«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
di Walter Nicoletti *
(3 aprile 2026) Ci sarà pure qualcuno che vorrà finalmente spiegare a quegli iraniani che vogliono la caduta del regime che governa il loro paese da quarantasei anni che ammazzare centottanta bambine, come è avvenuto il 28 febbraio scorso ad opera di missili statunitensi piombati sulla scuola elementare femminile di Minab, farebbe parte di un lucido programma di liberazione dal regime degli Ayatollah e finalizzato a portare la democrazia in Iran.
A quel signor qualcuno bisognerebbe poi chiedere il significato di un’operazione che sta incendiando mezzo mondo e che di fatto ha contribuito a chiudere i rubinetti del petrolio con ripercussioni che sono di gran lunga peggiori del male che si voleva curare. Grazie all’operazione chiamata dagli strateghi del Pentagono e di Tel Aviv Il ruggito del leone (che se rimaneva un semplice ruggito era meglio per tutti), ad oggi ci ritroviamo con il rischio di una catastrofe umanitaria, economica ed ecologica senza precedenti.
«L'intelligenza artificiale e i recenti sviluppi tecnologici si basano sull'idea di un essere umano senza limiti, le cui capacità e possibilità si potrebbero estendere all'infinito grazie alla tecnologia. Così il paradigma tecnocratico si nutre mostruosamente di sé stesso».
Papa Francesco, Esortazione Apostolica Laudate Deum
L'amico Tonino Perna, fratello con il quale ho condiviso una vita di impegno fra il Mediterraneo e le sue sponde divenute approdo di culture, saperi, lingue, civiltà e umanità, mi ha inviato nei giorni scorsi questo grido di dolore che vorrei di condividere con i lettori di questo blog. Quanto accade intorno a noi è motivo di dolore, inquietudine e senso di impotenza. Le guerre sono diventate, senza remora alcuna, lo strumento normale per far valere gli interessi dei più forti. Le nazioni sono ritornate ad essere l'ossessione che vorrebbe giustificare il primato di qualcuno di fronte all'ormai evidente limitatezza delle risorse. Le regole del diritto internazionale vengono stracciate in nome di un presunto scontro di civiltà, senza comprendere che ciascuno è l'esito dell'incontro con l'altro. Mentre la complessità delle crisi e il loro intrecciarsi richiederebbero risposte che solo un cambio di paradigma ci può offrire. Invece prevalgono la barbarie e il sopruso, il cinismo e la tecnoscienza. E l'abisso si avvicina. Lo so, c'è anche dell'altro. Ed è quello al quale ognuno di noi, avvertendone comunque una responsabilità generazionale, cerca di fare con il proprio impegno quotidiano. E' in particolare in questi momenti che la poesia ci può venire in aiuto ed è per questo che le parole di Tonino possono contribuire a scuotere le coscienze. (m.n.)
Che me ne faccio della Intelligenza Artificiale
se sono diventato un animale
violento, cinico, feroce
che non ha più pietà per l’uomo in croce.
Che me ne faccio dell’Intelligenza Artificiale...
La spaccatura tra pm e giudici non realizza la terzietà, la Costituzione viene toccata per altri obiettivi. Che hanno molto a che vedere con il disegno autoritario della destra.
di Andrea Fabozzi *
La bussola da seguire quando si tratta di orientarsi in materia di giustizia, soprattutto in un paese come il nostro dove molti diritti sono scolpiti nella Costituzione e lì restano inattuati e dove a furia di strette autoritarie rischiamo l’asfissia per la «sicurezza», l’unica bussola utile per fare scelte giuste resta quella delle garanzie. Ogni misura, ogni provvedimento di legge che può andare nella direzione di rendere effettive le garanzie – la non discriminazione, la libertà personale, l’uguaglianza davanti alla legge – va valutato positivamente, poco o tanto a seconda di quanto è efficace e di quanto spazio può aprire alla realizzazione dei principi costituzionali. Al contrario bisogna diffidare delle proposte che perseguono l’obiettivo opposto, anche se nella propaganda e persino nella veste formale che assumono si presentano come garantiste. Così è la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, in realtà la divisione della magistratura, per la quale andremo al referendum il 22 e 23 marzo.
Oggi, tra sgomberi dei centri sociali e criminalizzazione dei manifestanti, il conflitto non ha spazio. Coltivarlo è importante.
di Valeria Verdolini *
Torino è stata teatro, nell’arco di poche settimane, di due eventi tra loro connessi, entrambi accaduti lungo corso Regina Margherita. Il primo è stato lo sgombero del centro sociale Askatasuna, il 18 dicembre 2025, preceduto e seguito da una militarizzazione estesa di quel triangolo di città che si chiama Vanchiglia, con la Vanchiglietta, alla confluenza della Dora e del Po. La militarizzazione del quartiere è stata un trauma per gli abitanti: moltissimi sono studenti e giovani famiglie, ci sono scuole, bocciofile, piole, le colline che lo circondano. Askatasuna, un tempo Ex-Opera Pia Reynero, ha condizionato, nel bene o nel male, gran parte dei dibattiti politici sul conflitto e sui movimenti della città sabauda. Dopo lo sgombero, nel contesto esteso dei disordini delle manifestazioni per la Palestina e l’episodio di danneggiamento nella sede della Stampa, il quartiere è stato un susseguirsi di presidi permanenti, costanti controlli diffusi e una sospensione prolungata della normalità urbana che hanno trasformato un’area vitale della città in uno spazio di “democrazia limitata”. Il secondo evento è stata la manifestazione del 31 gennaio 2026, promossa a sostegno dell’attività politica del centro sociale e contro l’attuale torsione securitaria, e sfociata in un pomeriggio di scontri violenti. Sabato la tensione è salita al punto da degenerare in guerriglia urbana; la violenza è stata esercitata, in modo grave, sia dalle forze dell’ordine su molti manifestanti, sia da alcuni manifestanti su un agente di polizia.
di Simone Casalini *
Dunque, dalla metà del 2026 il Trentino avrà il suo Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) che sarà localizzato appena a sud della Motorizzazione, in una palazzina di sei appartamenti che sarà demolita e ricostruita in chiave Panopticon. Il «sorvegliare e punire» di Michel Foucault è transitato nel «rinchiudere ed espellere» perché oggi il soggetto del castigo non è più il delinquente comune, ma il migrante. Che reca con sé una doppia colpa: essersi affacciato nel continente sbagliato e mostrare segni di devianza.
L’accordo con il ministro dell’Interno Piantedosi per la costituzione del Cpr ha almeno due piani politici di lettura. Nel primo è difficile non riconoscere, per quelli che sono i suoi obiettivi e proclami, il successo del presidente Fugatti. Ottiene la realizzazione del Cpr, che nel suo elettorato è uguale a consenso, e il dimezzamento in prospettiva della quota di rifugiati sul territorio provinciale (da 700 a 350).
di Mauro Cereghini
Ci sono segni che spiegano più delle parole. La violenza, l'insulto, il bullismo che vediamo nei gesti politici contemporanei ci dicono di un tempo nuovo, in cui sono immersi tanto i leader quanto i loro governati. Il tempo della cattiveria.
(29 agosto 2025) Il presidente turco Erdogan ha sorriso leggermente quando, incontrando la Presidente della Commissione Europea von der Layen insieme al Presidente del Consiglio UE Michel, ne ha palesemente sminuito il ruolo politico sedendola defilata rispetto al collega maschio. Il ministro israeliano Gvir invece è apparso tronfio mentre illustrava le foto sulla distruzione di Gaza appese nei corridoi di un carcere. “I detenuti palestinesi le devono vedere tutti i giorni, uno di loro ha anche riconosciuto i resti della sua casa” – ha commentato compiaciuto, concludendo – “Così dev'essere”. Più esplicito ancora il presidente USA Trump all'inaugurazione del controverso centro di detenzione per migranti irregolari nelle paludi della Florida: “Gli alligatori come guardie costano poco”.
di Federico Zappini
(6 settembre 2025) Ogni città possiede ed elabora un proprio vocabolario. Gesti, luoghi, sentimenti, movimenti. C’è chi arriva, chi parte, chi resta. Perché si parte? Perché non lo si fa? E ancora, cosa serve ad una città per essere riconosciuta come luogo nel quale investire un pezzo della propria esistenza?
Questi interrogativi mi accompagnano da qualche tempo. Si sono rafforzati con l’ormai prossima partenza – direzione sud – di una carissima amica. Una studiosa di grande sensibilità, ricercatrice vivace e militante, compagna di riflessioni su politiche trasformative per le terre alte, cultura e welfare di prossimità, partecipazione civica e animazione comunitaria. La sua scelta mi ha colpito profondamente. Sul piano personale, certo, ma anche per un segnale più generale che mi sembra ci inviti a cogliere. Non “solo” una perdita individuale, ma una linea di faglia su cui ci muoviamo.