Cultura

venerdì, 22 gennaio 2016 ore 17:00

Intrecci. Stralci di narrazioni familiari sullo sfondo della «Piccola Europa»
La copertina del libro

"Intrecci. Stralci di narrazioni familiari sullo sfondo della “piccola” Europa" è l'ultimo lavoro editoriale di Micaela Bertoldi che sarà presentato a Trento venerdì, 22 gennaio 2016, alle ore 17.00, presso la sala dell’Associazione Culturale “Antonio Rosmini”. Ne parlerà l’Autrice in dialogo con Fausta Slanzi.

 

 

Trento, Associazione culturale Rosmini, Via Dordi

L\'invito

Mistero napoletano
La copertina del libro

Ermanno Rea

Mistero Napoletano

Vita e passione di una comunista negli anni della guerra fredda.

Einaudi, 1995

 

Un libro straordinario che mi ha fatto riflettere ed amare una città che già era nel mio cuore.

«Forse questo è soltanto un libro di fantascienza. Perché parla di tempo pietrificato e di coscienze espropriate del loro diritto al cambiamento. Oppure è un libro giallo - giallo esistenziale - perché indaga su un suicidio apparentemente senza ragione. Comunque sia, comincia con una serie di rintocchi di non so quale orologio prossimo al luogo dove ho preso in affitto il mio provvisorio alloggio napoletano, rintocchi che hanno la solennità di un ammonimento: il tempo divora ogni cosa. Ma che cosa divora esattamente il tempo? Il professor Aldo Masullo, fulvo filosofo che al fattore tempo ha dedicato molta riflessione, afferma che esso è dolore, passione, cambiamento e perciò "perdita". "Il tempo - spiega - è vivere l'incessante franare del suolo su cui siamo appena passati, sì che ogni volta il presente nasce da una frattura..."...».

 

 

Train de vie, un treno per vivere.
Un\'immagine del film

Uno dei grandi film, sulla shoah e non solo. Train de vie, 1999 del regista rumeno Radu Mihaileanu.

«..."Ridere è un altro modo di piangere" dice il regista, Radu Mihaileanu, la cui famiglia fu internata in un lager. Un dolore atavico il suo, un dolore che viene qua trasfigurato nella risata, ma non per questo sminuito. Nella vita è costante la compresenza di comico e tragico e l'invito pascoliano a cercare nelle cose il loro sorriso e la loro lacrima come due elementi inseparabili è poeticamente vero. Così il regista sceglie di raccontarci in altra forma la tragedia del suo popolo, in modo surreale e ironico, quasi a volerne dissacrare l'orrore. Lo fa ispirandosi all'universo onirico del concittadino Ionesco, al suo teatro dell'assurdo, i cui rimandi la critica ha intravisto, unanime, nel racconto di Mihaileanu, così come ha colto l'evidente richiamo al regista Ernest Lubitsch (ebreo dell'Est come lui) e al suo film "Vogliamo vivere", che nel '42 affrontava per primo in forma di commedia la tematica antinazista, irridendo la tragedia della Shoah...»

http://vk.com/video_ext.php?oid=225133802&id=166640866&hash=151f0c3e94a3c1c6&hd=1

Vetri appannati d'America
Vinicio Capossela

Dall'album: "Da solo"
Testo e musica di Vinicio Capossela

 

 

«Vetri appannati d'America
e tutti se ne sono già andati
restano i bar vuoti, i cani e le strade
gli sgabelli, le corse e le puntate
lontano, lontano, lontano
vi scrivo da molto lontano
tra carni cadenti, stelle cadute e stellette
del cielo in terra e per terra
nel silenzio d'America

Marinai, soldati e i telefoni occupati
e non arrivo ancora a te
funerali e bande, bandiere e fanfare
d'America
sono Jim e sono
unalcohol
sono John e sono
oversize
e grazie Signore per il dono della sobrietà
per farmi accettare quel che non posso cambiare
per il coraggio di fare nell'unione d'anonimi
Dio salvi l'America

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Perdonare

Jacques Derrida

Perdonare 

Raffaello Cortina Editore, 2004

 

Nel 1971, Viktor Jankélévitch risponde alla polemica scoppiata in Francia sulla prescrizione dei crimini hitleriani: il perdono è impossibile perché “é morto nei campi della morte”. Interrogando il testo di Jankélévitch, Derrida si chiede se non sia proprio a partire da questa impossibilità che si possa e si debba pensare il perdono. Il perdono, se ce n’è, non perdona che l’imperdonabile...

L'umanità in tempi bui
L'umanità in tempi bui
Hannah Arendt
 
L'umanità in tempi bui
Riflessioni su Lessing
 
Raffaello Cortina Editore, 2006

 

Com'è possibile che l'idea di umanità, tipica dell'Illuminismo, trovi collocazione nei "tempi bui" brechtiani, in cui le guerre mondiali, i totalitarismi, la Shoah hanno decretato il fallimento dell'eredità umanistica europea? Questa domanda attraversa l'intera opera di Hannah Arendt e diventa occasione per una riflessione sul modo in cui storia personale, passione per la verità e relazioni di dialogo e di amicizia, possono fornire l'autentico contesto della politica.

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L’altra Venezia

Predrag Matvejevic

L'altra Venezia

Garzanti, 2003


«Una Venezia fatta di scrittura che diventa materia e sensazione, materia e sensazione che ci restituiscono quelle che riceviamo da Venezia, sensazioni di umido, di acqua, di marcio, di tempo, di bellezza, di passato, di malinconia, di miraggio, di marmo, di sabbia, di fango, di oro, di sfumato, di splendente, di torbido, di Venezia insomma, dell’indicibile Venezia».

Mediterraneo. Viaggiatori e migranti
La prima di copertina del libro

Vincenzo Consolo

Mediterraneo

Viaggiatori e migranti

Edizioni dell'Asino, 2016

 

«E buttò il bastone ed ivi si fermò, come fa il viaggiatore che si consola del ritorno. Sono le eterne e sempre attuali parole, in questo nostro tempo soprattutto, in questo nostro Mediterraneo di conflitti, di spoliazioni territoriali, di negazioni d'identità, di migrazioni e di diaspore, di ognuno che, esule per desiderio di conoscenza o per costrizione, ritrova la sua terra, il suo cielo, la sua casa». 

Capovolgimenti e storie sovrapposte

«... l'immigrazone dei lavoratori italiani in Tunisia continuò sempre più massiccia. Ci furono vari episodi di naufragi, di perdite di vite umane nell'attraversamento del Canale su mezzi di fortuna. La reggenza francese, di fronte a quel continuo affluire di diseredati, ricorse ai rimpatri. Nei primi cinque anni del Novecento ben 13.000 furono rimpatriati...»

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Paesaggi contaminati
La prima di copertina

Martin Pollak

Paesaggi contaminati

Per una nuova mappa della memoria in Europa

Keller editore, 2016

 

«Modellare il paesaggio era la motivazione, la giustificazione per il genocidio»

Quando i paesaggi idilliaci celano oscuri segreti.

sabato, 12 dicembre 2015 ore 18:00

Papà, mamma e gender
Il libro di Michela Marzano
Michela Marzano
 
Papà, mamma e gender
 
Utet, 2015
 
 
 
Michela Marzano torna a Trento, ospite per la seconda volta di Arcigay, per presentare il suo ultimo libro, "Papà, mamma e gender". Un libro che ha innanzitutto l'obiettivo di fare chiarezza su un tema cruciale come quello del "gender", concetto nato per spiegare le assimetrie di potere tra uomini e donne e per aiutarci a superarle, oggi oggetto di feroci strumentalizzazioni volte a impedire l'avanzamento dei diritti per le persone gay, lesbiche e trans e per riaffermare il predominio dell'uomo sulla donna.

Trento, Centro S.Chiara

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L'ultimo rigore di Faruk
La prima di copertina del libro

Gigi Riva

L'ultimo rigore di Faruk

Una storia di calcio e di guerra

Sellerio, 2016

 

«Sono quasi le 7,30 della sera a Firenze. Nessuna brezza è arrivata a dare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore di consuma il destino di quella che sarà l'ultima Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale».

«... Si è definito il Novecento come il secolo di Sarajevo. I cicli se ne infischiano delle cifre tonde, del tempo così come lo scandiscono gli umani. Un'epoca si esaurisce quando deve e non rispetta le date. Convenzionalmente il Novecento lo si afferma aperto il 28 giugno 1914, con gli spari di Gavrilo Prinzip all'arciduca. Nei libri di storia il rapporto causa-effetto è repentino. Gavrilo preme il grilletto e scoppia la prima guerra mondiale, muoiono quasi dieci milioni di soldati e sei milioni di civili, compreso quelli uccisi dai "danni collaterai", epidemie, carestie, fame. Altrettanto convenzionalmente il secolo si chiude a Sarajevo, emblema di tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta. Naturalmente nessuno azzarda la semplificazione: Faruk sbagliò il rigore e la guerra fu. Suonerebbe blasfemo...»

Forse un po' "jugonostalgico" ma bello il libro che il giornalista Gigi Riva ha dedicato a Faruk Hadzibegic, il terzino e capitano dell'ultima nazionale jugoslava di calcio.

L’ultimo Europeo? Calcio d’inizio...
Ultimo europeo

Un modo diverso per seguire gli europei

https://ultimoeuropeo.wordpress.com/

 

«La vita che ci circonda è priva di concetti ordinatori. I fatti del passato, i fatti delle singole scienze, i fatti della vita ci sovrastano disordinatamente. La filosofia comune e le discussioni giornaliere o si accontentano di frasette liberali di una fede infondata nella ragione e nel progresso oppure si inventano il famoso feticismo dell’epoca, della nazione, della razza, del cattolicesimo, dell’uomo d’intuito, il cui comune elemento negativo è una critica emotiva contro l’intelletto e l’elemento comune positivo è il bisogno di un supporto, di gigantesche ossature fantomatiche, a cui si possono appendere le impressioni, l’unica cosa di cui siamo ancora costituiti».

Robert Musil, “Europa inerme”, 1921

di Federico Zappini

E’ dentro uno scenario paragonabile a quello che Robert Musil descriveva all’inizio del secolo scorso che ci stiamo muovendo. “E’ come nuotare sott’acqua in un mare di realismo, trattenendo il respiro, ostinatamente, ancora un po’ più a lungo: semplicemente con il pericolo che il nuotatore non riemerga più.” Non abbiamo alle spalle una guerra mondiale (anche se scenari di guerra non mancano a ogni latitudine) ma siamo in una fase storica di transizione caotica e spesso violenta. 

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Memorie di Adriano
La coperina

Marguerite Yourcenar

Memorie di Adriano

Einaudi, 1988

 

«Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela, dove un calcolatore abile correggerebbe i suoi errori, dove l'artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato, la natura preferisce ricominciare dall'argilla, dal caos; e questo sperpero è ciò che si chiama l'“ordine delle cose”.»

 

E' rimasto sugli scaffali per molti anni. Mi riproponevo di leggerlo, ogni tanto ne sfogliavo qualche pagina ma poi c'era qualche lettura che si prendeva la precedenza. Ora che il tempo è più dilatato e governabile ho deciso che poteva essere il momento giusto per immergermi nelle memorie di un uomo potente alla fine dei suoi giorni, scritte da una donna dotata di grande sensibilità e che ha dedicato alla ricerca attorno alla vita dell'imperatore Adriano una parte importante della sua vita.

Su questa grande opera di Marguerite Yourcenar sono stati scritti fiumi di parole alle quali è del tutto improbabile aggiungere qualcosa di intelligente. E, ciò nonostante, devo proprio dire che l'ho trovato un testo di riflessione sull'agire umano e sul limite di straordinaria attualità.

 

La guerra verticale
La prima di copertina del libro

Diego Leoni

La guerra verticale

Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918

Einaudi, 2015

 

«Gran parte della fronte italo-austriaca correva sulle cime, quelle cime (l'Adamello, la Marmolada, le Dolomiti orientali) che, prima della guerra, erano già state teatro della sfida turistico-alpinistica fra le borghesie italiana e austro-tedesca. Immaginata e preparata come una sfida di breve durata, la guerra di montagna inchiodò i suoi attori per più di tre anni su un ambiente ostico e ostile, e mai pensato prima come spazio di insediamento di grandi masse. Per rendere possibile questo, per combattere e sopravvivere lassù, gli eserciti si impadronirono dello spazio alpino, delle sue genti, delle sue piante, dei suoi animali, delle sue risorse: lo attrezzarono, lo scomposero, lo ricomposero, lo artificializzarono, portando in quota, che sempre più si elevava, un numero iperbolico di animali, di armi, di mezzi, di tecnologie, di materiali. Misero in campo nuovi saperi e nuove tecniche; svilupparono all'estremo l'alpinismo; e infine sprofondarono nelle viscere della montagna: per difendersi dalla Natura e per offendere il nemico da sotto. Di tutto questo movimento, di questo sistema, di queste trasformazioni, di quel che avevano elaborato i teorici della guerra di montagna, di quel che vissero e videro i combattenti e ne scrissero, del formarsi sul campo di narrazioni e contronarrazioni, miti e antimiti, racconta il libro».

 

 

Las simples cosas
Chavela Vargas con Frida Kahlo

Chavela Vargas, cantante e musicista messicana, interpreta "Las simples cosas" (che Vinicio Capossela ha cantato in italiano in uno dei suoi ultimi album)

https://www.youtube.com/watch?v=z1xWGgmV9TY&feature=player_detailpage

“Uno si separa insensibilmente
dalle piccole cose
come fan le foglie
che in tempo d’autunno
lasciano nudo il ramo
e infine la tristezza
è la morte lenta
delle semplici cose
queste semplici cose
che cadon dolendo
sul fondo del cuore

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