"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

Democrazia e partecipazione

Software libero, un Disegno di Legge provinciale
Il logo di Linux

LinuxTrent ha organizzato un incontro pubblico divulgativo sul DDL "Norme in materia di adozione del software libero ed open source, dei formati, dei dati aperti e dei diritti digitali del cittadino" per Mercoledì 16 maggio, alle 20.30, presso la Sala Incontri Torre Mirana (via Belenzani, Trento).

All'incontro partecipa Michele Nardelli, consigliere provinciale e primo firmatario del DDL.

Software libero, presentazione del Disegno di Legge
software libero

Ogni computer funziona grazie a del software. Il software è sottoposto alla normativa che regola i diritti d'autore. L'applicazione "automatica" del copyright al software è causa di speculazioni e genera pericolosi monopoli.

Il software libero che è basato su quattro semplici principi: il software si può usare, copiare, modificare e distribuire avendo cura di citare sempre l'autore, è l'insieme di conoscenze umane  che più si avvicina ad una vera condivisione del sapere.

Il software libero e i formati aperti danno la possibilità di leggere il proprio codice, cosa che garantisce gli utilizzatori, oltre a permetterne lo sviluppo.

Il software libero è il modo più consapevole per utilizzare della tecnologia e favorisce l'emancipazione da situazioni di monopolio.

Rinnovare l'autonomia. Visioni sul futuro del Trentino nelle Alpi
Segantini, Mezzogiorno sulle Alpi

Nell'attuale contesto di crisi economica e di generale incertezza politica, il discorso sulle autonomie speciali è diventato un terreno di conflitto dialettico senza sortire risultati significativi di avanzamento delle riflessioni e di visioni sul futuro.

Da un lato, lo sguardo nazionale sullo statuto speciale diventa spesso quello dell'inquisitore intento a denunciarne i "privilegi"; dall'altro, in ambito trentino, si fatica a mettere a fuoco i nodi reali del confronto, con il rischio di attardarsi in superflue battaglie di retroguardia.

In questo medesimo contesto si inserisce la questione della Regione Trentino Alto Adige e del destino di questa costruzione istituzionale ormai sostanzialmente svuotata di competenze a opera delle due Province che al contempo paiono incapaci di dare un senso al futuro di questo pur costoso ente pubblico.

Ma valeva la pena fare questo referendum?
Sagron Mis, uno dei 217 Comuni del Trentino

Riportiamo la lucida analisi di Nicola Zoller sul referendum di domenica prossima

di Nicola Zoller *

(27 aprile 2012) A leggere le motivazioni con cui la "Commissione per il referendum abrogativo" presso il Consiglio provinciale ha ammesso il referendum proposto dalla Lega contro le Comunità di valle, si resta meravigliati. I tre Commissari - che dovrebbero essere tutti giuristi super partes, ma tra cui figura invece un noto esponente leghista - non possono nascondere che l'eventuale abrogazione della legge sulle Comunità "può in effetti causare degli inconvenienti pratici nel sistema di governo territoriale del Trentino e nell'allocazione delle relative funzioni". E' successo anche per referendum nazionali che la Corte Costituzionale abbia ritenuto - per motivazioni analoghe a quelle appena riportate - di non considerarli ammissibili. A Trento i tre supremi Commissari hanno deciso diversamente.

Fine dell'Unione Europea?
Paul Klee

(3 maggio 2012) Il nuovo direttore pro tempore di Politica Responsabile è Marco Brunazzo, che offre alla nostra discussione una piccola provocazione in tema di Europa.

"Europa a più velocità e cooperazioni rafforzate sono solo due delle varie etichette usate per descrivere i possibili futuri dell'UE", scrive Brunazzo. "Un'Europa costruita attorno a pochi paesi che, per interesse, decidono di diventare più integrati, o un'Europa fatta di governi che, come al ristorante, decidono autonomamente quali piatti mangiare (quali competenze mettere assieme). Insomma, oggi più di prima l'integrazione ulteriore dei paesi europei non deve essere data per scontata. La stessa sopravvivenza dell'UE non può essere data per certa." Troviamoci a discuterne, come sempre, su www.politicaresponsabile.it

Distanze...
Cetto La Qualunque

(18 aprile 2012) Un nuovo sondaggio elettorale realizzato dall'istituto SWG per conto di Ballarò sulle intenzioni di voto degli italiani, a due settimane dall'avvio delle inchieste che hanno messo a soqquadro la Lega.

L'orientamento delle preferenze di voto andrebbe così suddiviso: PD 26,0%, PDL 20,8%, IDV 9,3%, UDC 8,2%, 5 Stelle 7,5%, Sinistra Ecologia Libertà 7,4%, Lega Nord 7,2%, FLI 4,3%, Federazione della Sinistra 2,9%, La Destra 1,3%, Verdi 1,1%, Altri 4,0%.

Il primo dato che balza agli occhi è il numero delle astensioni/indecisi che sale al 46,2% degli intervistati. Il secondo dato è come la Lega abbia velocemente recuperato in una settimana un punto in percentuale. Il terzo è il balzo in avanti del movimento di Beppe Grillo.

A testimoniare il fatto che gli avvenimenti di questi giorni hanno prodotto un ulteriore allontanamento degli elettori dai partiti a tutto vantaggio delle spinte qualunquiste e di un paradossale rafforzarsi della Lega.

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Dalfovo: uscire dalla dittatura del PIL
Antonio La Trippa

(16 aprile 2012) Ieri si è svolto a Trento il 25° Congresso delle Acli Trentine. Un momento importante di riflessione per i 520 delegati in rappresentanza fi un sistema partecipativo fatto di 12 mila associati. Riportiamo in allegato la relazione introduttiva di Arrigo Dalfovo, confermato presidente delle Acli Trentine, ricca di spunti che richiamano molti dei temi cari a questo blog. 

«... Per questo la crisi economica che stiamo vivendo può essere considerata l'Apocalisse del nostro tempo. L'uomo contemporaneo ha smarrito il senso dell'umano ponendo l'avere davanti all'essere, sprecando tempo e risorse nel nome dell'estetica e del potere e così facendo ha generato un sistema economico basato sul perverso meccanismo della crescita illimitata alimentata dalla cultura del consumismo fine a se stesso. Un sistema che ha illuso ed indebitato milioni di famiglie a loro volta condizionate da modelli culturali ed informativi subalterni al pensiero unico del mercato. In questo modo è cresciuto il mito dello sviluppo che altro non significa che consumo illimitato delle risorse naturali per produrre oggetti che nel giro di pochissimo tempo diventano immondizia. Debito pubblico, grandi opere, costi delle politica, inquinamento globale, fame: sono le conseguenze del modello di sviluppo ancorato alla dittatura del PIL, Prodotto Interno Lordo, che vede asservite pressoché tutte le culture politiche. Questo unanimismo è figlio della religione economica che ha ridotto tutto a merce...»