in Europa. Mi spiego: dobbiamo tenere presente che nel 2050 la metà della popolazione del nostro continente sarà di origine extracomunitaria, quindi è impensabile ritenerci in guerra, noi europei, con l'altra parte, con il mondo islamico. Per questo dico che bisogna ragionare alla grande. Il problema è con chi".

 

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