«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene
Afghanistan, anni Settanta. Montagne illuminate da colpi di arma da fuoco e valli attraversate da spari, tra invasioni sovietiche e insurrezioni dei Mujaheddin: questo il teatro dell’infanzia di un bambino che osserva con occhi attenti. Ancora non lo sa, ma quegli occhi curiosi diventeranno lo sguardo di un pittore e regista. Tra i filari di albicocchi, le feste di ritorno dei padri e le magie del Charda Pal, Razi cresce immerso in rituali antichi e nella crudezza di un tempo sospeso tra bellezza e terrore. La vita quotidiana si intreccia con i movimenti bruschi sulla scacchiera geopolitica mondiale, stravolgendo il destino delle famiglie e di intere nazioni.
Il re del nulla racconta il percorso di formazione di un artista diventato testimone di una storia più grande di lui, tra aneddoti familiari, segreti, paesaggi mitici, fragilità e coraggio. Un racconto intenso di come si impari a sopravvivere, a comprendere la realtà e a dipingerne i colori, nonostante i conflitti, le privazioni e i misteri dell’esistenza. Un memoir sia intimo sia universale, che restituisce al lettore il fragore e la meraviglia di un tempo lontano e insieme vicino, dove si fondono innocenza e consapevolezza.
Martedì 3 marzo 2026, alle ore 18.00
presso la Libreria due punti, Trento, via san Martino 78
presentazione del libro di
Razi Mohebi e Paola Marcolini
“IL RE DEL NULLA” (Albatros, 2026)
Gli autori saranno in dialogo con Michele Nardelli
«DIVIETO DI ACCESSO
(FUORI DALLE PALLE)
QUI SI SPARA A VISTA
CE NE SBATTIAMO DEI GIUDICI
I VOSTRI CORPI VERRANNO FATTI SPARIRE DAI CINGHIALI»
di Federico Zappini
Il testo qui sopra era contenuto in un cartello presente in città, ora rimosso. Potremmo ritenere risolta la questione, liquidandola come il comportamento estremo di un concittadino. Commetteremo un errore di sottovalutazione. Dentro quelle poche righe (in maiuscole, urlate) corredate dall’immagine di una pistola rilevano le caratteristiche più pericolose di quello che mi sembra di poter descrivere come un montante spirito dei tempi. Alimentata da un paio di decenni di cattivismo politico e informativo – vi capita mai di ascoltare La Zanzara? – questa fase storica è piena di aggressività verbale e fisica. Dentro una società raccontata come mai così insicura, pericolosa e piena di nemici, lo spazio dell’indicibile si è via via ristretto, permettendo ad ognuno di esprimere i peggior sentimenti e pensieri, contaminando le basi della convivenza civile.
"Donna, vita, libertà" è lo slogan che a partire dal 2022 le donne iraniane hanno coraggiosamente scandito nelle manifestazioni nonviolente che, come un fiume carsico, hanno fatto emergere un'opposizione sempre più radicata al regime oscurantista dell'autocrazia religiosa che governa da decenni l'Iran, sfociata nelle manifestazioni contro il carovita di queste settimane.
Un regime, quello degli Ayatollah, che ben poco ha a che fare con le istanze della rivoluzione laica che aveva portato nel 1979 alla caduta di un altro regime sanguinario, quello dello Scià Reza Pahlavi (allora sostenuto dagli Stati Uniti d'America) e magistralmente raccontata da Ryszard Kapuscinski in "Shah-In-Shah" (Feltrinelli, 2001), e nemmeno con la spinta riformatrice di Mohammad Khatami, già presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, che emergeva dalla lettura di quel documento storico di grande rilievo sull'Islam contemporaneo dal titolo "Religione, libertà e democrazia" (Laterza, 1999) di cui oggi si son perse le tracce. Dovremmo interrogarci sulle complesse ragioni di questo tragico esito.
di Luigi Casanova
(15 gennaio 2026) Ai miei due libri sul tema delle prossime olimpiadi, Ombre sulla neve (2022) e Oro Colato (2025) scritto quest’ultimo con Duccio Facchini per le edizioni di Altreconomia, si è aggiunto il libro del giornalista de Il Fatto Quotidiano Giuseppe Pietrobelli, Una montagna di soldi, ed. Publiprint.
Questi lavori stanno fornendo ai tre autori la possibilità di passare valle per valle, anche entrare nelle città di Milano e Verona per illustrare il percorso per lo più sconosciuto dell’evento olimpico invernale Milano Cortina 2026. Un tema sconosciuto abbiamo detto. Perché i grandi media non hanno offerto spazio ai temi delle criticità che ci hanno visto sommersi dall’inizio dei giochi e loro programmazione, il 2019. Escluso sporadiche eccezioni il lavoro delle associazioni ambientaliste e i contenuti forti di queste olimpiadi non trovano traccia di riflessione. In Italia dobbiamo ringraziare, come sempre, Report, ha svolto impegnative inchieste che hanno permesso ai cittadini più sensibili di conoscere la realtà. Mentre all’estero, da tempo, giornali e televisioni, anche pbbliche, dimostrano un interesse continuo, di dettaglio. Parliamo di Svizzera, Svezia, Austria, Germania, Francia, perfino Russia e in questi giorni gli Stati Uniti d’America.
Il mio libro, Oro colato, riassume un lavoro collettivo raccolto dai comitati di base dei territori interessati. Grazie a un diffuso lavoro di raccolta dati e controinformazione di cittadini e comitati locali si può affermare che le Olimpiadi invernali 2026 italiane rappresentino il fallimento del CIO. Passaggio per passaggio trovate conferma di una affermazione tanto drastica nel libro Oro colato.
Vediamo di spiegare i perché di una affermazione tanto drastica.
Comunità di studio “Cerchiamo ancora”
Sabato 20 dicembre 2025, ore 10.00 – 12.30
Trento, Bookique – Via Torre d'Augusto
Potremmo dire, buona la prima. Nel senso che in questo primo incontro nel quale abbiamo iniziato “a cercare”, partendo dall'introduzione del libro di Filippo La Porta “Maestri irregolari”, gli spunti e il confronto sono stati – è stata la mia sensazione, spero condivisa –coinvolgenti e stimolanti.
Tanto è vero che siamo riusciti ad affrontare solo una parte del testo in esame: chi sono e che idea abbiamo dei “maestri” nel Novecento e nella contemporaneità; la critica dell'esistente e l'amore per la realtà (sono state richiamate le parole commozione, empatia, esperienza, esempio, coerenza); il limite, declinando questo concetto con l'insensatezza dell'accumulo, il principio di misura, la sacralità della vita e la sua finitezza, la necessità di confrontarsi con le culture altre.
E' questo il titolo di un incontro promosso dall'Unione degli Studenti Universitari (UDU) di Trento su un tema cruciale come l'impatto delle crisi (e quella climatica in particolare) sugli ecosistemi, nello specifico, sull'ambiente alpino.
Avrà luogo all'Università di Trento, presso la sede di Povo (Aula A 105), mercolcoledì 26 novembre 2025, dalle ore 17.30 alle 19.30.
Il confronto vedrà la partecipazione di
Michela Corsini, ricercatrice all'EURAC di Bolzano.
Michele Nardelli, scrittore e saggista.
di Federico Zappini *
Capita che quando il Presidente Fugatti deve affrontare un tema spinoso – dati economici non esaltanti, la “grana” sul terzo mandato, la difesa a oltranza degli aumenti ai consiglieri regionali – la sua strategia sia quella di aprire un fronte a lui più comodo. E’ il caso in questi giorni del nuovo annuncio in merito al “Centro di permanenza e per il rimpatrio” (CPR) da realizzare a Trento.
Il presidente Fugatti – lo rivendica spesso – è persona semplice che non ha tempo né volontà di approfondire il fatto che per i cittadini che commettono reati esistano i tribunali e successivamente le carceri (pur se stabilmente sovraffollate) e che i CPR dovrebbero rispondere – e lo fanno male, molto male… – all’esigenza di espellere chi in Italia si trova senza documenti. Tra questi, potenzialmente, qualche centinaio di migliaia di lavoratori impegnati in Italia e anche in Trentino nei settori più in ombra, e mal pagati, dell’economia.
Ma a Fugatti questo interessa relativamente perché per lui – così come per la presidente Meloni – ciò che conta è l’impatto mediatico di una dichiarazione da offrire a comunità che, sotto l’effetto di un contesto economico e sociale a dir poco incerto, sono sensibili alla promessa di agire con la forza verso chi da decenni viene descritto come nemico.