"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

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La Trento che vorrei...unplugged
La locandina
Un appello per un incontro di parole e azioni

Sabato 23 novembre, ore 14.00 - 19.00
Kripta du cirque, via Torre d'Augusto 22 - Trento (davanti a Bookique)
 
Quando qualche mese fa lavoravamo alla stesura de La Trento che vorrei abbiamo scelto la metafora del fiume da riportare in città per descrivere la nostra idea di Politica di prossimità, vitale e generativa. Il nostro contributo al dibattito cittadino - un po’ statico - è quello di mettere a disposizione un luogo di incontro per tutti/e quelli che sentono l’urgenza di un cambio di passo, di dar forma a una possibile alleanza di corpi e menti capaci di immaginare l’inedito.
 
Un grande convivio.
Ecco cosa ci serve adesso.
[…] Portate quel che serve per fare bisboccia e dibattito.
 
Quando ci incontriamo? Facciamolo presto. Parliamo della città e aiutiamoci a comprendere le sfide del suo futuro. In luoghi accoglienti, con un orario d’inizio ma non uno di fine. Sperimentando metodi coinvolgenti, lasciando le zone di comfort e contaminandoci con l’altro da noi. Con il comune obiettivo di chiarirci le idee e re-imparare a curare i punti di crescenza delle nostre comunità, oggi così fragili e smarrite. Dialogando per conoscere e conoscersi. Per immaginare e progettare, cooperando. Per creare senso condiviso e terreni comuni per l’azione. Per fare Politica, dando coralità alle tante sfumature che ci compongono. Per la Trento che vorremmo. Che vogliamo.

Nuove geografie per leggere il presente
Mappe

di Michele Nardelli

 

Le carte geografiche corrispondono alle visioni del tempo. Così per secoli abbiamo immaginato che la nostra parte di mondo fosse più rilevante di quel che era nella realtà, come a rendere oggettivo il dominio sul resto del pianeta. Non era solo la storia ad essere scritta dai vincitori, anche la geografia seguiva tendenzialmente questa logica. Storia e geografia corrispondevano del resto ad un umanesimo narciso e povero di mondo, intento – nella sua ipocrisia – a proclamare un diritto internazionale asimmetrico e largamente inesigibile.

La Carta di Peters (1973) ha incominciato a raddrizzare le cose, rispettando le dimensioni reali dei continenti, le proporzioni, le distanze, compresa la colorazione degli Stati non più riconducibili ai possedimenti coloniali. A venir messe in discussione in maniera evidente, oltre alle carte, era la pretesa oggettività dei geografi, a testimonianza del fatto che la geografia è una materia viva, in continuo divenire ed in stretta relazione – come ogni sapere – al carattere multidisciplinare della conoscenza. Malgrado ciò, ancora oggi è la Carta di Mercatore (1569) ad essere quella di maggior uso comune. Ed un neocolonialismo a colorare di fatto nuove egemonie.

La Trento che vorrei. Le parole (prima parte)
Immagine dell'incontro

Buongiorno a tutti e a tutte!

Sabato 23 novembre ci siamo lasciati con la promessa di non chiudere il convivio in quella giornata e con una domanda: a cosa servono questi incontri?

Ce lo siamo chiesti, a lungo, sabato scorso. Aiuto reciproco, memoria di sé, traduzione e storia, persone e intersezioni, culture e comfort zone, economie e cura, città e società: da qui siamo partiti. Per rilanciare un dibattito troppe volte addormentato, per iniziare un percorso.

È passata quasi una settimana, e stiamo cercando di mettere in fila un po' di quello che ci siamo detti: lo facciamo partendo con gli interventi della prima parte del pomeriggio di sabato (in allegato).

 

 

 

La memoria di sé. Un racconto della città di Trento e dei suoi cambiamenti nell'ultima frazione di secondo
Kapla

di Michele Nardelli

Se considerassimo il calendario geologico, scala di grandezza in cui l'intera storia della Terra viene compressa nell'arco di un anno – esercizio che dovremmo considerare per avere un atteggiamento rispettoso verso il pianeta e la natura nonché per comprendere la limitatezza delle nostre esistenze – l'ultimo secondo di questa simulazione corrisponderebbe a centoquarantaquattro anni.

Non preoccupatevi, non intendo prendere in considerazione quest'ultimo secondo e pertanto tornare alla città di Trento del 1875, anche se averne memoria non sarebbe affatto inutile. Saremmo già, a ben vedere, nella città asburgica e alle principali scelte urbanistiche che daranno corpo nei decenni successivi alla Trento moderna, a cominciare dallo spostamento dal centro della città del corso del fiume Adige (1858).

 

L'improbabile di fronte a noi
Paul Klee

di Michele Nardelli

(12 settembre 2019) Non è facile esprimere una valutazione sul nuovo governo. In assenza di una visione comune, di fronte al carattere generico dei punti programmatici, preso atto di un profilo della squadra di governo che risponde più agli equilibri interni ai partiti che all'autorevolezza dei ministri designati, è il lungo ed articolato discorso di Giuseppe Conte in Parlamento ad indicare le linee d'azione per un governo che si vorrebbe di legislatura ma soprattutto di svolta. Un discorso che merita attenzione, al di là del suo segnare un argine – speriamo non momentaneo – alla deriva autoritaria, sovranista ed antieuropea verso la quale stava naufragando questo paese.

Quando indicavo la necessità di tentare l'improbabile1, avevo in cuor mio un'altra idea di ciò che immaginavo potesse significare imprimere un cambio di sguardo. Realisticamente, era difficile immaginare che da una politica in profonda crisi potesse emergere un diverso profilo, ma la storia non procede mai in maniera lineare, piuttosto invece per accelerazioni improvvise, come è stato negli anni '60 o nell'ultimo decennio del secolo scorso.

Devo riconoscere che il discorso del Presidente del Consiglio sembra proporre una di queste accelerazioni, aprendo – più di altri che l'hanno preceduto e che vedevano il sostegno della sinistra parlamentare – spazi di dialogo e di interlocuzione solo qualche mese fa inimmaginabili.

E' quindi con un atteggiamento aperto e costruttivo che provo ad indicare quello di cui a mio avviso avremmo bisogno per segnare effettivamente una svolta, tanto sul piano della visione come su quello programmatico. Uno scarto culturale e politico guardando sì a questo paese, ma in una prospettiva europea e mediterranea.

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Il nuovo governo e le autonomie
Bandiere del Friuli e dell'Europa

E’ possibile portare l'autonomia speciale del Friuli Venezia Giulia fuori dalle secche del gioco politico di propaganda?

di Giorgio Cavallo *

(12 settembre 2019) Una premessa. Ho comunque apprezzato il tentativo di M5S e PD di dare vita ad un governo di rottura con la deriva antipolitica a rischio autoritario della coalizione precedente. Le affinità dei capitoli di programma di questa maggioranza sono più vaste di quelle del contratto di governo. E, fino a prova contraria, le forze di destra (Lega, FdI e Forza Italia, più Casa Pound e Forza Nuova) non rappresentano nessuna maggioranza del paese, nemmeno alle elezioni europee di primavera (49,9% del 56% dei votanti), e tanto meno alle politiche del 2018 (37% del 72,9% dei votanti). Le urla scomposte di questi giorni segnalano un vuoto mentale che gioca sulla bassa predisposizione del “popolo” per la matematica, confondendo numeri immaginari per reali. Tuttavia come ha detto la senatrice Segre ci siamo fermati sull’orlo dell’abisso, ma non siamo certo in un “porto sicuro”. E il panorama intorno non è fatto da amene colline.

Roma e Bisanzio. Guardando la Mezzaluna fertile.
Istanbul. Disegno Carlo Bossoli

Storia, culture, ibridazioni nello spazio mediterraneo

27 settembre - 8 ottobre 2019

 

Itinerario n.11 del Viaggio nella solitudine della politica

 

Venezia – Senj – Mostar – Sarajevo – Dubrovnik – Kotor – Salonicco – Istanbul – Nis – Belgrado

(27 settembre - 8 ottobre 2019)


Viviamo in un ingorgo che si fatica a decifrare. Una difficoltà che non è solo l'esito della complessità in un tempo sempre più interdipendente, ma del venire a galla dei grandi nodi che l'umanità aveva erroneamente affidato alle magnifiche sorti e progressive. Come nelle parole di Walter Benjamin sull'Angelus Novus, quando le macerie della prima guerra mondiale già lasciavano presagire quale sarebbe stato l'esito del Novecento, è il concetto di progresso ad essere in discussione, così come il nostro rapporto con la natura e il tema del limite nell'agire umano.

Nodi di carattere filosofico e religioso che lungo la storia hanno prodotto vere e proprie faglie, spaccature profonde mai sanate che hanno lastricato il cammino dell'umanità. Fra tutte, quella fra Oriente e Occidente, che investe fra l'altro il rapporto fra modernità e tradizione, stato di diritto e stato etico, libertà e sovranità.

Quello che ci si propone con l'undicesimo itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica” è di scandagliare questa faglia, forse quella che ha conosciuto più cesure ma che più di altre ha generato straordinari sincretismi.

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