"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Biblioteca

Mediterraneo. Viaggiatori e migranti
La prima di copertina del libro

Vincenzo Consolo

Mediterraneo

Viaggiatori e migranti

Edizioni dell'Asino, 2016

 

«E buttò il bastone ed ivi si fermò, come fa il viaggiatore che si consola del ritorno. Sono le eterne e sempre attuali parole, in questo nostro tempo soprattutto, in questo nostro Mediterraneo di conflitti, di spoliazioni territoriali, di negazioni d'identità, di migrazioni e di diaspore, di ognuno che, esule per desiderio di conoscenza o per costrizione, ritrova la sua terra, il suo cielo, la sua casa». 

Capovolgimenti e storie sovrapposte

«... l'immigrazone dei lavoratori italiani in Tunisia continuò sempre più massiccia. Ci furono vari episodi di naufragi, di perdite di vite umane nell'attraversamento del Canale su mezzi di fortuna. La reggenza francese, di fronte a quel continuo affluire di diseredati, ricorse ai rimpatri. Nei primi cinque anni del Novecento ben 13.000 furono rimpatriati...»

Paesaggi contaminati
La prima di copertina

Martin Pollak

Paesaggi contaminati

Per una nuova mappa della memoria in Europa

Keller editore, 2016

 

«Modellare il paesaggio era la motivazione, la giustificazione per il genocidio»

Quando i paesaggi idilliaci celano oscuri segreti.

Papà, mamma e gender
Il libro di Michela Marzano
Michela Marzano
 
Papà, mamma e gender
 
Utet, 2015
 
 
 
Michela Marzano torna a Trento, ospite per la seconda volta di Arcigay, per presentare il suo ultimo libro, "Papà, mamma e gender". Un libro che ha innanzitutto l'obiettivo di fare chiarezza su un tema cruciale come quello del "gender", concetto nato per spiegare le assimetrie di potere tra uomini e donne e per aiutarci a superarle, oggi oggetto di feroci strumentalizzazioni volte a impedire l'avanzamento dei diritti per le persone gay, lesbiche e trans e per riaffermare il predominio dell'uomo sulla donna.

L'ultimo rigore di Faruk
La prima di copertina del libro

Gigi Riva

L'ultimo rigore di Faruk

Una storia di calcio e di guerra

Sellerio, 2016

 

«Sono quasi le 7,30 della sera a Firenze. Nessuna brezza è arrivata a dare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore di consuma il destino di quella che sarà l'ultima Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale».

«... Si è definito il Novecento come il secolo di Sarajevo. I cicli se ne infischiano delle cifre tonde, del tempo così come lo scandiscono gli umani. Un'epoca si esaurisce quando deve e non rispetta le date. Convenzionalmente il Novecento lo si afferma aperto il 28 giugno 1914, con gli spari di Gavrilo Prinzip all'arciduca. Nei libri di storia il rapporto causa-effetto è repentino. Gavrilo preme il grilletto e scoppia la prima guerra mondiale, muoiono quasi dieci milioni di soldati e sei milioni di civili, compreso quelli uccisi dai "danni collaterai", epidemie, carestie, fame. Altrettanto convenzionalmente il secolo si chiude a Sarajevo, emblema di tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta. Naturalmente nessuno azzarda la semplificazione: Faruk sbagliò il rigore e la guerra fu. Suonerebbe blasfemo...»

Forse un po' "jugonostalgico" ma bello il libro che il giornalista Gigi Riva ha dedicato a Faruk Hadzibegic, il terzino e capitano dell'ultima nazionale jugoslava di calcio.

Scontro di civiltà? Alla ricerca di un'altra storia. Una bibliografia.
Alhambra

(26 febbraio 2016) Nell'itinerario proposto dall'associazione “territoriali#europei” che abbamo intitolato "Fra il non più e il non ancora" consiglieremo, di volta in volta, una bibliografia sull'argomento trattato, affinché le persone che lo vorranno possano approfondire la loro conoscenza. Costruendo così una piccola biblioteca sul presente. Questa la bibliografia suggerita per l'incontro del 26 febbraio scorso (il resoconto lo potete trovare nel Diario di bordo, qui a fianco). Se avete altri suggerimenti, andremo ad integrare volentieri la biblioteca on line.

 

 

Memorie di Adriano
La coperina

Marguerite Yourcenar

Memorie di Adriano

Einaudi, 1988

 

«Là dove un tessitore rattopperebbe la sua tela, dove un calcolatore abile correggerebbe i suoi errori, dove l'artista ritoccherebbe il suo capolavoro ancora imperfetto o appena danneggiato, la natura preferisce ricominciare dall'argilla, dal caos; e questo sperpero è ciò che si chiama l'“ordine delle cose”.»

 

E' rimasto sugli scaffali per molti anni. Mi riproponevo di leggerlo, ogni tanto ne sfogliavo qualche pagina ma poi c'era qualche lettura che si prendeva la precedenza. Ora che il tempo è più dilatato e governabile ho deciso che poteva essere il momento giusto per immergermi nelle memorie di un uomo potente alla fine dei suoi giorni, scritte da una donna dotata di grande sensibilità e che ha dedicato alla ricerca attorno alla vita dell'imperatore Adriano una parte importante della sua vita.

Su questa grande opera di Marguerite Yourcenar sono stati scritti fiumi di parole alle quali è del tutto improbabile aggiungere qualcosa di intelligente. E, ciò nonostante, devo proprio dire che l'ho trovato un testo di riflessione sull'agire umano e sul limite di straordinaria attualità.

 

La guerra verticale
La prima di copertina del libro

Diego Leoni

La guerra verticale

Uomini, animali e macchine sul fronte di montagna 1915-1918

Einaudi, 2015

 

«Gran parte della fronte italo-austriaca correva sulle cime, quelle cime (l'Adamello, la Marmolada, le Dolomiti orientali) che, prima della guerra, erano già state teatro della sfida turistico-alpinistica fra le borghesie italiana e austro-tedesca. Immaginata e preparata come una sfida di breve durata, la guerra di montagna inchiodò i suoi attori per più di tre anni su un ambiente ostico e ostile, e mai pensato prima come spazio di insediamento di grandi masse. Per rendere possibile questo, per combattere e sopravvivere lassù, gli eserciti si impadronirono dello spazio alpino, delle sue genti, delle sue piante, dei suoi animali, delle sue risorse: lo attrezzarono, lo scomposero, lo ricomposero, lo artificializzarono, portando in quota, che sempre più si elevava, un numero iperbolico di animali, di armi, di mezzi, di tecnologie, di materiali. Misero in campo nuovi saperi e nuove tecniche; svilupparono all'estremo l'alpinismo; e infine sprofondarono nelle viscere della montagna: per difendersi dalla Natura e per offendere il nemico da sotto. Di tutto questo movimento, di questo sistema, di queste trasformazioni, di quel che avevano elaborato i teorici della guerra di montagna, di quel che vissero e videro i combattenti e ne scrissero, del formarsi sul campo di narrazioni e contronarrazioni, miti e antimiti, racconta il libro».