«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Viaggio alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche di Boemia e Moravia. Dal 2 al 7 giugno.
Il viaggio verrà presentato a Trento giovedì 9 aprile 2015 (ore 18.30, Café de la Paix) anche attraverso la degustazione di vini della Moravia (incontro annullato)
Regno di Boemia, Grande Moravia, Cecoslovacchia, Protettorato di Boemia e Moravia, Repubblica Socialista Cecoslovacca, Repubblica Ceca … dietro ai tanti nomi che nel corso della storia li hanno definiti, di qua e di là dei confini che li hanno uniti e divisi, troviamo territori magici tutti da scoprire. Non solo Praga e il suo Castello: tra vigneti e campi di grano, grandi cittadine e piccoli borghi, castelli e cantine, possiamo trovare secoli di storia che si sono sedimentati in paesaggi rurali e urbani bellissimi e ancora poco conosciuti. Un viaggio nel fascino discreto della Mitteleuropa, oltre il Danubio, seguendo itinerari non convenzionali.
“La vite oltre il Danubio” è un viaggio ideato dall’associazione Imperial Wines (www.imperialwines.org) ed organizzato da Viaggiare i Balcani (www.viaggiareibalcani.it) in collaborazione con Alterna Tours (www.alterna-tours.com)
Dal 27 al 29 marzo 2015 a Prijedor e Dubica (BiH) un programma di visite ed incontri con Slow Food Convivium Potkozarje Podgrmec (Slow Food dell'area del Monte Kozara e Monte Grmec) in Bosnia Erzegovina. Partecipano Michele Nardelli e Annalisa Tomasi.
Full facebook profile: https://www.facebook.com/SFPotkozarjePodgrmec
E' il tema dell'attraversamento il centro dell'intervento di Michele Nardelli in occasione della presentazione, venerdì scorso, a Trieste della rete di Terra Madre Balcani e dei viaggi del turismo responsabile nell'Europa di mezzo. Parole che invocano un cambio di pensiero, anche di fronte alle ormai quotidiane tragedie del mare.
di Michele Nardelli
Di che cosa stiamo parlando? Parliamo di Europa, anzi del cuore dell'Europa. E dunque di noi.
C'è un passaggio particolare che mi ha colpito nell'ultimo libro di Paolo Rumiz “Come cavalli che dormono in piedi”. Scrive Rumiz: «...Vado in treno, naturalmente, perché il viaggio è sogno, e io covo una nostalgia insana del vecchio Orient Express e del train de nuit Lubiana-Mosca dal samovar fumante in fondo al corridoio. Parto per maledire lo squallore dell'oggi, perché persino durante la Guerra fredda andare ad est era più facile e la rete di ferro tagliava fiumi foreste e montagne meglio che in questi tempi ipocriti in cui, nonostante i proclami, c'è meno Europa di cento anni fa».
Sì, meno Europa di cent'anni fa. Perché nonostante le istituzioni, le regole, la velocità nelle comunicazioni, nella cultura (o semplicemente nel sentire) delle persone siamo ancora immersi nel delirio degli stati nazione.