"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Europa e Mediterraneo

Capodanno a Sarajevo
Bosnia Erzegovina

29 dicembre 2017 - 3 gennaio 2018

Perché no? Il Capodanno in una delle città più belle e affascinanti del mondo.

Sei giorni attraverso la Costa Dalmata e la Bosnia-Erzegovina, con Capodanno a Sarajevo, la “Gerusalemme dei Balcani”. Un’occasione unica per ammirare queste terre immerse nel sonno invernale; spesso ricoperte di neve che scende a coprire rive di fiumi e boschi, tetti di abitazioni e campagne, croci e mezzelune, avvolgendo con il suo abbraccio una terra ricca di genti, culture e religioni. Tutto questo attraverso la rete di “Viaggiare i Balcani”, per un turismo alternativo e responsabile, per apprezzare e conoscere rispettando culture, storie e luoghi.

Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all'Europa
Immagine della presentazione

Da Pieve di Soligo a Trento, nuova tappa del viaggio

Dopo l'incontro di Pieve di Soligo – “Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale” – a conclusione del V itinerario del "Viaggio nella solitudine della politica", ci siamo interrogati su come dare continuità a quella conversazione, continuità peraltro sollecitata da molte delle persone che vi hanno partecipato. Abbiamo così immaginato di proporvi due o tre cose.

In primo luogo una riflessione da titolo “Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all'Europa” che, proprio a partire dalle idee che ci siamo scambiati nel borgo di Andrea Zanzotto, definisse un profilo nel quale riconoscerci e aprire uno spazio di discussione.

Partendo dalla visione, ovvero dalla tenuta sul piano del pensiero verso un mondo sempre più interconnesso e a geografie variabili che sembra stupirsi di fronte al continuo manifestarsi della crisi della struttura rigida e tutt'altro che resiliente dei confini e degli Stati nazionali sovrani. Per comprendere la fatica delle istituzioni democratiche e dei corpi intermedi deputati alla rappresentanza politica (partiti, movimenti, associazioni, comunità) nel definire il proprio ruolo e i propri strumenti in relazione al "mondo che sarà". E infine per cercare di riportare in superficie la cultura e l'approccio federalista come possibile schema per un ripensamento dell'Europa politica (l'Unione, ma non solo) provando a sfuggire dalle narrazioni troppo retoriche (dalla generazione Erasmus in giù...) e stressare le proposte sul tavolo, come ad esempio il modello da molti sostenuto degli Stati Uniti d'Europa.

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Drammi storici, domande attuali
La copertina del libro

Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 17.30, presso la Sala Aurora di Palazzo Trentini in via Manci 27 a Trento, si svolge la presentazione del libro "Drammi storici, domande attuali. Palestina e Israele. Scenari di guerra, spiragli di pace" (Edizioni Del Faro).

Intervengono Bruno Dorigatti (presidente del Consiglio Provinciale), Massimiliano Pilati (presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani), Erica Mondini (Pace per Gerusalemme). Antonella Carlin coordina il dialogo con alcuni autori dei contributi raccolti a cura di Micaela Bertoldi.

Grazie, un grande abbraccio e cordialmenteCIAO
Marino Vocci in una foto recente

di Melita Richter

(15 dicembre 2017) Ogni morte di una persona cara è dolore sincero. Ma ci sono gli adii che non riusciamo ad accettare. Appena saputo della scomparsa di Marino Vocci da un breve e toccante nota sul fb di Martina, sua figlia maggiore, scrissi di getto la mia prima reazione: «Non ci voglio credere!! non posso credere!!! Accetto soltanto che si sia imbarcato su qualche natante lungo la rotta adriatica... E poi, ci racconterà, come ha sempre fatto, con passione, gioia e parole che abbracciano origini e rive diverse».

Un giorno dopo la sua scomparsa è sempre così.

Marino è vivo nella mia mente. Sento la sua voce, vedo il suo volto, i capelli indomati un po’ più brizzolati ultimamente, la figura un po’ più curva, gli occhi attenti, sinceri, ridenti, caldi e severi quando e quanto necessita.

Ma è soprattutto vivo il suo pensiero e la straordinaria capacità di porre in contatto le persone di diverse origini formative e disciplinari nel dare luogo al confronto di idee, proposte, ricerche, scambio. Solo chi scambia può cambiare, soleva dire. Ci credeva profondamente e agiva in questo modo, consapevole dell’interdipendenza del nostro mondo e del bisogno dell’interlocuzione tra soggetti e memorie diverse. Quell’abilità rara che manca al potere.

Perché dovremmo occuparci della Turchia?
Istanbul

Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa / Centro per la Cooperazione Internazionale è lieto di invitarvi all’incontro organizzato in collaborazione con Amnesty International Trento

Perché dovremmo occuparci della Turchia?

Lunedì 11 dicembre 2017 alle ore 20.30 presso il Centro per la Cooperazione Internazionale, in Vicolo San Marco 1 a Trento.

Autoritarismo, diritti, società civile: negli ultimi anni la Turchia ha conosciuto dei cambiamenti profondi, che ne hanno scosso la struttura politica e sociale. Soprattutto a partire dal tentato colpo di stato del 15 luglio 2016, il governo di Erdogan ha accentuato i suoi tratti autoritari, ha promosso una visione conservatrice e islamista della società, e ha represso ogni fonte di possibile opposizione - a partire dai giornalisti indipendenti, dagli studiosi universitari e dalle organizzazioni per i diritti umani. Qual è oggi la situazione nel paese, e quali sono le prospettive per il futuro? Dove si fonda il consenso per Erdoan e il suo partito? E qual è il ruolo che possono giocare le forze di opposizione e la società civile?

Intervengono: Lorenzo Ferrari, Amnesty Trento; Chiara Maritato, Università di Torino; Fazila Mat, OBC Transeuropa/CCI

Marino Vocci, uomo di confine
In Istria con Marino Vocci (maggio 2017)

(14 dicembre 2017) Marino Vocci se ne è andato martedì sera. Non so per quale approdo questa volta, ma nelle scorse settimane l'ho pensato spesso mentre leggevo le pagine di un libro davvero prezioso come quello di Egidio Ivetic “Un confine nel Mediterraneo” (Viella libreria editrice, 2014), lungo quella terra e quel mare che loro malgrado hanno rappresentato una linea di frontiera fra lingue, credi religiosi e storie.

Marino, istriano di nascita e triestino d'adozione, era uomo di confine laddove questo non era affatto motivo di divisione ma di incontro e di relazioni. Non solo viveva sul “limes”, lo rappresentava nel suo modo di essere, nel suo impegno politico come in quello letterario.

Con Marino ci conoscevamo reciprocamente da tanti anni, ma solo negli ultimi mesi abbiamo avuto modo di incontrarci prima a Pirano e poi a Trieste, proprio in occasione dell'itinerario su quel limes che da Venezia ci portava a Goli Otok, nell'ambito del “Viaggio nella solitudine della politica”. Quella solitudine che Marino nel nostro incontro al Circolo Tina Modotti di Trieste ricondusse alla stanchezza di Alex Langer nelle sue ultime parole: “continuate in ciò che era giusto”. Esortazione disperata, che pure non contraddiceva la fatica del vivere.

Ratko Mladić: la sentenza e le reazioni in Bosnia Erzegovina
Mladic dopo la sentenza

Ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità. È questa la sentenza emessa il 22 novembre dal Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia nei confronti dell’ex capo militare dell’esercito serbo-bosniaco

di Alfredo Sasso *

“Quando non sono più in posizione di abusare di persone indifese, diventano molto fragili”. Così Eric Gordy descrive il comportamento di Ratko Mladi presso il Tribunale dell'Aja per l'ex-Jugoslavia (ICTY). Mladi, da tempo in condizioni di salute precarie, ha esposto al mondo le proprie debolezze fisiche dall’inizio del processo nel 2012 fino all’ultimo atto di ieri, quando durante la lettura del verdetto ha prima richiesto e ottenuto una pausa, e poi inveito con parole stentate e scomposte contro la corte, che l’ha poi fatto allontanare dall’aula. Un’immagine che stride completamente con quel famoso video , impresso nella memoria dei più che hanno conosciuto in vari modi la guerra in Bosnia Erzegovina, che lo ritrae deciso mentre fa ingresso nelle strade di una Srebrenica completamente vuota e conquistata, e che invece di mantenere il presidio in città indica con gesto sicuro la direzione verso Potoari, il villaggio dove si erano rifugiati migliaia di bosniaci musulmani cercando invano protezione dai caschi blu dell’ONU.

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