«Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani»<br/> Manifesto di Ventotene

Lettere

Conservare abitando. Per una nuova geografia delle terre alte.
da https://pontidivista.wordpress.com/

di Federico Zappini

(20 settembre 2025) La fine dell’estate – con lo zero termico per giorni oltre i 5000 metri – è il momento giusto per una riflessione sul nostro rapporto con ambiente e territori montani. Per farlo però partirò dalla laguna veneziana e da una città d’arte, Roma.

Venezia. L’isola di Poveglia era stata messa in vendita dall’Agenzia del Demanio, con il rischio concreto di trasformarsi in resort di lusso. Solo la mobilitazione civica – con i comitati ad ottenerla in concessione, dopo dieci anni abbondanti di battaglia – l’ha sottratta alla speculazione, salvandone la sua identità naturalistica e culturale. Si apre ora una nuova fase di protezione attiva degli ecosistemi e valorizzazione responsabile degli spazi che saranno recuperati grazie a energie e competenze dei cittadin* attiv*.

Roma. Anche le superfici della Cappella Sistina subiscono gli effetti dell’overturism. L’elevato numero di visitatori compromette la conservazione degli affreschi, richiedendo interventi di restauro sempre più frequenti. La fruizione di massa di beni naturali o artistici mette a rischio ciò che ci siamo dati il compito di tramandare integro alle generazioni future.

Dolomiti. I crolli di questi anni – la Marmolada prima, la cima Falkner nel gruppo di Brenta poi – testimoniano la fragilità di quello che rappresenta un hotspot climatico, stressato da condizioni ecologiche e ambientali mutate radicalmente. Le Dolomiti patrimonio Unesco vedono ogni loro elemento a forte rischio: ghiacciai in ritirata e conseguente diminuzione delle acque a valle, foreste affaticate oppure che invadono disordinatamente prati aperti, qualità dell’aria che peggiora insieme all’aumento delle temperature, rocce e terreni instabili che amplificano il rischio di dissesto idrogeologico.

La cattivocrazia
da https://salto.bz/it

di Mauro Cereghini

Ci sono segni che spiegano più delle parole. La violenza, l'insulto, il bullismo che vediamo nei gesti politici contemporanei ci dicono di un tempo nuovo, in cui sono immersi tanto i leader quanto i loro governati. Il tempo della cattiveria.

(29 agosto 2025) Il presidente turco Erdogan ha sorriso leggermente quando, incontrando la Presidente della Commissione Europea von der Layen insieme al Presidente del Consiglio UE Michel, ne ha palesemente sminuito il ruolo politico sedendola defilata rispetto al collega maschio. Il ministro israeliano Gvir invece è apparso tronfio mentre illustrava le foto sulla distruzione di Gaza appese nei corridoi di un carcere. “I detenuti palestinesi le devono vedere tutti i giorni, uno di loro ha anche riconosciuto i resti della sua casa” – ha commentato compiaciuto, concludendo – “Così dev'essere”. Più esplicito ancora il presidente USA Trump all'inaugurazione del controverso centro di detenzione per migranti irregolari nelle paludi della Florida: “Gli alligatori come guardie costano poco”.

Marcello, maestro irregolare
Marcello Farina (foto di Gianni Zotta, da Vita Trentina)

 

 

“Stava sul filo dell’onda e del vento”

Frammento 212, di Archiloco



Ancora un’altra perdita: quella dell’amico Marcello Farina.

Che si può dire della morte, se non il lascito di tristezza infinita che ci consegna? Ognuno fa i conti con i propri ricordi relativi alla persona che se ne è andata. Fin dal primo momento in cui si è saputo che don Marcello Farina non era più, in rete si sono avvicendati spunti di memoria di tante persone che lo hanno avuto come catechista o insegnante, che hanno condiviso esperienze di lavoro in quanto collega, come sacerdote o uomo di cultura nella veste di filosofo, teologo e storico. In molti hanno avvertito il bisogno di parlare, di dire di lui.

Va bene così: parliamo. Parliamo della vita di un maestro irregolare, titolo del tutto onorifico, a mio parere. Irregolare come lo sono stati nel corso del Novecento alcuni protagonisti citati nel volume di Filippo La Porta1. Nomi famosi, figure di intellettuali “scomodi’”, spesso ignorati, marginalizzati e relegati in spazi di minoranza. In qualche modo così è stato anche per lui, nonostante il suo essere immerso nel flusso delle contraddizioni. O forse proprio per questo.

 

Quale Dio dopo Gaza
Milo Manara, Matite per la Palestina

Cari amici,

“Dio mio, Dio mio, perché ti abbiamo abbandonato?”. Questo rovesciamento del Salmo 22 sarebbe, come ci viene suggerito, la preghiera più appropriata a questo punto della storia umana: dovrebbe essere unanime, oltre ogni distinzione tra credenti e non credenti, perché dopo Francesco l’umanità non può che essere riconosciuta come una cosa sola, amata nella sua integrità, non condannata ad essere divisa tra “benedizione” e “maledizione” secondo la sorte che ne ha preconizzato Netanyahu all’ONU.

Tanto più questa unità si impone, quando nel pieno del genocidio di Gaza, compare la bomba più grande del mondo, che non ha neanche bisogno di essere nucleare per soggiogare e mettere a repentaglio la terra; una bomba che eventualmente, bontà sua, può cancellare il Cremlino, la piazza della Pace celeste a Pechino o il “Berlaymont” di Bruxelles, mentre provoca l’ovvia ritorsione dell’Iran. Allusivamente si chiama B2 (Bibi) Spirit, ispirata al patto d’acciaio che unisce il Pio Torturatore (in preghiera al Muro del Pianto) e il grande Mentitore che assicura due settimane di attesa mentre i suoi bombardieri sono già in volo senza scalo. Non c’è pietà, mentre il diritto, più che trasgredito, è oltraggiato, e la volontà di morte, che papa Francesco nelle sue ultime parole del messaggio di Pasqua sperava si rovesciasse in una umanità risorta, dilaga nel mondo.

Vivere da cittadini, lavorare con dignità. Un appello
Migranti e lavoro, il referendum ci riguarda

 

Il Premio Nobel Giorgio Parisi, le politologhe Donatella della Porta e Nadia Urbinati, il farmacologo Silvio Garattini, lo storico dell’arte Salvatore Settis sono tra i 40 promotori di quest’appello che invita a votare per i 5 referendum su cittadinanza e lavoro dell’8 e 9 giugno 2025.

Siamo in un mondo segnato da instabilità e conflitti, siamo in un’Italia in declino, tra crisi economiche e fragilità sociale. L’incertezza sul futuro condiziona la nostra vita e colpisce in particolare le generazioni più giovani. Le regole che ci diamo, tuttavia, sono lo strumento che abbiamo per ridurre quest’insicurezza.

Negli ultimi anni le condizioni di incertezza e precarietà sono state aggravate anche da alcune politiche che regolano la nostra vita e il nostro lavoro. Diventare cittadini italiani è diventato più difficile per chi è di origine straniera. Le tutele del lavoro sono state ridotte, con effetti negativi sulla qualità dell’occupazione, sui salari, sulle disparità tra uomini e donne, sulla sicurezza sul lavoro. Politiche di questo tipo hanno alimentato la sfiducia, allontanato le persone dalla politica, aggravato la crisi della democrazia. Non è una deriva inevitabile. Le regole e le politiche possono essere cambiate per dare più protezione a chi vive e lavora in Italia.

 

 

Antidivo e anticapitalista: lunga vita alle idee di Pepe Mujica, contro la banalità dei ricordi
Papa Francesco con Pepe Mujica

José Alberto Mujica Cordano è morto a 89 anni per le complicazioni di un cancro all’esofago, il 13 maggio. Parte del movimento di guerriglia uruguaiana Tupamaros, finì in carcere per dodici anni, due dei quali chiuso in un pozzo. Deputato, senatore, poi ministro dell’Agricoltura e nel 2010 presidente della Repubblica. Lascia un segno profondo e un’organizzazione politica che va oltre la personalizzazione

di Federico Nastasi 

(15 Maggio 2025) Al Palacio legislativo di Montevideo c’è la fila. Le persone aspettano pazienti, col volto serio, chi con un fiore in mano, chi con la bandiera del Frente amplio (la coalizione di centrosinistra che governa l’Uruguay) sulle spalle.

“Non ho mai visto tanta gente piangere per un politico. Quando ho saputo la notizia, mi sono sentita orgogliosa per una figura così. E ho sentito paura: chi raccoglierà la sua eredità? Ha introdotto la parola amore in politica, amore per la vita, la natura, la semplicità. Speriamo di essere all’altezza”, dice Vanessa, mentre aspetta il suo turno per salutare José Alberto Mujica Cordano, Pepe come lo chiamavano tutti, morto a 89 anni per le complicazioni di un cancro all’esofago.

 

La centralità dell’urbanistica nel costruire la città giusta
dal blog https://pontidivista.wordpress.com

di Federico Zappini*


Pubblico l'ultimo capitolo di una conversazione elettorale che Federico ci ha proposto in queste settimane con il titolo “Stringiamo un patto? Facciamo la Trento giusta, insieme”. «All'ultima curva della campagna elettorale – scrive Federico – condivido con voi una piccola riflessione su uno dei temi che maggiormente mi ha coinvolto negli anni da consigliere comunale: l'urbanistica. Si tratta di quello che potremmo definire il fondamento su cui edificare (non solo materialmente, per fortuna) la città e la comunità del presente e del futuro. Un campo di confronto e di lavoro di enorme complessità, che rappresenterà però nei primi 12/18 mesi della prossima consiliatura una priorità ineludibile, un'urgenza ordinatoria e di visione di cui occuparsi».


Negli scorsi quattro anni e mezzo di amministrazione della città si sono moltiplicate le partite legate alla pianificazione cittadina, cercando di unire utopie alla necessaria concretezza. Nei prossimi ci serviranno comunità coinvolte e partecipi (amministrative, politiche, sociali e civiche) che insieme completino la strada complessa e insieme interessante iniziata nella precedente consiliatura. Le parole che ci devono guidare in questo percorso sono cura e giustizia, pianificazione e prossimità.

Questo perché sappiamo che le città sono quei luoghi in cui si possono generare coesione e benessere (individuale e collettivo) ma che rischiano di essere attraversate da crescenti faglie di disuguaglianza e solitudine. Possono fare stare bene, ma possono al contrario escludere, impaurire e uccidere. E’ sulle città che impattano (lo abbiamo sperimentato negli ultimi anni) diverse crisi, moltiplicando al punto di contatto tra esse gli effetti: crisi ambientale e crisi economiche, crisi demografica e crisi migratorie – in ingresso e in uscita -, crisi democratiche e crisi di senso.

 

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