"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Cultura

La democrazia deliberativa, strumento di riconoscimento reciproco fra diversi
Diversità

di Alessandro Branz

(Lunedì 22 maggio 2017, alle ore 17.00, presso la Sala Belli della PAT, presentazione del libro di Antonio Floridia "Un'idea deliberativa della democrazia" - Editrice Il Mulino)

Parafrasando un famoso incipit di un’altrettanto famosa opera, possiamo dire che una nuova idea  di democrazia «si aggira per l’Europa» (e per il mondo): la «democrazia deliberativa». Si tratta di un’idea semplice e complessa nel contempo, secondo la quale in una democrazia una piena legittimazione delle scelte pubbliche e delle decisioni collettive non è solo prodotta dalle procedure istituzionali dettate da una Costituzione, ma è anche (e in misura non minore) il frutto di una discussione pubblica e del confronto fra tutti i soggetti ed i punti di vista interessati. Un modello con una solida base teorica ed antecedenti illustri (la nozione stessa di «deliberazione» può essere ricondotta ad Aristotele), le cui prime elaborazioni risalgono agli anni Ottanta dello scorso secolo e che ha ispirato anche molti modelli sperimentali di costruzione delle politiche, in varie parti del mondo, ovunque con le sue specificità: dal Sudamerica (con i primi «bilanci partecipativi») agli Stati Uniti e all’Australia (con le «giurie dei cittadini» e altre formule simili), sino alla Francia (con il débat public sulle grandi opere).

Finora però, nonostante l’importanza dell’argomento e la grande mole di pubblicazioni, mancava, perlomeno in lingua italiana, un’opera di ricostruzione sistematica dei numerosi studi ed approcci che in vario modo si sono occupati di «democrazia deliberativa» in questi ultimi trent’anni. Ci ha pensato Antonio Floridia, studioso e dirigente del settore «Politiche per la partecipazione» della Regione Toscana, che in un volume denso e ricco di spunti di riflessione ha tratteggiato un affresco esaustivo dei numerosi contributi che filosofi, pensatori e scienziati della politica hanno dedicato all’argomento e dei vari filoni di ricerca che hanno permesso alla «democrazia deliberativa» di affermarsi come un punto di riferimento ormai insostituibile.

A Sarajevo il 28 giugno
La prima di copertina del libro

Gilberto Forti

A Sarajevo il 28 giugno

Adelphi, 1984

 

Fra le proposte letterarie attinenti all’anniversario dello scoppio della Grande Guerra, segnaliamo A Sarajevo il 28 giugno, opera in endecasillabi di Gilberto Forti. Undici versioni del giorno che (forse) cambiò la storia. Una recensione di Marzia Bona (Osservatorio Balcani Caucaso - Transeuropa)

di Marzia Bona

A Sarajevo il 28 giugno è una raccolta di undici storie che gravitano attorno all’assassinio di Francesco Ferdinando e Sofia Chotek. Ripercorrendo gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, l’attentato all’arciduca – nel quale fu accidentalmente uccisa anche la moglie Sofia – diviene pretesto per scandagliare la figura dell’erede al trono, la sua lunga attesa riempita da passatempi lussuosi, progetti imperiali e imposizioni dettate dall’etichetta di corte. A sua volta, la figura dell’arciduca si fa metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione.

Il libro si lascia alle spalle la narrazione ufficiale degli eventi, per dare spazio e voce a personaggi che – in maniera diversa e a vario titolo – furono testimoni delle vicende. Il risultato è una ricostruzione caleidoscopica, che ripercorre antefatti e conseguenze del 28 giugno 1914. La figura dell’erede al trono, al centro della narrazione, diventa emblema dell’Impero, delle buone intenzioni ingessate dal protocollo, del lato umano di un personaggio passato alla storia come tragico emblema di un casus belli

Dall'altra parte
La locandina del film

Osservatorio Balcani e Caucaso è lieto di invitarvi alla proiezione di

Dall’altra parte / S one strane*

(di Zrinko Ogresta, 2016, Croazia-Serbia, 80')

Lunedì 3 aprile 2017, ore 21.00

Cinema Astra, Corso Michelangelo Buonarroti 16, Trento

 

Vesna è una donna di mezza età che vive a Zagabria, dove presta assistenza agli anziani non autosufficienti. Ha due figli grandi: uno sposato e padre, l'inquieto Vlado, e Jadranka, che sta per sposarsi. Una telefonata inattesa del marito la riporta però a un passato dal quale è fuggita 20 anni prima, quando nel suo paese infuriava il conflitto che ha distrutto tante famiglie, inclusa la sua.

Il film affronta il tema del perdono e della difficoltà di saper conciliare, anche in favore di esso, i tanti aspetti delle nostre personalità che si sovrappongono l’una all'altra.


Introduce MARZIA BONA, redattrice e ricercatrice di OBCT

*Film in lingua originale sottotitolato

Ai margini della ferita. Incontro con Sepp Mall
La copertina del libro

 

Un prologo all'itinerario dolomitico del "Viaggio nella solitudine della politica" avrà luogo oggi a Merano nella conversazione con Sepp Mall a partire dal suo romanzo "Ai margini della ferita". Un esempio raffinato di elaborazione del conflitto attraverso l'umanizzazione dei suoi protagonisti che generalmente non fanno storia.

Romanzo che un paio d’anni fa ha inaugurato il progetto “Confini” dell’editore Keller, racconta di due coppie di giovani fratelli, in un’anonima città non molto diversa dalla Merano in cui vive l’autore, negli anni Sessanta del secolo scorso, all’epoca della seconda ondata di attentati che fece impennare la tensione sociale in Alto Adige minando il percorso che avrebbe portato al secondo statuto di autonomia. Mall intreccia la grande storia politica e le piccole storie private dei suoi personaggi adolescenti in una narrazione poetica e toccante, capace di illustrare il passaggio alla vita adulta in un contesto di tensione etnica e turbamenti familiari.

 

Cultura in trasformazione
Immagine della presentazione
Oggi il sapere è sempre più reticolare e diffuso. La centralità delle nuove tecnologie sta contribuendo a fare emergere un particolare tipo di intelligenza collaborativabasata sull’empatia. Per questo c’è bisogno di immaginare nuove formule di progettazione, organizzazione, finanziamento e distribuzione della cultura che siano in grado di agire nella molteplicità. Ora più che mai si avverte la necessità di nuove spinte e proposte, pena la decadenza culturale, morale e umana del nostro paese.

Cultura in trasformazione Il volume raccoglie otto voci: autorevoli di giornalisti, scrittori, filosofi, economisti che offrono un momento di riflessione culturale su quanto si sta facendo, dando testimonianza delle analisi in corso e fornendo uno strumento agile ma esaustivo per comprendere i cambiamenti in atto e le opportunità future.

 

L’altra Venezia

Predrag Matvejevic

L'altra Venezia

Garzanti, 2003


«Una Venezia fatta di scrittura che diventa materia e sensazione, materia e sensazione che ci restituiscono quelle che riceviamo da Venezia, sensazioni di umido, di acqua, di marcio, di tempo, di bellezza, di passato, di malinconia, di miraggio, di marmo, di sabbia, di fango, di oro, di sfumato, di splendente, di torbido, di Venezia insomma, dell’indicibile Venezia».

Scappare la guerra
Migrazioni

Un reportage dal confine greco macedone di Luigi Ottani e Roberta Biagiarelli

28 gennaio/25 febbraio 2017 orari di apertura: sabato dalle 16.00 alle 19.00 / domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00 - Paggeriarte Piazzale della Rosa Sassuolo 

Sabato 28 gennaio ore 18.00: inaugurazione mostra e presentazione del volume “Dal libro dell’Esodo” (Piemme edizioni)

Interverranno Luigi Ottani, Roberta Biagiarelli e Michele Nardelli (ricercatore sui temi della pace, fondatore Osservatorio Balcani Caucaso)

Venerdì 10 febbraio ore 21.00: “Immigrazione, analfabetismo, semplificazione”.

Interverranno Massimo Tesei (Fondatore di Forlì Città Aperta), Asmae Dachan (giornalista italo-siriana) e Roberta Biagiarelli.

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