"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Segni del tempo

Rancheros

«La maledizione di vivere tempi interessanti» (31)


di Michele Nardelli

Malgrado l'augurio di molti, il nuovo anno non si preannuncia tanto diverso da quello che l'ha preceduto. Del resto questo richiederebbe un'inversione di rotta, tanto sul piano globale come su quello regionale nonché dei comportamenti individuali, che appare ben lontana dalla realtà.

Emblematico è quanto sta accadendo negli Stati Uniti d'America. Non mi riferisco al fatto che con ogni probabilità il candidato del campo repubblicano alle elezioni presidenziali sarà un personaggio come Donald Trump (ve lo immaginate comandante in capo dell'esercito più potente del mondo?) con l'effetto quanto meno di spostare a destra l'insieme del confronto politico in quel paese. Bensì ad un fatto minore ma non per questo meno significativo.

Nei giorni scorsi abbiamo ascoltato l'accorato appello di Barack Obama per mettere un freno alla proliferazione delle armi nelle case degli americani, un impegno che il presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto assumere quando aveva la maggioranza in Parlamento e che oggi, alle ultime battute della sua amministrazione, rappresenta poco più di una testimonianza che – prevedibilmente – cadrà nel vuoto anche in considerazione del potere di influenza della lobby delle armi.

Mentre le lacrime rigavano il volto di Obama, nello stato dell'Oregon un gruppo di miliziani armati di tutto punto occupavano la sede del Malheur National Wildlife Refuge, gli uffici di un grande parco naturale (80 mila ettari) per rivendicare il loro diritto di continuare nell'opera di conquista avviata nell'Ottocento. Un antico contenzioso fra rancheros e autorità federali che assume nelle forme di questi giorni un significato che va ben oltre l'immagine country di un west indomito, ben lungi dall'elaborare il tratto fondativo, ovvero la cancellazione delle popolazioni native.

La colt sotto il cuscino rivela quanto sia ancora profonda negli Stati Uniti l'idea del diritto naturale, cultura alla quale è ascrivibile la strage di innocenti contro la quale Barack Obama prova seppur tardivamente a mobilitare la coscienza civile.

Qualcuno ha fatto notare come l'atteggiamento indulgente delle forze dell'ordine verso questa vicenda – “bravi ragazzi” ha subito dichiarato Trump – contrasti con la violenza delle forze dell'ordine verso i giovani neri che protestano per il persistere di discriminazioni ed esclusioni, anch'esso rivelatore delle contraddizioni latenti che percorrono questo paese ancora incapace di fare i conti con se stesso.

Quelle stesse forze dell'ordine che non esitarono qualche mese fa a voltare le spalle in segno di disprezzo verso il sindaco di New York Bill De Blasio, colpevole di aver preso le distanze dal loro modo di affrontare le espressioni del malessere sociale delle popolazioni nere, come quel presidente che hanno mal digerito.

Vetri appannati, su quei bravi ragazzi... "Dio salvi l'America". 

 

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