"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Pace e diritti umani

Il Cantiere di Pace in assemblea
Ucraina e amianto

il 24 febbraio, primo anniversario dell’inizio dell’assurdo attacco militare della Russia all’Ucraina, si avvicina. Come abbiamo scritto nella precedente email (vedi di seguito), riteniamo urgente ed essenziale ritrovarci come assemblea del Cantiere di Pace per un incontro di verifica, di scambio di valutazioni ed analisi, nonché di riorganizzazione e “aggiustamento” delle nostre azioni e proposte in modo tale da affrontare nel migliore dei modi la nuova fase del conflitto e le sue ricadute in ambito locale e nazionale.

Per questo, rinnoviamo l’invito all’assemblea che si terrà

sabato 21 gennaio, dalle 9:30 alle 12:00 circa
presso la sala circoscrizionale di via Verruca, 1 a Piedicastello di Trento.

 

"In questi lunghi mesi di guerra abbiamo cercato, nonostante le difficoltà, di tenere alta l’attenzione e l’impegno per promuovere un’altra soluzione al conflitto ucraino e per ribadire in tutti i luoghi e tutte le sedi della vita civile e politica la via della pace e del superamento nonviolento dei conflitti.

Facciamo quello che possiamo, chi sul fronte della solidarietà concreta e degli aiuti diretti alle popolazioni civili, chi nell’attivismo per la pace, chi ancora sul fronte della formazione e della comunicazione.

Una via d'uscita dall'escalation
Ucraina. Foto Avvenire

Prendiamoci il tempo. Ora.

di Mauro Magatti *

Ricapitoliamo: Putin pensava che l’annessione del Donbass potesse avvenire a seguito di una veloce azione militare (l’«operazione speciale»), che poi un governo filorusso imposto a Kiev avrebbe ratificato, come era già successo con la Crimea. Piano fallito. L’Ucraina ha reagito e ha resistito anche grazie al sostegno dei Paesi occidentali.

Così, col passare dei mesi, l’esercito di Kiev ha avviato un’importante controffensiva, tanto da spingere Zelensky a porre la riconquista della Crimea come condizione per la fine della guerra. A quel punto, Putin ha annunciato una mobilitazione più larga, che ha suscitato obiezioni e reazioni interne, ma ha portato la Russia a fermare l’avanzata ucraina e a riconquistare qualche lembo di terra. E siamo così alla decisione della Nato di inviare alcune decine di carri armati più potenti per sostenere una nuova controffensiva ucraina. Nel contempo, la Russia si prepara a una nuova azione primaverile, forse coinvolgendo la Bielorussia.

A un anno di distanza dall’inizio delle ostilità, una cosa è chiara: la Russia non può perdere, perché la sua disfatta comporterebbe non solo la caduta del regime di Putin ma un trauma identitario i cui esiti sono ignoti. Da una sconfitta militare potrebbe forse nascere un governo più democratico e filoccidentale, ma anche un regime ancora più autoritario e violento. D’altro canto, anche l’Occidente non può perdere. Se dopo aver aiutato l’Ucraina, la Russia dovesse riuscire a sfondare grazie alla superiorità numerica, il disastro sarebbe totale. Il messaggio che si voleva trasmettere a tutti gli autocrati del mondo si tramuterebbe nel suo contrario. Il conflitto, dunque, si avvita su sé stesso. Secondo molti osservatori si va verso una guerra di logoramento di lungo periodo.

 

Con le donne e i giovani che lottano in forma nonviolenta contro l'autoritarismo e per la libertà
Manifestazione donne iraniane

Cgil Cisl e Uil del Trentino vi invitano a partecipare al presidio che si svolgerà venerdì 28 ottobre 2022, alle ore 18.00 in Piazza d'Arogno a Trento

Dopo la morte, durante un fermo di polizia, di Mahsa Amini accusata di non indossare adeguatamente il velo, le proteste di giovani e donne da alcune settimane stanno infiammando diverse città iraniane contro le autorità del regime degli Ayatollah.

Dal 16 settembre ad oggi le prime stime parlano di quasi 250 morti e di oltre 12.000 arresti come conseguenza degli scontri tra manifestanti e forze di polizia iraniane. Intanto varie forme di ribellione alle leggi più oscurantiste, in particolare nelle Università del paese, proseguono nonostante i tentativi del regime di soffocare le proteste.

Per testimoniare la solidarietà della popolazione trentina verso i giovani, le donne e coloro che protestano a Teheran e in tutte le città del paese, per reclamare la fine delle violenze sui cittadini inermi e per chiedere la liberazione della giovane italiana Alessia Piperno ancora in arresto in Iran, ci vediamo venerdì alle 18.00 in Piazza d'Arogno (dietro il Duomo) a Trento.

Tacciano le armi, negoziato subito!
La locandina dell'evento

Per la pace, per l'interruzione immediata dei bombardamenti, per il ritiro delle truppe russe, per la fine dell'occupazione dell'Ucraina. Venerdì pomeriggio anche in Trentino scenderemo in piazza per ribadire che va percorsa una via diplomatica alla risoluzione del conflitto scoppiato nel cuore dell'Europa a causa di una brutale e ingiustificata invasione decisa dal regime di Putin.

Crediamo nella pace oggi più che mai proprio perché si parla di escalation e di possibile utilizzo di ordigni atomici. La pace è¨ l'unica strada possibile per evitare l'olocausto nucleare. Crediamo nella necessità di far tacere le armi per imboccare una strada che porti davvero ad una Ucraina libera, indipendente e pacificata. Crediamo nella necessità di una tregua per soccorrere le vittime di questa guerra. Crediamo nel dialogo e nella diplomazia come forma di risoluzione delle controversie internazionali.

Noi tutti siamo dalla parte degli aggrediti che si difendono da un'invasione e da una occupazione. E sappiamo che solo una pace giusta può garantire agli ucraini di poter finalmente vivere sicuri e in libertà.

Ora tocca a tutti noi dimostrare con le parole e con le azioni che si può essere vicini e solidali con la popolazione ucraina e allo stesso momento essere veri operatori di pace.

Per questo saremo in piazza venerdì 21 ottobre alle ore 17.30 in piazza d'Arogno a Trento

Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Cgil del Trentino, Arci del Trentino, Acli Trentine, Cantiere di Pace

Temi e metodi di pace per l'innovazione didattica
Kiev, speranze di pace

Temi e metodi di pace per l'innovazione didattica

Corso di formazione rivolto ai docenti della Provincia autonoma di Trento

Liceo da Vinci, Trento

ottobre - novembre 2022

 

Lo scoppio della guerra russo-ucraina è venuto ad interpellare le coscienze democratiche in più forme e maniere: dalla maturazione della consapevolezza che occorre ripensare e ridiscutere i temi della guerra e della pace guardando alle mutate fattezze dello scenario contemporaneo, attraversato da tensioni geopolitiche in parte inedite, al rinnovato richiamo di responsabilità dal quale si sono trovate investite le istituzioni democratiche, sollecitate a contribuire ad un’effettiva educazione alla pace. Tali appelli raggiungono anche il mondo scolastico, configurandosi ad un tempo come sfida didattica: innovare le forme dell’insegnamento per attivare apprendimenti capaci di formare futuri cittadini del mondo, consapevolmente e responsabilmente promotori di pace. Una sfida che non viene solo a riguardare il recentemente introdotto insegnamento trasversale di educazione civica e alla cittadinanza, configurandosi come ad esso previa e più fondamentale, interessando la scuola nel suo complesso e tutti gli insegnamenti disciplinari a livello curricolare.

C'è un modo diverso di lavorare per la pace: pensare futuri desiderabili
Tregua di Natale

È possibile riproporre qualcosa di simile alle "tregue natalizie" della Prima guerra mondiale, quando i soldati uscirono dalle trincee e iniziarono a fraternizzare? Immaginiamo un accordo

di Marianella Sclavi*

(21 ottobre 2022) C'è qualcosa di profondamente assente e gravemente sbagliato, nel dibattito in corso sulla guerra in Ucraina, come ha sottolineato Adriano Sofri. Chi non sa nulla di gestione alternativa dei conflitti è convinto che per porre termine a un conflitto bisogna ragionare sulla sua soluzione, e su queste basi cercare un accordo. Ma questo vale unicamente per i casi più semplici e in fondo banali. Nei casi più complessi la via della soluzione è esattamente l’opposto: si deve smettere di discutere sugli esiti e creare contesti nei quali gli attori in gioco possano uscire dai ruoli che li ingessano e immaginare liberamente dei futuri desiderabili. Dal primo Camp David del 1978, all’Accordo di pace del 1992 sulla guerra civile in Mozambico, grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, all’accordo del 2016 che ha posto fine a 50 anni di guerra civile in Colombia, è ampiamente dimostrato che è l’ascolto attivo e la convergenza sui futuri desiderabili la via maestra per porre fine al conflitto “intrattabile”.

 

La pace non si costruisce nel territorio della guerra
La brochure del percorso

Nell'ambito delle manifestazioni programmate per l'inaugurazione della nuova Biblioteca comunale di Baselga di Piné, viene realizzato nei mesi di luglio e di agosto un percorso di dialoghi filosofici coordinato dalla prof. Marta Villa dell'Università di Trento.

Il 27 luglio 2022, alle ore 10.00, si svolge un dialogo da titolo "La pace non si costruisce nel territorio della guerra", che vedrà in dialogo Michele Nardelli e Massimiliano Pilati.

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