"... avevo scoperto l'abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l'ebbrezza della creazione politica, il fremito dell'apparire delle cose impossibili..." Altiero Spinelli

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L’illusione bellica dell’Occidente
Un tank russo a Kharkiv in Ucraina nel febbraio del 2022 - Getty Images

di Francesco Strazzari *

Ecco l’annunciato Zeitenwende – il passaggio al tempo nuovo. Il cancelliere tedesco Scholtz e il ministro della difesa Pistorius in eleganti cappotti neri, raggiunti dalla premier danese Frederiksen: affondano le vanghe nella nuda terra ed inaugurano la nuova fabbrica Rheinmetall di munizioni d’artiglieria.

L’obiettivo che fu annunciato, il milione di pezzi in mano agli ucraini entro marzo, è un miraggio: dopo decine di migliaia di morti, cade Adviivka e si combatte con sempre meno risorse. Mine e droni russi hanno congelato l’iniziativa di Kyiv, circoscrivendola alla battaglia sul Mar Nero.

Nel frattempo Rheinmetall ha ottenuto commesse per 10 miliardi: da quando i carri armati russi hanno invaso l’Ucraina il valore delle azioni è più che raddoppiato. Il segretario Nato Stoltenberg punta il dito contro i ritardi del Congresso Usa.

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«Trasferire i civili di Gaza è un crimine di guerra»
Gaza, tendopoli

di Nello Scavo *

La giurista Chantal Meloni: «Gli allarmi internazionali, anche di Paesi alleati, dimostra che il conflitto ha oltrepassato una linea rossa»

(17 febbraio 2024) «L’intenzione annunciata da Israele di “evacuare”, in realtà trasferire forzatamente, la gran parte della popolazione di Gaza fuori dalla Striscia ha messo in allarme tutte le istituzioni internazionali, dall’Onu alla Croce Rossa Internazionale e, finalmente, si registrano anche reazioni contrarie da parte di esponenti di Governi che fino ad ora hanno prestato un supporto sostanzialmente incondizionato a Israele. Appelli così allarmati dimostrano che siamo arrivati a una fase nuova del conflitto e che si è superata “la linea rossa”». Chantal Meloni, docente di Diritto penale internazionale all’Università degli Studi di Milano, ha lavorato presso la Corte penale internazionale dell’Aja ed è membro del Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr). E’ rappresentante legale delle vittime nella “situazione Palestina” di fronte alla Corte penale internazionale.

Come valuta il piano di “evacuazione umanitaria” da Gaza?

«E’ un progetto particolarmente grave. Non è chiaro quanto sia concreto, ma tutti sanno fin troppo bene che rappresenta il punto di non ritorno per la popolazione palestinese di Gaza. Per loro sarebbe una seconda “Nakba”, la catastrofe, come i Palestinesi chiamano ciò che è avvenuto nel 1948, quando sono stati costretti a lasciare le loro case. Il risultato sarebbe di fatto lo spopolamento dell’intera Striscia, che è la casa per 2,3 milioni di Palestinesi. Il rischio concreto è che non possano più rientrare a Gaza».

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La Politica alla prova dello straordinario e dell’essenziale
Terre Alte

Un invito all’impegno comune

di Federico Zappini

 

“La speranza è fatta di cose

che hanno bisogno

di qualcuno che le faccia accadere”

Cecely Saunders


Questo documento è frutto di diversi sentimenti.

Ci sono la stanchezza e il senso profondo di solitudine, la preoccupazione nei confronti di ciò che ci circonda (guerre, crisi climatica, disuguaglianze, fragilità delle reti sociali, spaesamento) che pesa fin quasi a diventare un fardello insopportabile.

E poi ci sono – ancora vive, per fortuna, nonostante tutto – la speranza di poter contribuire al cambiamento necessario e l’urgenza di farlo accadere, velocemente nel tempo e nel modo giusto, ossia coinvolgendo più persone possibile nell’azione di trasformazione della realtà che, è sotto gli occhi di tutti, non volge al meglio in quasi nessun campo…

Per molte e molti di voi le argomentazioni che trovano spazio in queste pagine non suoneranno nuove perché già affrontate in mille precedenti conversazioni. Mi serviva comunque provare a riordinarle, come appunti che tentano se messi in fila a garantire una mappa sufficientemente precisa – pur se in continuo movimento, disordinata come è disordinato il Mondo – delle sfide cui dobbiamo predisporci e delle urgenze a cui dobbiamo far fronte per ridare senso e centralità, ognuno e ognuna per la propria parte, all’azione politica, amministrativa, sociale e culturale che ci vede a vario titolo coinvolti.

Le categorie dello straordinario e dell’essenziale a me sembrano propizie per confermarci il compito di far viaggiare in parallelo la costruzione di una visione adeguata al cambio d’epoca in atto e la capacità di rispondere materialmente alle esigenze primarie (che mal contate stanno sulle dita di una mano…) delle comunità di cui facciamo parte e di cui vogliamo prenderci cura.

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7 aprile 2022 - 17 febbraio 2024. Un Cantiere di Pace in tempo di Guerra
La cartolina dell'evento di sabato 17 febbraio

L'Assemblea del Cantiere di Pace si svolgerà sabato prossimo 17 febbraio dalle ore 10.00 alle 13.00, presso la Sala della Circoscrizione di Piedicastello a Trento

Nell'aprile del 2022, di fronte all'aggressione della Russia all'Ucraina, esito a sua volta di un lungo processo di destabilizzazione della regione che aveva fatto saltare gli accordi di Minsk, e alla necessità di ridare la parola al dialogo, alle diverse forme di diplomazia e di ricerca di una soluzione politica del conflitto, nasceva a Trento il Cantiere della Pace. Non una nuova associazione, ma persone di buona volontà che intendevano mettere a disposizione delle ragioni della pace il proprio sapere, le proprie competenze, il proprio impegno.

Da allora sono trascorsi due anni nei quali la guerra in Ucraina ha assunto dimensioni impressionanti, per il numero delle vittime (secondo l'ONU sono oltre mezzo milione), per la devastazione ambientale che renderà difficile una prospettiva di vita nelle città come lande avvelenate, per i rischi sempre più forti di estensione del conflitto armato nella parte orientale dell'Europa, per il coinvolgimento sempre più esplicito della NATO e dell'Italia negli scenari di guerra.

La cartolina invito per sabato da far girare

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Un carcere diverso è possibile
da https://pontidivista.wordpress.com/

di Federico Zappini *

Affermava Voltaire che “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. E’ una massima che – da quando ho memoria – viene richiamata a mo’ di monito per sottolineare la condizione di precarietà (per usare un eufemismo…) delle carceri italiane.

La si trova utilizzata per denunciare l’inaccettabile sovraffollamento delle strutture detentive (l’Unione Camere penali Italiane ci dice che sono 60.637 le persone oggi detenute a fronte di 51.347 posti ufficiali, dei quali però alcune migliaia indisponibili) o per far riferimento all’alto tasso di recidiva – attorno al 70% per chi transita per le celle italiane – che è il prodotto del fallimento della dimensione rieducativa della pena, che invece è il cuore dell’art.27 della Costituzione.

Parlare della crisi del sistema detentivo italiano diventa ancora più doloroso e urgente nel momento in cui si fanno i conti con il numero di suicidi (l’associazione Antigone ne conta 24 da inizio anno, tre nelle ultime 72 ore, due di ragazzi poco più che ventenni) a cui vanno aggiunti un numero infinitamente più alto di atti di autolesionismo che pratica chi si trova costretto dietro le sbarre.

Che fare allora se la fotografia della situazione è così evidente ed esposta, tanto da rischiare denunciandola senza agire di conseguenza per un suo miglioramento di scivolare nella sterile retorica?

 

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L'Italia revochi immediatamente la sospensione dei fondi all'UNRWA
Il logo dell'iniziativa

( 5 febbraio 2024) A poche ore dalla decisione della #CorteInternazionalediGiustizia, che il 26 gennaio ha messo sotto inchiesta Israele per genocidio, gli Stati Uniti - e poi Regno Unito, Canada, Australia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Finlandia - hanno sospeso i fondi per l’#Unrwa, l’agenzia Onu per l rifugiat palestinesi.

Non è una coincidenza. È una vergognosa ritorsione, un’ulteriore punizione collettiva inflitta alla già martoriata popolazione palestinese, che ora più che mai ha bisogno urgente di cibo, medicine, alloggi e altri aiuti - e solo l’Unrwa è in grado di assicurarli, per la capillarità della sua presenza e per il suo mandato.

La decisione di sospendere i finanziamenti all’Unrwa arriva dopo l’accusa che Israele ha rivolto ai 12 dipendenti dell'agenzia, che sarebbero stati coinvolti negli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Indipendentemente dalla veridicità di questa affermazione, 12 individui - peraltro già sospesi dal lavoro - su un totale di 30mila dipendenti (lo 0,04% del totale) dell'agenzia non costituiscono certo una valida ragione per sospendere i fondi all’agenzia. Volendo applicare la stessa logica, sarebbe come decidere di sciogliere un comune italiano, chiudendo anche trasporti pubblici e scuole, a seguito dell'arresto di qualche dipendente comunale.

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Per una pace ingiusta
Ombre

di Raniero La Valle

 

Credo che dobbiamo alzare il livello di coscienza riguardo alla tragedia in atto a Gaza. La guerra di Gaza è di fatto una radiografia della situazione mondiale, è una confessione sullo stato del mondo.

L'evento di Gaza non è una guerra, ma è un genocidio, e come tale rappresenta il punto di caduta della nuova concezione della guerra quale è stata adottata a partire dalle scelte strategiche sulla sicurezza compiute degli Stati Uniti dopo gli attentati alle Torri gemelle dell'undici settembre 2001. In quel frangente veniva affermato che non era più sufficiente la dissuasione dall'aggressione affidata alla potenza militare pronta all'uso e fornita di armi di distruzione di massa: questo non bastava più, una tale strategia veniva considerata ormai insufficiente a garantire la sicurezza. Veniva adottata invece la dottrina della prevenzione basata sul fatto che “la migliore difesa e l'offesa”, che “non si poteva permettere agli avversari di sparare per primi”, che occorreva un’azione “anticipatoria persino nell'incertezza del luogo e dell'ora dell'attacco da parte dei nemici”. Nei documenti del 12 ottobre 2022 firmati da Biden e dal capo del Pentagono, Loyd Austin, la difesa veniva fatta consistere nella “competizione strategica” per il dominio, dove l’ultimo nemico da abbattere, entro il decennio, era considerata la Cina. Ed è sulla base di questa concezione della “difesa” che ora il segretario di Stato americano Blinken offre una completa copertura ad Israele per la sua guerra ad oltranza contro Hamas.

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