«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
«La maledizione di vivere tempi interessanti» (138)
di Michele Nardelli
(12 marzo 2025) No, non è una fuga. Piuttosto, se si vuole, una boccata d'aria fresca. Così ho messo insieme il bisogno di completare le interviste/conversazioni che mi ero ripromesso nel viaggio dell'estate scorsa e ben raccontato dall'amico Domenico (https://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=5120), e la necessità di vedere da vicino quel vero e proprio “sollevamento popolare” che sta attraversando la Serbia e contagiando la regione, per darmi una certa distanza dalla ritualità velenosa e gridata che segna il dibattito pubblico nostrano.
In questi giorni ricordavo la conversazione che Marzio Breda ebbe con Andrea Zanzotto (che poi diede il là ad un libro di straordinaria attualità dal titolo “In questo progresso scorsoio”), nella quale il poeta di Pieve di Soligo si esprimeva così: «Se qualcuno mi chiedesse d'esporre la mia poetica, d'impulso risponderei: non abbaiare».
Che, riferito ai nostri giorni, mi viene di tradurre in questo modo: meno il pensiero è profondo, più i toni si alzano. E così la proposta di Michele Serra di considerare l'Europa politica un progetto ineludibile, diviene in questo paese motivo di scontro anziché di dialogo fra diversi. Che cos'era la Costituzione italiana se non questo? E che cosa chiedono i ragazzi che hanno animato ed animano il risveglio popolare della Serbia?
Il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad con il suo carico di vittime, un governo senza contrappesi che cerca di insabbiare l'accaduto a suggello del clima di impunità che regna in Serbia, la decisione di riprendere l'estrazione del litio per l'industria dell'automotive con effetti devastanti sul piano ambientale, hanno fatto da detonatore ad un movimento che scuote in forme inedite il regime di Belgrado. E che sembra coinvolgere un po' tutta la regione, dalla Bosnia Erzegovina (con un risveglio civico che si scontra con la divisione su base “etnica” del paese ma anche con l'onda lunga di un nazionalismo mai domo) alla Grecia (le grandi proteste per l'insabbiamento delle responsabilità per il più grande incidente ferroviario della storia di quel paese).
“Svegliati
sta succedendo qualcosa
non posso dirti chiaramente cosa sia
non è bugia, non è verità
ma sento che a lungo durerà”
I versi della poesia di Duško Trifunović letti in questi mesi nelle piazze della Serbia ci dicono come la lotta alla corruzione, per la democrazia e per la difesa dell'ambiente potrebbero saldarsi oltre la rappresentazione dell'attuale sistema partitico, diventando un programma politico costruito dal basso che, oltre ai giovani protagonisti delle marce di queste settimane, coinvolge settori sempre più ampi ed eterogenei di popolazione.
Quali saranno gli sviluppi di questo “sollevamento” è difficile prevederlo, ma per la vastità e il sostegno diffuso non sembra affatto un fuoco di paglia.
Così il 15 marzo in piazza a Belgrado insieme a centinaia di migliaia di manifestanti ci sarò anch'io, per comprendere di persona quel che sta accadendo in quello straordinario caleidoscopio che per me sono stati e continuano ad essere i Balcani. E per distanziarmi dal dibattito avvelenato che segna da tempo il nostro paese e più in generale un'Europa che ancora non sa costruire una propria strada di pace in un pianeta sempre più dilaniato dalle guerre, dalle logiche imperiali delle imprese globali e da un modello di sviluppo che ci sta portando sull'orlo del baratro.
Oltre a Belgrado nei prossimi giorni andrò a visitare la Valle della Drina, a rischio di devastazione per le scelte governative di appalto alle multinazionali per l'estrazione del litio e a Sarajevo dove farò una serie di incontri dedicati al tema che è stato oggetto del libro “Inverno liquido” ovvero l'impatto della crisi climatica sull'ecosistema montano (e che avrà un momento di presentazione nella capitale bosniaca a fine ottobre), alla cooperazione di comunità e al tema dell'elaborazione del conflitto, anche a partire dal libro di Simone Malavolti sulla vicenda di Prijedor negli anni '90 (https://www.michelenardelli.it/commenti.php?id=5196).
Ho imparato proprio lì ad avere uno sguardo strabico sul mondo.
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