"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Europa e Mediterraneo

«Ogni volta fa più male». Srebrenica, ventidue anni dopo.
Un murales realizzato dal writer Manu Invisibile a Srebrenica -

Quella che si combatte oggi in Bosnia Erzegovina è una “guerra per la verità” fondata sulla competizione etnica, e le armi principali sono parole e narrative sul passato

di Alfredo Sasso (dal sito www.balcanicaucaso.org)

“Fa male, ogni anno fa più male. Il problema è che noi, che abbiamo vissuto là, avevamo un’idea di cosa sarebbe potuta diventare quella comunità che è stata invece distrutta. Il tempo non cura tutte le ferite”, spiega in un’intervista televisiva Emir Suljagi. Sopravvissuto al genocidio di Srebrenica quando era poco più che ventenne (su cui ha scritto lo straordinario libro Cartolina dalla fossa) Suljagi è uno dei più instancabili testimoni degli eventi del luglio 1995, quando oltre 8.000 bosniaci musulmani furono uccisi dalle forze serbo-bosniache.

In questi ultimi anni, e soprattutto in quello corrente, l’attenzione pubblica su Srebrenica si è concentrata sull’attualità, tra speculazioni della politica domestica, aiuti e pressioni internazionali.

Suljagi, invece, cerca di restituire centralità a coloro che con il passare degli anni, in questi giorni di luglio, sono sempre meno protagonisti. “Quando parlo di vittime del genocidio, parlo dei miei compagni di classe con cui sono cresciuto. E so quanto potenziale abbiamo perduto in quel crimine mostruoso”.

Rompere lo schema fra poteri forti e populismi
Visionari europei

«Tempi interessanti» (65)

... Tanto per non dar adito ad equivoci, al ballottaggio non avrei avuto esitazioni a votare Macron. Se l'Inno alla gioia viene suonato prima della Marsigliese non lo leggo come un fatto solo simbolico, ancor meno se penso alla “grandeur” che segna la storia e la cultura politica di questo paese. Penso inoltre che Macron abbia avuto il merito di fare dell'Europa un tema cruciale della sua proposta politica senza infingimenti, avendo il coraggio di andare contro corrente, a differenza di chi le bandiere europee le ritira per esibire quelle italiane, come ci ha ricordato ieri nel suo commento il direttore di “la Repubblica” Mario Calabresi. Ciò detto, credo che il voto in Francia ci possa fornire alcuni spunti importanti di riflessione, ben oltre l'euforia di queste ore...

Nonviolenza adesso
Hebron
Incontro con il portavoce del movimento nonviolento di Hebron in colloquio con Moni Ovadia e Alberto Capannini
 
Lunedì 8 maggio alle ore 17.30 presso la sala grande del polo delle scienze umane e sociali di FBK in via Santa Croce 77 vi sarà un incontro con il portavoce del Movimento nonviolento palestinese a sud di Hebron in Palestina Hafez Huraini che dialogherà con Moni Ovadia e Alberto Capannini. L'iniziativa è promossa dall'associazione Pace per Gerusalemme.
 
Siete tutti invitati.

Referendum, la Turchia esce spaccata dalle urne
David Stephens/flickr

Il presidente turco Erdoan ha vinto il "suo" referendum con stretto margine, ma tra accuse di brogli e tensione il paese esce spaccato dall'esito del voto. Il quadro del corrispondente di Osservatorio Balcani Caucaso - Transeuropa (www.balcanicaucaso.org)

 

di Dimitri Bettoni

Una vittoria sul filo di lana per i sostenitori del Sì, che con il 51,7% dei voti superano il No fermo a 48,6%, con uno scarto di circa 1,3 milioni. Numeri che hanno gettato nel caos il paese, non tanto per il margine risicato con cui si stravolge l'architettura dello stato, quanto per il clamore dettato dallo svolgimento delle votazioni e l'accusa di un risultato falsato.

In ballo ci sono almeno un milione e mezzo di voti, forse due e mezzo, che le opposizioni sostengono siano stati illegalmente validati dal Consiglio elettorale supremo (in turco Yüksek Seçim Kurulu, YSK). Non annullati, come vorrebbe invece esplicitamente l'articolo 98 della legge in materia di elezioni, che considera nulli i voti le cui buste siano compromesse o prive del sigillo necessario.

Circolano online anche video di uomini che nei seggi timbrano con il sì i fogli di voti, uno dopo l'altro, apertamente, davanti alle riprese di telefonini e nonostante l'avviso di chi li sta riprendendo: “State commettendo un crimine”. E poi elettori che escono dalla cabina con i presidenti di seggio per imbucare voti multipli, arresti all'ingresso dei seggi, osservatori allontanati durante l'inizio dei conteggi.

L’Europa è un’avventura
Zygmunt Bauman
 
L'Europa è un'avventura

Laterza
 

Sebbene le storie sulla sua nascita divergano, in tutte l’Europa è il luogo di una civiltà trasgressiva, di un modo di vita allergico alle frontiere, di una cultura intrinsecamente espansiva. Oggi però l’Europa sembra aver perso la sicurezza in se stessa.

 

«Quando la principessa Europa fu rapita da Zeus trasformatosi in toro, suo padre Agenore, re di Tiro in Fenicia (la Siria di oggi), mandò i suoi tre figli maschi alla ricerca della sorella perduta: uno di essi, Cadmo, fece vela verso Rodi, sbarcò in Tracia e vagò per le terre che in seguito avrebbero preso il nome della sia sventurata sorella. Giunto a Delfi, chiese all'oracolo dove si trovasse Europa. Su quel punto la Pizia, fedele alle sue abitudini, si mostrò evasiva, ma fece il favore di regalare a Cadmo un consiglio pratico: "Non la troverai. Prendi invece una vacca: la seguirai pungolandola, ma non lasciarla mai riposare. Nel punto in cui cadrà a terra sfinita, costruisci una città". Ecco la storia dell'origine mitica di Tebe. ... "Cercare l'Europa - così Denis de Rougemont commenta la lezione di Cadmo - significa crearla! L'Europa esiste attraverso la sua ricerca dell'infinito, ed è questo che io chiamo avventura"».

L'Europa oltre gli stati nazionali
Europa sfinita

«Tempi interessanti» (63)

... E' sufficiente leggere gli appelli a sostegno di questa o quella manifestazione per rendersene conto. Quasi tutti a immaginare che l'Europa dovrebbe essere qualcosa che ti assomiglia piuttosto che un modo diverso di pensare e di pensarsi, oltre i paradigmi (e i deliri) degli stati nazionali che hanno fatto del Novecento un immenso campo di battaglia senza ancora aver capito che quelle simbologie e quei confini rappresentavano il brodo di coltura dello “spazio vitale”, dell'“über alles”, del “non nel mio giardino”, del “prima noi”...

Palestina - Israele. 70 anni di guerra
Il muro a Betlemme
A settant’anni dalla Risoluzione Onu che ha sancito la nascita dello Stato di Israele, il conflitto continua. Quali sono i nodi che lo perpetuano? Quanto il bagaglio culturale dei due popoli - storia, memoria, religioni - sono di ostacolo al dialogo? È possibile un futuro di pace? È ancora immaginabile l’opzione dei due stati?
 
Wasim Dahmash e Jeremy Milgrom saranno a Rovereto il 3 e il 4 aprile 2017. L'intellettuale palestinese e il rabbino israeliano parleranno del conflitto che da settant'anni anni coinvolge i due popoli.

Rovereto. Lunedì 3 aprile, ore 19.00, Rotary Club,  Via Carducci 23. Martedì 4 aprile, ore 20.15, Auditorium Istituto don Milani, Via Balista.
Associazione onlus "Pace per Gerusalemme - Il Trentino e la Palestina"

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