"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Cultura

La città interiore
La prima di copertina del libro

Mauro Covacich

La città interiore

La nave di Teseo, 2017

 

“La città interiore” è un romanzo che ci aiuta ad accostarci ad un luogo sospeso nel tempo, al quale potrebbe aderire perfettamente quel che Winston Churchill usava dire a proposito dei Balcani a proposito del loro “produrre più storia di quanta ne possano digerire”.

Se poi la città di cui stiamo parlando (Trieste) diviene il paradigma di una vicenda famigliare nella quale la complessità conflittuale è rintracciabile in un cognome che muta con lo scorrere del tempo, la matassa diviene difficile da dipanare.

Conta certo la prossimità dei luoghi e una geografia porosa sul piano delle appartenenze nazionali (ovvero culturali e linguistiche), ma non si può certo dire che le vicende novecentesche non ci abbiano messo del loro.

Via dalla città
La copertina del libro

Maurizio Dematteis

Via dalla città

Derive/Approdi

 

La terza uscita della nuova collana comunità concrete affronta e tratta il fenomeno sempre più manifesto del «ritorno alla montagna». Ma tale fenomeno va interpretato come un ritorno di neorurali nostalgici del «tempo che fu»? Come quello di frikkettoni o postsessantottini, pronti a rifiutare comodità e servizi per rinchiudersi in un posto da eremiti? Nient’affatto!

Si tratta piuttosto di cittadini che scelgono di vivere in montagna rivendicando a gran voce servizi e comodità. Persone che, per paradosso, nel momento in cui lasciano i centri urbani di pianura per trasferirsi in montagna, riaffermano il diritto alla città, anche nel cuore delle Alpi. Un diritto alla città inteso come civitas, fatta di legami sociali, servizi e istituzioni capaci di offrire ai cittadini, dovunque risiedano, i vantaggi di una vita, per l’appunto, civile.

Dal libro dell'esodo
Foto di Luigi Ottani

Venerdì 26 maggio 2017, alle ore 18.30, presso la Feltrinelli di Ancona (via Garibaldi 35), Roberta Biagiarelli e Michele Nardelli presentano il volume "Dal libro dell'esodo" Piemme editore.

Nato dal viaggio compiuto nell’agosto 2015 sul confine greco-macedone, il reportage realizzato da Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli, pubblicato nel volume “Dal libro dell’esodo”, accompagna migliaia di persone sulle strade della fuga da guerre e povertà. Una testimonianza intensa ed emozionante: un cammino di sette giorni con i migranti, lungo i binari tra la Macedonia e la Grecia. Le immagini rappresentano la forza e la dignità umana di chi cammina; gli “esiliati” sono consci di esercitare un diritto primordiale: attraversare i territori. Qualcosa di antico, di atavico, ma anche di assolutamente nuovo. Il libro si arricchisce dei testi della parlamentare europea Cécile Kyenge, del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, del ricercatore e saggista Michele Nardelli.

Interviene Roberto Frey, Associazione Festa per la libertà dei popoli.

L'iniziativa è parte integrante della manifestazione regionale "Se vuoi la pace prepara la pace" promossa dell'Università per la Pace delle Marche.

 

Soglie di futuro
La copertina del libro di Luca Mori

Incontro di presentazione di due libri che ci aiutano a pensare l'inedito

Mercoledì 3 maggio, ore 18.00, Impact Hub, Trento

con

Luca Mori
(Utopie di bambini, ed. Ets)

Ugo Morelli
(Noi, infanti planetari, ed. Meltemi)

che dialogano con Soledad Rivas e Federico Zappini

Nella città immaginata da Platone, nella Repubblica, i bambini hanno un ruolo cruciale, perché il modo più semplice per attuare la nuova costituzione consiste, secondo il filosofo, nell’applicarla in una polis di cittadini che non abbiano superato i dieci anni di età. Ciò che Platone non considera è il punto a cui possono spingersi le ipotesi politiche di cui si è capaci fino ai dieci anni.

Islam, tra politica e storia
La Casa della saggezza

Martedì 9 maggio 2017, alle ore 18.00, presso la sala degli Affreschi nella Biblioteca comunale di Trento (Via Roma) ne discutono Massimo Campanini e Margherita Picchi a partire dai loro ultimi lavori editoriali.

Introduce Simone Casalini

La parola Islam è entrata nel discorso pubblico con un'accezione sostanzialmente negativa. L'Islam è il nemico, il radicalismo politico, il terrorismo. Una cultura estranea ai valori occidentali. Questa narrazione, superficiale e insidiosa, ha finito con il comprimere la complessità di un'esperienza religiosa e politica. L'intento dei volumi di Massimo Campanini e Margherita Picchi è quello di ricollocare l'Islam in una dimensione di verità ricostruendo i profili di una religione e di una civiltà che sono parte integrante dell'Occidente.

La democrazia deliberativa, strumento di riconoscimento reciproco fra diversi
Diversità

di Alessandro Branz

(Lunedì 22 maggio 2017, alle ore 17.00, presso la Sala Belli della PAT, presentazione del libro di Antonio Floridia "Un'idea deliberativa della democrazia" - Editrice Il Mulino)

Parafrasando un famoso incipit di un’altrettanto famosa opera, possiamo dire che una nuova idea  di democrazia «si aggira per l’Europa» (e per il mondo): la «democrazia deliberativa». Si tratta di un’idea semplice e complessa nel contempo, secondo la quale in una democrazia una piena legittimazione delle scelte pubbliche e delle decisioni collettive non è solo prodotta dalle procedure istituzionali dettate da una Costituzione, ma è anche (e in misura non minore) il frutto di una discussione pubblica e del confronto fra tutti i soggetti ed i punti di vista interessati. Un modello con una solida base teorica ed antecedenti illustri (la nozione stessa di «deliberazione» può essere ricondotta ad Aristotele), le cui prime elaborazioni risalgono agli anni Ottanta dello scorso secolo e che ha ispirato anche molti modelli sperimentali di costruzione delle politiche, in varie parti del mondo, ovunque con le sue specificità: dal Sudamerica (con i primi «bilanci partecipativi») agli Stati Uniti e all’Australia (con le «giurie dei cittadini» e altre formule simili), sino alla Francia (con il débat public sulle grandi opere).

Finora però, nonostante l’importanza dell’argomento e la grande mole di pubblicazioni, mancava, perlomeno in lingua italiana, un’opera di ricostruzione sistematica dei numerosi studi ed approcci che in vario modo si sono occupati di «democrazia deliberativa» in questi ultimi trent’anni. Ci ha pensato Antonio Floridia, studioso e dirigente del settore «Politiche per la partecipazione» della Regione Toscana, che in un volume denso e ricco di spunti di riflessione ha tratteggiato un affresco esaustivo dei numerosi contributi che filosofi, pensatori e scienziati della politica hanno dedicato all’argomento e dei vari filoni di ricerca che hanno permesso alla «democrazia deliberativa» di affermarsi come un punto di riferimento ormai insostituibile.

A Sarajevo il 28 giugno
La prima di copertina del libro

Gilberto Forti

A Sarajevo il 28 giugno

Adelphi, 1984

 

Fra le proposte letterarie attinenti all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra, segnaliamo A Sarajevo il 28 giugno, opera in endecasillabi di Gilberto Forti. Undici versioni del giorno che (forse) cambiò la storia. Una recensione di Marzia Bona (Osservatorio Balcani Caucaso - Transeuropa)

di Marzia Bona

A Sarajevo il 28 giugno è una raccolta di undici storie che gravitano attorno all’assassinio di Francesco Ferdinando e Sofia Chotek. Ripercorrendo gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, l’attentato all’arciduca – nel quale fu accidentalmente uccisa anche la moglie Sofia – diviene pretesto per scandagliare la figura dell’erede al trono, la sua lunga attesa riempita da passatempi lussuosi, progetti imperiali e imposizioni dettate dall’etichetta di corte. A sua volta, la figura dell’arciduca si fa metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione.

Il libro si lascia alle spalle la narrazione ufficiale degli eventi, per dare spazio e voce a personaggi che – in maniera diversa e a vario titolo – furono testimoni delle vicende. Il risultato è una ricostruzione caleidoscopica, che ripercorre antefatti e conseguenze del 28 giugno 1914. La figura dell’erede al trono, al centro della narrazione, diventa emblema dell’Impero, delle buone intenzioni ingessate dal protocollo, del lato umano di un personaggio passato alla storia come tragico emblema di un casus belli

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